Israele e Iran

Finalmente!

Finalmente un’azione energica di difesa preventiva, di controffensiva democratica verso l’offensiva globale assassina, totalitaria, terrorista.

Israele e Stati Uniti hanno posto fine all’impunità inammissibile del regime arcicriminale, arcibarbaro, disumano oltre ogni limite, della repubblica islamica che occupa l’Iran con una ferocia di immensa brutalità e sadismo.

Uno stato super-canaglia che ha raggiunto livelli sanguinari inauditi di guerra incivile contro il suo popolo civile, con mitragliatrici pesanti su manifestanti pacifici, esecuzioni sommarie di feriti negli ospedali, stupri sistematici di regime, vendita di cadaveri, tortura e impiccagione quotidiana, con una violenza illimitata e costante.

Una totale negazione di Dio, in nome di Dio! Questa la realtà di un regime tanto anti-umano sul piano interno quanto organizzatore di filiali terroriste e stragiste all’esterno, e di un antisemitismo organico, strutturale, fanatico. 

Un regime che si è avvalso dell’indecente, complice accettazione da parte di democrazie codarde che in nome del mantra di una “stabilizzazione” lo hanno coperto e protetto. 

Nell’ignoranza indifferente e cinica del grido di dolore e dell’invocazione di un intervento da parte del popolo martoriato dell’Iran, dell’eroismo umanissimo ammirevole delle sue donne e dei suoi giovani. Invocazione accolta dall’intervento di questi giorni, che ha decapitato le strutture e gli uomini del sistema terrorista occupante.

Finalmente il diritto internazionale, di solito evanescente, e le ragioni di umanità e giustizia hanno trovato un inizio di realizzazione invece di una retorica fasulla e impotente, per non parlare delle alleanze totalitarie con Russia e Cina. 

L’operazione Israele-USA sta agendo come forza dell’ordine della Carta delle Nazioni Unite, ribaltata con infamia da un’ottusa disumana burocrazia onusiana a maggioranza dittatoriale, totalitaria, filo-terrorista. L’entusiasmo liberatorio del popolo iraniano conforta e incoraggia la causa della libertà democratica.

L’Unione Europea balbetta banalità onusiane e di retorica della stabilità, in un vuoto cosmico di strategia di difesa democratica e di pericolosa incomprensione, ai limiti della negazione, delle ragioni e dei valori di popoli in eroica rivolta. Un Occidente invocato che tradisce e nega se stesso, insieme agli attori di libertà che versano il loro sangue. 

Il governo italiano, meschino e neghittoso, si riduce ai rimpatri dei connazionali e frigna di stabilità e “de-escalation”, nell’oscuramento della realtà del conflitto. Peggio ancora l’opposizione, che condanna l’intervento osannato dal popolo dell’Iran, osa difendere il regime dei macellai di carne umana, si appella a quell’Onu che ha promosso gli ayatollah affidando all’Iran la commissione dei diritti umani. Cade così in un abisso morale, nefasto, oscurantista, dove chi si definisce progressista si comporta da ultra-reazionario, fascista, comunista, totalitario, nell’inversione smaccata del diritto e della libertà. Si vedono femministe degenerare in anti-femministe, che ignorano e negano la peggiore atroce inenarrabile schiavizzazione femminile da parte del “nuovo Isis” di Teheran.

Mentre il sionismo tanto disumanizzato sta dimostrando la sua sorgiva vitalità democratica, umanitaria, libertaria di autentico movimento di liberazione nazionale, perché unifica l’autodifesa ebraica con la liberazione del grande popolo dell’Iran. 

Questo inizio di intervento liberatorio dal cielo va bene. Ma speriamo che non resti solo un blitz e che invece ci sia continuità a favore di una transizione a un cambio di sistema, a un percorso verso una democrazia iraniana, come è nella volontà del suo impavido popolo, e nell’esigenza fondamentale di una strategia globale pro-democrazia. Non deve ripetersi il vile, tragico abbandono occidentale di iraniani, curdi, afgani. Si presenta l’enorme problema, controverso e bruciante, se sia possibile sconfiggere un regime di tale abissale crudeltà assassina, e struttura terrorista talmente pervasiva e capillare, solo con un intervento aereo, “senza il coinvolgimento diretto sul terreno di eserciti combattenti?” come riflette Giuliano Ferrara. Un vero alto rischio, come ha argomentato con chiarezza Davide Cavaliere in questa sede.

Le urla indignate, scomposte, ciniche e complici delle piazze dei soliti schiavi del terrore e dei tiranni sanguinari, e dell’antisemitismo militante, non ci devono impressionare. Sappiamo bene che il terrore nazifascista fu sconfitto con l’unità tra eserciti alleati e partigiani e oppositori dei popoli in lotta per la propria liberazione. Che il comunismo dell’Est è crollato, oltre che per il collasso interno di un sistema irrazionale e disumano, per l’azione congiunta delle rivolte dei popoli, del dissenso sovietico e della costante guerra politica e pressione militare delle democrazie occidentali.

Certo, oggi la libertà dell’Iran e la difesa globale delle democrazie richiedono il superamento di un intervento a metà. Con tutti i rischi che esso comporta, che non possono essere interdetti dalla retorica della stabilità ma devono rispondere alle necessità geo-strategiche dei valori di libertà, dignità umana e pace giusta per i quali soprattutto iraniani, ucraini, israeliani combattono per loro stessi e per tutti.

 

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