Il lupo perde il pelo ma non il vizio e così l’ambasciata iraniana a Roma ci riprova, stavolta con un post su X dove intima al governo italiano di chiedere a Stati Uniti e Israele di porre incondizionatamente fine alla guerra: “Prima di parlare della riapertura dello stretto di Hormuz, l’Italia deve opporsi con fermezza alla palese violazione del diritto internazionale da parte degli aggressori americano-sionisti!”.
L’ambasciata tira immancabilmente in ballo la crisi energetica: “Se siete preoccupati per la crisi globale dell’energia e dei fertilizzanti costringete gli aggressori a porre fine completamente e definitivamente alla guerra, affinché la stabilità possa tornare nella regione”.
Chiaramente, il messaggio lascia intendere l’estrema difficoltà in cui il regime khomeinista si trova, ma il punto in questo caso è un altro e riguarda la sfacciataggine con la quale l’agonizzante regime cerca di imporre la linea da seguire a Roma e ci sono del resto dei precedenti recenti.
Lo scorso 6 marzo, durante un’intervista su Rete 4, l’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, aveva lanciato un monito dichiarando che l’Italia è “un paese amico”, ma avvertendo delle conseguenze qualora il governo italiano avesse permesso agli Stati Uniti di utilizzare le sue basi militari per operazioni legate al conflitto.
Un paio di settimane dopo lo stesso ambasciatore tornava sulla questione elogiando le dichiarazioni del Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto sul “carattere illegale e illegittimo dell’aggressione di Stati Uniti e Israele” e l’annuncio del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di non aderire alla coalizione proposta da Donald Trump riguardo allo Stretto di Hormuz.
Sembra quasi che sia l’ambasciatore iraniano a dire all’Italia cosa dovere dichiarare o fare. Del resto non si capisce come mai il governo italiano non abbia quanto meno richiamato l’ambasciatore in seguito al “monito” lanciato il 6 marzo scorso. Una palese e inammissibile interferenza con toni quanto meno preoccupanti.
Curioso, perché il governo italiano non ha invece esitato un attimo a richiamare l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled in seguito al pasticcio che ha visto coinvolto Pizzaballa durante la Domenica delle Palme e che si sarebbe potuto risolvere con una semplice telefonata.
Passa un’altra decina di giorni ed emerge che l’Italia ha negato agli aerei statunitensi in rotta verso il Medio Oriente la possibilità di atterrare presso la base di Sigonella, con tanto di articoli e titoloni su vari giornali e media, sia nazionali che internazionali. Crosetto arriva addirittura a fare un post su X affermando che “qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”.
Qui però non si parla di “sospensione” o di “inattività” delle basi. Non a caso da oltre-Oceano arrivano le conferme, con diversi quotidiani e media americani che parlano chiaramente del rifiuto dell’Italia di permettere agli aerei Usa diretti in Medio Oriente di utilizzare le proprie basi. Dal Washington Post alla CNN, da The Hill a Newsweek. Il commentatore e analista politico Guy Benson ad esempio si è detto “particolarmente deluso dagli italiani” durante un intervento a Fox News lo scorso 2 aprile.
L’ambasciata di regime di Teheran ha superato il limite con toni e richieste inaccettabili ma evidentemente in piena consapevolezza di poterlo fare. Del resto l’ambiguità di governo e la debolezza con la quale viene affrontata la faccenda non fa altro che incoraggiarne la sfrontatezza e l’intromissione in politica estera.
E’ pur vero che l’Italia è il secondo partner commerciale europeo dell’Iran dopo la Germania, senza dimenticare il timore di eventuali potenziali attentati in territorio italiano, ma nulla di tutto ciò può giustificare l’attuale situazione. Al contrario, le interferenze di un regime che sostiene e utilizza da sempre il terrorismo non possono e non devono essere tollerate. Da parte del governo serve una fermezza che fino adesso è mancata.