Editoriali

Dalla parte dei carnefici

Nelle ultime settimane Hamas è riuscito, con la consueta abilità, ad imporre a quasi tutto il comparto mediatico occidentale, (le eccezioni sono poche) la propria narrativa.

A Gaza, Israele, come l’Unione Sovietica negli anni ’30 nei confronti dell’Ucraina, starebbe imponendo il suo holdomor. La stampa di tutto il mondo ha pubblicato fotografie di bambini scheletriti in braccio alle loro madri, senza mai domandarsi se i bambini ritratti fossero davvero affliti dalla fame, e non fossero vittime, come è stato dimostrato in tre casi eclatanti, il più clamoroso  dei quali quello riferito ad una foto pubblicata sul New York Times, da una grave  forma di patologia pregressa, senza chiedersi di chi sia la responsabilità primaria della carenza di cibo a Gaza, senza porsi mai quella che Pier Paolo Pasolini chiamava, “l’atrocità del dubbio”.

Nessun dubbio infatti sul responsabile, sul colpevole: Israele. Nessun dubbio nemmeno nel discorso del presidente della Repubblica Mattarella, il quale, due giorni fa, in occasione della cerimonia del Ventaglio ha sostanzialmente rappresentato lo Stato ebraico come una entità criminale.

Hamas, che già era riuscito a imporre la narrativa del genocidio, è riuscito ad imporre, con successo assai maggiore quella dell’affamamento programmatico.  Il numero esponenzialmente ingigantito dei morti per quanto possa creare sdegno in chi lo recepisce non suscita lo stesso effetto che produce una immagine, soprattutto se è icastica e terribile. Non si può rappresentare efficacemente un genocidio, ma l’immagine, o più immagini di bambini scheletriti diventano simbolo, sineddoche della carestia e richiamano alla memoria quella dei corpi martortoriati e scheletrici dei sopravvissuti ai campi di sterminio in modo che i fruitori possano dire, “Ecco, vedi, fanno ai palestinesi, ai bambini quello che i nazisti facevano  loro”.

La vittoria di Hamas sul campo di battaglia della comunicazione è totale e ha ottenuto risultati concreti, quello di avere trasformato Israele agli occhi di una parte consistente dell’opinione pubblica in uno Stato paria, quello di avere incrementato la crescita esponenziale dell’antisemitismo come mai dalla fine della Seconda guerra mondiale, quello di avere spinto Paesi come la Francia, il Regno Unito e il Canada ha dichiarare di volere riconoscere uno Stato palestinese.

E proprio su questo ultimo punto va evidenziato come in un comunicato appena diramato, il gruppo jihadista responsabile dell’eccidio del 7 ottobre e della detenzione di ancora venti ostaggi vivi, ridotti a larve umane (ma della fame patita dagli ostaggi ebrei a Gaza interessa solo alle loro famiglie, a Israele e agli Stati Uniti), ha dichiarato che non si disarmerà se non dopo che verrà creato “uno Stato palestinese indipendente e sovrano, con Gerusalemme come capitale”. Grazie Emmanuel Macron, grazie Keith Starmer, grazie Mark Carney.

Hamas, che ha sempre osteggiato la nascita di uno Stato palestinese, che ha dichiarato programmaticamente nel suo Statuto del 1988, che tutta la regione, da esso denominata “Palestina”, è un wakf, ovvero un possedimento islamico perenne, ora dichiara di subordinare la propria eventuale resa al venire in essere di uno Stato palestinese. Grazie Emmanuel Macron, grazie Keith Starmer, grazie Mark Carney.

Hamas, un gruppo criminale ridotto allo stremo ma ancora operativo, è in grado di dettare  all’Occidente l’agenda non solo della rappresentazione mediatica e narrativa della guerra a Gaza, ma di orientare due grandi Paesi europei e il Canada su una strada dalla quale può trarre vantaggio.

Non dobbiamo esitare a dirlo. Questa guerra segna un drammatico e forse irreversibile collasso cognitivo, morale, culturale, quello sicuramente dell’Europa (e di un Paese di origine europea come il Canada), che ancora, a ottanta anni dalla fine del nazi-fascismo, non solo non è in grado di stare risolutamente dalla parte dello Stato degli ebrei, degli ebrei, quelli sui quali ogni 27 gennaio versa lacrime retoriche, ma fa propria, acriticamente, istericamente, masochisticamente, la narrativa interamente fondata sulle menzogne, degli eredi morali, spirituali, culturali (e sulla simpatetica vicinanza della Fratellanza Musulmana  da cui Hamas discende, al Terzo Reich, la letteratura certo non manca) dei loro carnefici.

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