Editoriali

“Dobbiamo vincere, non abbiamo altra scelta”

Il discorso tenuto ieri da Benjamin Netanyahu all’ONU è un stato un corpo contundente che non ha risparmiato nessuno.

Dal momento in cui il Primo ministro israeliano è salito sul podio non ha perso un secondo per attaccare i molti nemici di Israele: dall’Iran che vorrebbe annientarlo, al Qatar, responsabile di spendere miliardi di dollari per criminalizzarlo, dalla Turchia ostello di Hamas e retta da un tiranno, all’Unione Europea incapace di riconoscere il pericolo dell’Islam radicalizzato, dal sindaco di New York, Zohran Mamdani, sostenitore di Hamas, il quale, secondo Netanyahu ha reso la città molto meno sicura per gli ebrei, al Presidente francese, Emanuel Macron, che ha affermato falsamente che Hamas non ha mai operato in Cisgiordania.

Netanyahu ha respinto con veemenza l’accusa di genocidio rivolta a Israele bollandola come, “la menzoga del secolo” e ricordando come Israele abbia provveduto a inviare su base continuativa rifornimenti a Gaza, tra cui medicine antipolio.

L’oratoria è sempre stata una delle qualità più spiccate del leader israeliano. Non ha mancato di esserlo anche in questa occasione, nella sede di una istituzione che, dal 1967, ha espresso costantemente la sua pregiudiziale ed accanita avversione nei confronti di Israele, producendo un numero impressionante di risoluzioni punitive esuberantemente maggiori rispetto a quelle contro qualsiasi altro Stato membro. Una istituzione che già nel discorso del 27 settembre di due anni fa, a guerra a Gaza in pieno corso, Netanyahu aveva definito “palude antisemita”.

A ridosso delle prossime elezioni israeliane, che avranno luogo tra poco meno di un mese, e in un momento storico in cui mai come prima Israele è stata demonizzata forsennatamente, Netanyahu è apparso combattivo e risoluto al massimo, assai lontano dall’immagine di una figura politica al tramonto.

Elencando i molti nemici di Israele e ricordando una frase del fratello Yonathan, l’eroe di Entebbe, “Dobbiamo vincere, non abbiamo altra scelta” ha evidenziato come, esattamente in questa necessaria determinazione, risieda la forza e la resilienza dello Stato ebraico.

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