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La giornata della cultura ebraica a Milano: la lingua ebraica

L’ebraico non è solo una delle lingua più antiche al mondo ma è anche uno degli idiomi più antichi ad essere arrivato ai giorni nostri e ad essere parlato quotidianamente in uno stato sovrano. La Giornata europea della cultura ebraica ha voluto mettere al centro degli incontri di domenica 18 settembre proprio l’orgoglio per questa lingua che è arrivata fino ad oggi nonostante la diaspora.
L’ebraico biblico, però, non è quello che si parla oggi per le strade di Tel Aviv bensì viene usato per leggere i testi sacri, pregare e svolgere le funzioni religiose. La lingua parlata oggi dagli israeliani, invece, è stata semplificata grammaticalmente ed è anche stata adattata ai tempi moderni.

Ma andiamo con ordine perché prima di arrivare ai giorni nostri l’ebraico ha fatto il giro del mondo per secoli e secoli, partorendo così lingue uniche, come lo Yiddish, che non devono essere dimenticate anche se oggi gli ebrei hanno finalmente una casa e una lingua. Questo è il messaggio che ho percepito partecipando alla Giornata europea della cultura ebraica 2016.
Presso la sinagoga di Milano di via della Guastalla, infatti, Rav Alfonso Arbib, Rabbino capo di Milano, assieme a Roberta Pinotti, Ministro della Difesa, e Norman Stillman, professore presso la University of Oklahoma, hanno inaugurato una giornata fitta di eventi tutti dedicati alla lingua ebraica nelle sue più diverse sfaccettature, lasciando anche spazio per conoscere gli altri mille volti della storia e della cultura ebraica. Durante la visita della sinagoga stessa, infatti, si è parlato anche di dieta kosher, celebrazione dello Shabbat, la gestione delle funzioni in sinagoga, il ruolo della donna e molto altro per poi tornare a parlare delle lingue degli ebrei presso il Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia il pomeriggio.

La lingua ebraica fonda le sue radici nell’aramaico, lingua semita che oggi è utilizzata solo in alcuni momenti religiosi come la ketubah, il contratto di matrimonio ebraico, mentre le altre lingue parlate dagli ebrei sono nate successivamente alla seconda distruzione del Tempio di Gerusalemme. Alcune sono andate perse per sempre come il Ladino (diverso dal Ladino Dolomitico), lingua nata durante la Diaspora Sefardita aggiungendo termini ebraici al castigliano. Nel 1492, però, Isabella di Castiglia ordinò la cacciata degli ebrei dal suo regno che li portò a emigrare verso le terre dell’Impero Ottomano. Questa dispersione portò alla perdita del Ladino.

Lo Yiddish è però una delle lingue che è sopravvissuta ai secoli e ancora oggi è parlata da 3 milioni di ebrei circa. Nonostante l’alfabeto usato sia quello ebraico, questa è una lingua di ceppo germanico che si avvicina molto al tedesco ed è parlata dalle comunità ebraiche di tutta l’Europa dell’Est. Interessante è stato scoprire che l’URSS istituì lo yiddish come una delle due lingue ufficiali della Oblast’ autonoma ebraica, provincia a est del paese.

In Italia, invece, sono nate numerose lingue ebraiche proprio come esistono tanti dialetti della lingua italiana. Nel ghetto di Roma ha preso vita la lingua giudaico-romanesco, oggi ancora parlata, mentre in Toscana, gli ebrei livornesi parlavano il bagitto, una lingua che usava termini ebraici, italiani, spagnoli, portoghesi e arabi. In Piemonte prese vita la lingua ebraica piemontese che cadde in disuso con l’Emancipazione del 1848.

Non si può concludere senza citare Eliezer Ben Yehuda, che scrisse il primo dizionario dell’ebraico moderno nonostante le numerose accuse di profanazione della lingua biblica.

Oggi Israele ha due lingue ufficiali, l’ebraico e l’arabo, ma ciò nonostante l’inglese è parlato fluentemente da quasi tutti i suoi cittadini. Non solo, se pensiamo ai numerosi ebrei che hanno fatto Alyiah negli ultimi decenni abbiamo un paese dove è normale trovare persone bilingue di ogni età e background culturale. Grazie alla convivenza di arabi ed ebrei, di europei e di americani, sarà inevitabile che l’ebraico subirà altri cambiamenti e magari si vedranno creare nuovi dialetti all’interno di Israele stesso. Questo è ciò che avviene alle lingue “vive” e continuamente sottoposte a cambiamenti. Ciò a cui oggi assistiamo è l’uso di una lingua che è stata minacciata di scomparire per secoli ma che la tenacia del popolo ebraico ha tenuto viva, facendola influenzare da altre ma senza mai dimenticarsi di Gerusalemme.

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