Iran e Medioriente

Curriculum di Sangue: Il sostituto di Soleimani

Quasam Soleimani è stato ucciso dalle forze statunitensi, non vi sono dubbi che il pupillo di Khameni fosse il terrorista più spietato del micidiale apparato dei pasdaran, egli infatti era il famigerato comandante della forza Quds ed è stato lui ad ordinare l’uccisione di 400 manifestanti (di cui molti minorenni) che da tempo protestano contro il regime- Sono stati uccisi  tramite dei cecchini che miravano alla testa e al collo.

Ne ha fatti arrestare ufficialmente 7000, molti sono stati brutalmente prelevati dagli ospedali anche se feriti più o meno gravemente. Solo per citarne alcuni, i minori uccisi sono: Ali Reza Abdollahi di 13 anni; Nikta Esfandanidi 14 anni. Tutto questo è avvenuto in soli cinque giorni, a riprova della feroce organizzazione che caratterizza il regime nell’attuare la repressione sul popolo in rivolta. Anche i bambini siriani sono stati uccisi per volere di Soleimani, così come i dimostranti iracheni che protestavano contro l’ingerenza del regime iraniano nella regione, e che hanno ottimi motivi per festeggiarne la morte.

L’eliminazione di una  figura chiave del regime, potrebbe anche rappresentare un punto di svolta se solo l’Europa  (che fino ad ora si è sempre dimostrata prona agli interessi nell’area, e ben lungi dal prendere posizione) sostenesse il popolo in rivolta che scalpita per rovesciare il regime; ma la razionalità politica ci deve indurre a pensare che potrebbe essere molto più probabile che sia Trump ad agire in questa direzione, anche se il recente defenestramento del Consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, un accanito sostenitore del regime change, fa pensare che non sia questa l’intenzione del presidente USA.

Il punto fondamentale ora è che il regime non starà certo a guardare o ad aspettare eventuali mosse americane, ne tantomeno lascerà che il popolo in rivolta prenda il sopravvento, e infatti, per quanto Soleimani fosse quotato in seno al regime, questi ha prontamente trovato un sostituto degno, con un curricula criminale che non è certo secondario a quello di Soleimani.

Si tratta di Esmail Qaani-Akbarnejad, che è stato per anni il vice di Soleimani nella forza terroristica Qods. Nato nel 1957 a Bonjnourd, è entrato a far parte dei Pasdaran fin dal primo momento dell’instaurazione del regime degli Ayatollah. Dal 1980 è stato inviato nella regione del Kurdistan iraniano per massacrare la popolazione curda.

Si tratta di uno dei comandanti più efferati del Corpo dei guardiani della rivoluzione (CGRI/Pasdaran), che è un organo che da 40 anni – ovvero dall’ascesa di Khomeini – svolge un ruolo importante nella repressione del popolo iraniano e nei massacri in Siria, Iraq, nello Yemen e altri paesi nella regione mediorientale.

Nel rapporto del Comando Generale dell’Esercito di Liberazione Nazionale dell’Iran (ALNI), nell’operazione Luce Eterna, Qaani ha agito contro i combattenti per la libertà in qualità di comandante della trentunesima divisione Nasr 5: In base allo stesso rapporto, Soleimani ha anche partecipato a questa operazione in trentunesima divisione di Sarollah, rendendosi responsabile della morte di numerosi feriti e prigionieri dell’Organizzazione dei Mujahedin del popolo dell’Ira (OMPI/MEK).

Dopo la fine della guerra, Qaani è stato comandante dei servizi segreti nella regione del Kurdistan, capo dell’ufficio d’intelligence del comando congiunto del CGRI, comandante della forza aerea del CGRI e vicecapo dell’intelligence de comando congiunto del CGRI.

Nel 1987 è stato nominato comandante del corpo Ansar, responsabile delle azioni terroristiche in Afghanistan e Pakistan. In tale veste ha organizzato e ordinato operazioni speciali in tutta l’area. Inoltre durante la rivolta di migliaia di persone a Machad nel 1992, Quasi ha svolto un ruolo determinante nella repressione sanguinaria delle proteste.

Durante una rivolta studentesca nel luglio 1999, è stato uno dei firmatari di una lettera scritta da 24 comandanti del CGRI al presidente Mohammad Khatami in carica all’epoca, chiedendo di reprimere anche con l’uccisione i manifestanti.

Quaani è stato coinvolto nell’esportazione del bellicismo e del terrorismo verso l’Iraq e lo Yemen. Dall’aprile 2014 si recò regolarmente in Iraq per sovrintendere l’addestramento delle milizie. Dopo la guerra contro la popolazione di al-Anbar condotta dall’allora primo ministro Nouri al-Maliki, Quasi si è recato in Iraq il 17 maggio 2014 con una delegazione di quattro membri della Forza Qods, e nei mesi successivi, come indicato dal segretariato del CNRI in un comunicato del 26 dicembre 2014 vi ha fatto ritorno diverse volte.

La posizione del regime degli Ayatollah è ormai fortemente indebolita dalle persistenti sommosse popolari e questo non fa che indurlo a serrare sempre di più i ranghi opprimendo duramente i manifestanti. Il colpo che ha subito con l’eliminazione di Soleimani è significativo, ma occorre non sottovalutare la sovrastruttura del regime che con l’inserimento di Quaani a capo dei Pasdaran, ha dimostrato di avere un’organizzazione ancora importante, anche se non mancano al suo interno delle divisioni; si è visto specialmente durante le manifestazioni popolari di questi ultimi mesi, in cui per la prima volta si è verificato che alcune guardie rivoluzionarie si sono rifiutate di colpire i manifestanti. Questo fatto inedito ai nostri occhi può apparire banale, ma bisogna considerare che è invece molto significativo se la dinamica si svolge all’interno di un sistema dittatoriale che sopravvive da 40 anni, certo, anche grazie al sostegno del mondo occidentale che non ha mai fatto nulla per appoggiare i resistenti. Questa sarebbe l’occasione buona per favorire Regime Change, gli scenari restano aperti, ma se questa occasione venisse sprecata, il regime avrebbe l’ennesima occasione per rafforzarsi o quantomeno mantenere il potere proseguendo con il massacro del suo popolo e ad essere un reale pericolo per Israele e l’Occidente visto il determinante contributo che questo dà al finanziamento dei vari gruppi terroristi.

 

 

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