Islam e radicalismo islamico

Damasco, Hezbollah e Iran: cosa rivelano i nuovi dossier sui contatti di Hamas

Le unità della 55ª Brigata di Riserva, conosciuta con il soprannome di «Punta di Lancia», sono state dispiegate negli ultimi mesi sotto la responsabilità della Divisione 210 lungo il confine con la Siria, in seguito a una nuova mobilitazione dei riservisti. I militari stanno conducendo operazioni difensive ad ampio raggio su tutto il fronte, con l’obiettivo di intercettare in anticipo eventuali minacce alle comunità del nord e, in particolare, ai residenti delle alture del Golan.

Nel corso di una delle più recenti attività operative, i soldati hanno portato a termine una vasta ricognizione nel sud della Siria, durante la quale hanno individuato diversi arsenali, inclusi componenti per razzi e lanciatori RPG. Tutto il materiale recuperato è stato neutralizzato direttamente sul posto, secondo le procedure standard. Lo Stato Maggiore ha fatto sapere che «le forze della divisione rimangono distribuite sull’intera area operativa».

A quasi dodici mesi dal collasso del regime di Bashar al-Assad, avvenuto l’8 dicembre 2024, l’esercito israeliano ha diffuso venerdì una nuova serie di documenti che attestano come Hamas abbia lavorato per anni al mantenimento di rapporti stretti con Damasco, nonostante pubbliche prese di distanza. Il dossier, composto da scambi epistolari, note interne e comunicazioni riservate, è stato pubblicato dalla Direzione dell’Intelligence militare sul portale ufficiale dell’IDF e mostra contatti diretti tra i vertici di Hamas – tra cui Yahya Sinwar e Ismail Haniyeh – e il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah, oltre che con emissari dell’apparato militare iraniano.

In una missiva datata luglio 2022, Sinwar scrive a Haniyeh che Hamas «non ha mai deciso di interrompere realmente i rapporti con il governo siriano», sostenendo che la dirigenza del movimento aveva lasciato il Paese per «ragioni pratiche e di contesto».Nello stesso testo, Sinwar afferma che le autorità siriane li avevano accolti «nel miglior modo possibile sin dal primo giorno» e rimarca la necessità di riattivare il canale con Damasco, definita «un’arena imprescindibile per noi, sia come rifugio sia come spazio per sviluppare e distribuire capacità». Ripristinare quel legame, spiega, avrebbe consentito ad Hamas di rientrare pienamente nell’«Asse di Gerusalemme», cioè nell’orbita strategica guidata da Teheran.

Un mese più tardi, nell’agosto 2022, si è tenuto un incontro tra delegati di Hamas, rappresentanti di Hezbollah e l’ufficiale delle Guardie Rivoluzionarie iraniane Saeed Izadi – successivamente eliminato nell’operazione «Rising Lion». Secondo il verbale di quella riunione, si è discusso un piano per ristabilire formalmente i rapporti con Assad e per attenuare le critiche pubbliche alla cooperazione. Tra le decisioni assunte: invitare altre figure arabo-palestinesi a presentarsi ad Assad per «diluire il ruolo centrale di Hamas nel processo» e cessare ogni pubblicazione mediatica relativa a futuri contatti con il presidente siriano. In un’altra lettera, risalente a settembre 2022, Haniyeh ringrazia Nasrallah per aver facilitato l’incontro con Assad e chiede di trasmettere al presidente siriano un messaggio riguardante la liberazione dei detenuti palestinesi nelle carceri siriane, così da «attenuare le contestazioni sul riavvicinamento». Aggiunge però che tale richiesta non rappresentava «una condizione per proseguire la collaborazione». Tra i documenti diffusi figura anche un testo redatto da un religioso vicino alla leadership di Hamas, che attacca con durezza i governi arabi critici verso il riavvicinamento al regime di Damasco: «Si pretende che Hamas si opponga all’Iran in Iraq, ad Assad in Siria, agli Houthi nello Yemen… Questo è un percorso di rovina che porterà al collasso del movimento». Secondo le analisi dell’intelligence militare israeliana, il materiale dimostra che, nonostante le condanne pubbliche rivolte ad Assad all’epoca dei massacri, Hamas ha continuato dietro le quinte a coltivare i rapporti con Damasco, considerandolo un tassello fondamentale dell’architettura d’influenza dell’Iran nella regione. Secondo le IDF, tali documenti chiariscono anche quanto il movimento islamista temesse un eventuale crollo del regime siriano, percepito come un pilastro irrinunciabile dell’asse guidato da Teheran.

 

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