Mancava alla folta schiera dei detrattori di Israele, Vito Mancuso, dispensatore di buona e autentica vita, e su cui Alfonso Berardinelli ha infierito tempo fa, https://www.ilfoglio.it/articoli/2010/01/08/news/la-teologia-inautentica-di-vito-mancuso-69272/e addirittura autopromossosi con modestia come rifondatore dell’etica cristiana.
In un articolo apparso su La Stampa, (ma visto il tono generale degli articoli su Israele avrebbe potuto apparire pressoché ovunque) dall’titolo, “I due volti del fanatismo religioso: nazi-sionisti contro nazi-islamisti”, ci informa che Itmar Ben Gvir (paradigma del cattivo ebreo) pari è a Yayha Sinwar. Certo, l’equivalenza non è esplicitata così chiaramente, ma è evidente sin dal titolo che dallo svolgimento dell’articolo medesimo.
Per il teologo del volemose bene tutti, (con le dovute eccezioni, e Ben Gvir è tra queste), il nazismo di Ben Gvir (ormai la nazificazione degli israeliani è diventato un luogo comune da bar), si evincerebbe dal fatto che più volte ha dichiarato che per vincere a Gaza bisognerebbe sospendere gli aiuti umanitari.
Evidentemente, Mancuso considera nazista anche la IV Convenzione di Ginevra, all’interno del cui testo, all’Articolo 23 è scritto che gli invii di aiuti umanitari possono essere “sottratti” se il nemico riesce a trarne “evidente vantaggio”, cosa che Hamas ha fatto fin dall’inizio della guerra e che Ben Gvir ha evidenziato più e più volte. Ma il teologo, a digiuno di ciò che stabilisce il diritto bellico, e invece in grado di sapere cosa pensa Ben Gvir, ci dice che “La vittoria che ha in mente è indicata da questa parola ebraica, herem, sterminio totale, Endlösung, soluzione finale, il termine che inaugurò la Shoah. Altri ministri del governo israeliano, premier compreso ovviamente, sono su questa linea”. Premier compreso, ovviamente. Sul nazismo di Netanyahu pochi dubbi.
Ci siamo, il governo nazista israeliano ha in mente la Soluzione Finale a Gaza. Mancuso si accoda, ultimo arrivato, ad Albanese, Ovadia, Canfora, Di Battista, Jebreal, Conte, ecc. anche se va detto, Israele, seppure dotato del più potente esercito del Medio Oriente, sta facendo molta fatica a praticarlo l’Endlösung, perché in venti mesi, della popolazione di due milioni e passa di abitanti di Gaza è riuscito ad eliminarne solo 32 mila. Mancuso accetterà, forse, che oltre ai numeri forniti dai nazisti di Hamas, bisognerà dare credito anche a quelli dell’esercito nazista israeliano che afferma che 24, dei 56 mila morti sono jihadisti.
Ci viene spiegato, quindi, dove tragga fondamento l’anima del governo Netanyahu. Per farlo, l’autore opera una distinzione; l’ebraismo avrebbe una duplice essenza, la prima sarebbe l’ebraismo, o meglio ciò che egli ritiene che esso sia, l’altra sarebbe ciò che denomina “israelismo”.
L’ebraismo buono è spirituale (e noi che abbiamo sempre creduto fosse un’ortoprassi), e la sua essenza più pura è iscritta su un coccio risalente alle “origini del popolo ebraico” e della cui esistenza egli ha appreso da Amos Oz, grande rabbino laico.
Nello scritto su coccio si perora la benevolenza e la solidarietà nei confronti dello straniero, dell’orfano, e del debole, esattamente ciò che è prescritto nel Levitico. Questa sarebbe la “fiamma interiore dell’ebraismo”, “il medesimo messaggio dell’ebreo Gesù”. Siamo al punto saliente. Nella Bibbia ebraica però c’è anche la componente politica, ovvero, quella che Mancuso definisce “israelismo”, e sarebbe l’ebraismo guasto, quello suprematista. Citando Joseph Klausner, ci viene fatta scoprire una cosa sorprendente: l’ebraismo non è solo una religione ma anche una nazione. Immaginavamo che si arrivasse qui, alla colpa delle colpe, il concetto di nazione. Ma non è finita.
Le radici di questo male si trovano nel Deuteronomio, la cui ideologia è tra “le più settarie e le più violente della letteratura biblica e in genere del mondo antico”. E ovviamente viene citato l’ordine genocidario nei confronti dei Cananei impartito da Mosè al popolo che sta per entrare nella loro terra. Siamo arrivati al dunque. Il governo nazista di Netanyahu fonda la sua azione bellica a Gaza su un testo di 3500 anni fa. Bisognerebbe informare anche Albanese, avrebbe un argomento in più.
Dunque, riassumiamo. Da una parte c’è il coccio con l’iscrizione dell’essenza dell’ebraismo secondo Mancuso e Oz, dall’altra c’è la sua torva deformazione nazi-suprematista incarnata dal governo Netanyahu. Mancuso propone come cura una eugenetica ermeneutica. Va ristrutturata completamente, magari sotto la sua guida, l’esegesi dei testi, “in modo tale che non possano più nascere persone come Ben Gvir”.
Sono tempi difficili, in cui l’antisemitismo è stato potentemente rinfocolato, in cui Israele può essere esecrato e infamato senza sosta, in cui la propaganda a briglia sciolta di personaggi come Francesca Albanese trova consenso ampio, in cui, senza provare alcuna vergogna, Vito Mancuso può scrivere impunemente un articolo così smaccatamente, grossolanamente, ignobilmente diffamatorio e caricaturale, in cui, alla pari di Marcione con la Bibbia, separa con l’accetta l’ebraismo “buono” da quello “cattivo” e per farlo prende spunto da alcuni passi delle Scritture ebraiche tra i molti altri di segno opposto, senza minimamente contestualizzarli.
No, non è il Deuteronomio che ispira il governo Netanyahu, è la logica della risposta militare a un evento senza precedenti come il 7 ottobre 2023, che non si fonda su un testo scritto 3500 anni fa, ma su un testo scritto da Hamas nel 1988, dove è programmaticamente dichiarata la volontà genocida di distruggere gli ebrei, e di non volere fare nascere più sicuramente persone come Ben Gvir nè come Amos Oz e forse nemmeno come Mancuso che ci spiega in cosa consiste l’ebraismo.