Israele e Medio Oriente

Donald Trump in Israele

Dopo Riad, Donald Trump arriva in Israele. L’attesissimo viaggio del presidente americano si concluderà domani. Nel suo incontro con il presidente israeliano Rueven Rivlin, Trump ha sottolineato alcuni punti fermi. Il terrorismo islamico è il problema comune e l’Iran una minaccia grande. Naturalmente, ha fatto riferimento anche alla volontà americana di rilanciare il processo di pace interrotto tra israeliani e palestinesi, ma è soprattutto sul ruolo dell’Iran come sobillatore del terrorismo che si è concentrata la sua attenzione.

Rivolto a Rivlin ha detto, “Molti leader musulmani hanno espresso la loro intenzione di volere aiutare per porre fine al terrorismo e alla diffusione del radicalismo. C’è una crescente consapevolezza tra i vostri vicini arabi che essi condividono con voi una causa comune in merito alla minaccia posta dall’Iran, ed è una minaccia, non inganniamoci al riguardo”.

Già a Riad, Trump, davanti a re Salman e ai dignitari convenuti ad ascoltarlo, aveva sottolineato la natura pericolosa del regime di Teheran deliziando le orecchie sunnite. Una cosa appare chiara, il rinvigorimento dell’asse americano-sunnita in funzione anti-sciita e in questo senso, l’inclusione di Israele all’interno di questa alleanza.

Resta sullo sfondo, la natura stessa del regime saudita, da decenni propalatore internazionale attraverso investimenti esorbitanti, del verbo salafita, uno dei fomiti del jihadismo, nonché tra i peggiori stati al mondo per la violazione dei diritti umani. La realpolitik americana ci passa sopra, esige fronte comune. Già a marzo, nella sua visita alla Casa Bianca, Benjamin Netanyahu aveva dichiarato come per Israele il maggiore pericolo regionale fosse appunto quello rappresentato dall’Iran.

Dove porterà questa convergenza anti-sciita in merito a un eventuale ruolo dei sauditi nel rilancio dei negoziati israelo-palestinesi è presto per dirlo. Israele attende le mosse future e le proposte in campo.

Intanto Trump compie un gesto altamente simbolico e che mai prima di lui un presidente americano in servizio aveva fatto, recarsi al Muro del Pianto e sostarvi in raccoglimento. E’ un gesto molto più significativo della sua visita precedente al Santissimo Sepolcro, essendo il Muro e il sovrastante Monte del Tempio, il luogo più sacro per l’ebraismo e il fulcro stesso per gli ebrei della centralità di Gerusalemme come loro eterna capitale.

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