Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

Franco Cardini: Quando lo storico diventa cantastorie

Franco Cardini, apologeta indefesso dell’Islam e antiameriKano hardcore non ci delude mai. Il suo filoislamismo è la fioritura tardiva di semi gettati in gioventù, quando il burbanzoso storico fiorentino era un seguace di Jean Thiriart, ardente ammiratore del Reich, condannato a tre anni per collaborazionismo e fondatore della Giovane Europa, l’organizzazione che aveva come scopo quello di sganciare il vecchio continente dagli Stati Uniti e dal Patto Atlantico.

Da quegli ardori giovanili bruni con tinteggiature nere Cardini passò poi ad un forte afflato per l’ex Unione Sovietica dove dimorò per qualche tempo. La luce palingenetica del Corano non splendeva ancora scintillante ma era prossima a venire. D’altronde, tra fascismo, comunismo e Islam è sempre stata presente una indubbia somiglianza di famiglia, già apprezzata da Adolf Hitler, al quale non erano sfuggite le consonanze organiche tra Volk e Umma. Per quanto riguarda il fascismo, fu invece la Sceriffa di Massaua, discendente dell’imam Alì, a proclamare Mussolini protettore e difensore dell’Islam. Ed ecco che Cardini, in una splendida intervista concessa recentemente al Secolo XIX, ci fornisce ancora una volta la sua fiction sulla storia sempre più assomigliante a un grande e gustoso romanzo d’appendice con tocchi da romanzo criminale, in cui il criminale non è da scoprire a fine testo ma è subito annunciato dall’inizio, è l’Occidente, e la vittima il terzomondo martoriato.

Ma assaggiamone degli estratti:

“Da quando, mezzo millennio orsono, è iniziato il colonialismo e quindi la globalizzazione (perché essa è iniziata allora) questo principio è stato costantemente violato. Ora siamo arrivati alla fase del redde rationem e l’imponente afflusso di migranti nel ricco Occidente ne è una delle espressioni più vistose. Il nemico da battere, lo ripeto, è questo ingiusto sistema economico: esso ha innegabilmente reso prospero l’Occidente, ma ha generato uno squilibrio che è ormai improcrastinabile curare, anche nel nostro stesso interesse. Invece, in Occidente, ci siamo concentrati di volta in volta su altri nemici che ci hanno distratto da quello più feroce: dapprima, tutto il male del mondo era causato dal nazismo e dal fascismo, poi, caduti quei regimi, tutte le colpe furono dell’Unione Sovietica e del comunismo; finito l’impero sovietico e il tramontato il comunismo, ora si è passati al fondamentalismo islamico (fingendo di non sapere che è stato tenuto a battesimo dalle potenze occidentali) e, più in generale, all’Islam”.

Respirare, calma, dolcemente. Così era scritto sul biglietto che teneva tra le mani Herman Goering durante il processo a Norimberga. Sì, tocca respirare e farlo dolcemente. Ecco individuato il nemico, lo stesso che anche Bergoglio, il papa peronista tanto amato da Cardini (Peron è un altro amore del suddetto), ci ha indicato perentorio. E’ la sperequazione economica, la povertà causata dal Weltmarket. Il nemico “più feroce” è questo. La logica catallattica, la sua intrinseca iniquità. Adam Smith e con lui Von Hayek, Von Mises, e altri cantori del capitalismo, dovrebbero essere trascinati in una fantasmatica Norimberga cardiniana e pagare il fio. Altro che Goering e Alfred Jodl. D’altronde, già Lutero aveva individuato nel denaro lo sterco del demonio. Cosa possono mai essere al cospetto del capitalismo il nazismo, il fascismo, il comunismo? Passatempi per ragazzi violenti con idee rigeneratrici un po’ troppo spinte in là, mentre il capitalismo è intrinsecamente mortifero, non irradiando benessere per tutti, privilegiando una parte del mondo e l’altra meno, ammassando fortune e provocando povertà. Non ha forse esso inaugurato, come scriveva il barbuto profeta ebreo che degli ebrei aveva vergogna “il tempo della corruzione generale e della venalità universale, nel quale regna “il bellum omnium contra omnes”? Non si tratta di “Un Moloch che pretende il mondo intero come vittima a lui spettante”?

Come battere il “nemico più feroce” Cardini non ce lo spiega. Certo ci avevano già provato fascismo e nazismo e comunismo ad aizzarsi contro Pluto, le banche, e i Signori delle banche per liberare l’uomo dal giogo della sperequazione finanziaria. L’esito non arrivò. Il capitalismo è un Leviatano difficile da abbattere, forse perché tutto sommato produce buoni risultati anche se è vero, non produce il paradiso in terra, e a Cardini tutto questo non sta bene.

Il suo cuore buono duole, duole. Guarda ai poveri, agli immigrati, soprattutto musulmani. Anche la mano di Bergoglio il papa che ha deciso di trasformare la Chiesa in una grande ONLUS, si stende su di loro, con attenzione particolare. Cardini è bergogliano nel midollo, come nel midollo Bergoglio è peronista. Ma ascoltiamo di nuovo il professore.

“Che l’Islam sia una minaccia sta ormai diventando un dogma laico, diffuso dai Signori della Paura, i quali – per fini economici, ma anche in vista di vantaggi politici ed elettorali – sfruttano le insicurezze e i timori delle persone istigando all’odio. I loro metodi vanno smascherati”.

Gli va riconosciuto un gusto netto e chiaro per le figure archetipe, per le contrapposizioni manichee, come si rispetta in ogni feuilleton, dai Tre Moschettieri ai Protocolli dei Savi di Sion. “I Signori della Paura” sono evocativi, ricordano sinistramente i Saggi ebrei convenuti a Praga a complottare per dominare il mondo. Sì, vanno smascherati. Cardini è indomito, deciso. Peccato che invece di smascherare fa esattamente il suo contrario, maschera, apparecchia tutto un Carnevale, una festa dell’inganno. Lo fa ormai da anni, lo continua a fare.

«Le tecniche di questi Signori paiono ispirate al romanzo “Il montaggio” di Vladimir Volkoff: si spigola fra i fatti di cronaca mettendo in fila eventi orribili, snocciolando uno dopo l’altro nomi, fatti, date così da dare l’impressione che i musulmani siano ovunque e sempre una minaccia. Ogni fatto di cronaca nera, anche minimo, il cui protagonista è un musulmano, viene ingigantito e proposto a modello. Si passa quindi senza scrupolo alcuno dalla presentazione analitica e casistica, fondata magari su un numero circoscritto di episodi, a un’indebita generalizzazione sulla base di una arbitraria selezione degli eventi proposti come esemplari: si descrive un albero ma lo si presenta come fosse uno qualunque di una foresta di centomila alberi tutti uguali. E così non si riconoscono, consapevolmente e colpevolmente, le migliaia di casi di onesti musulmani che vivono pacificamente nelle nostre città e che stanno cercando (concediamo del tempo) o hanno già trovato il modo di essere bravi musulmani non solo in Europa, ma d’Europa. Queste migliaia di persone inappuntabili non fanno notizia, si parla pochissimo di loro. Eppure esistono! Così come esistono, ma sono quasi del tutto trascurati, i molti pronunciamenti, incontri, documenti in cui i musulmani condannano apertamente l’uso della violenza in nome di Dio e prendono le distanze dal terrorismo. I mass media hanno una responsabilità enorme. La disinformazione genera squilibri gravi che danneggiano la democrazia».

Dunque Parigi, Bruxelles, Berlino, Nizza, Rouen, Orlando, Manchester, Barcellona sarebbero un “numero circoscritto di episodi”, un festival del sangue occasionale, una increspatura sul mare pacifico dell’Islam buono dove galleggiano placide le migliaia, e perché no, i milioni di “inappuntabili”. Quanto ai “molti pronunciamenti”, gli “incontri” e ai “i documenti” in cui (attenzione al generico plurale) “i musulmani” condannerebbero apertamente “l’uso della violenza” prendendo “le distanze dal terrorismo”, si tratta di uno scampolo del romanzo senza alcun rapporto con la realtà.

Se non per qualche pronunciamento sbrigativo e di ufficio in cui si rilancia la vulgata dell’Islam buono e viene profferita l’amenità che “loro”, i terroristi, non sarebbero veramente musulmani, non vi alcun pronunciamento ufficiale e rappresentativo da parte di esponenti di grande rilievo del mondo islamico che abbia avuto risonanza mondiale o sia servito come base per manifestazioni nelle piazze, sdegni diffusi e reiterati, prese di distanza nette e radicali.

Tutte le volte in cui è stata fatta “una arbitraria selezione degli eventi”, ovvero Parigi, Bruxelles, Berlino, Nizza, Rouen, Londra, Manchester, Barcellona sarebbero per Cardini “una arbitraria selezione degli eventi”, le “migliaia di persone inappuntabili” sono rimaste inappuntabilmente a galleggiare nelle acque placide della loro moderata e silenziosa indifferenza. Taciti guerrieri. Al Cardini dal cuore sanguinante per l’Islam martoriato e gli immigrati, questo basta.

Nell’intervista lo storico falsario procede poi a rifilare una sua patacca preferita, sempre la stessa, a riscrivere la storia per chi non l’abbia letta. Così l’intervistatore compiacente porge l’atout all’intervistato. “Europa e Islam sono nemici da sempre: questa è una delle affermazioni che circolano con maggior insistenza; ma, lei afferma, non è fondata”, e lui risponde:

«Persino non pochi libri di storia in uso nelle nostre scuole sostengono questa tesi. È falsa. Quello compreso tra il 1200 e il 1500, pur segnato da numerose guerre, è stato uno dei periodi più gloriosi della civiltà europea. È stato il tempo delle grandi cattedrali, della nascita delle università, di importantissime acquisizioni scientifiche, di uno straordinario sviluppo dell’arte. Tutto ciò avvenne grazie a una grande floridezza economica che, nata sotto l’impulso operoso dei comuni, delle repubbliche marinare, delle città mercantili europee, fu determinata in gran parte dai costanti, intensi traffici con il vicino Oriente musulmano».

Qui lasceremo parlare direttamente Raymond Ibrahim, già direttore associato del Middle East Forum, a cui porgemmo su queste pagine la seguente domanda circa un anno fa citando direttamente lo storico fiorentino.

“Gli apologeti dell’Islam ci dicono che l’Islam è parte integrante dell’Occidente in quanto, quando era ancora un impero ha aiutato a formare la nostra cultura con le sue innovazioni. Qui in Italia un noto storico, Franco Cardini, recentemente ha affermato che “l’Islam è alla base della modernità”. Qual è il suo punto di vista?

“Questa visione è solo un altro esempio di come la vera storia dell’Islam e dell’Europa sia stata meticolosamente distorta e deformata in modo da glorificare l’Islam e umiliare quella che è stata l’Europa cristiana. La realtà e la storia, documentate dai più celebri storici dell’Islam, ci raccontano qualcosa di molto diverso, ben noto ai bambini europei di una volta, ma che adesso è diventato un tabu riconoscere. La guerra o il jihad contro l’Europa è la vera storia dell’Islam e dell’Occidente. Solo un decennio dopo la nascita dell’Islam nel settimo secolo il jihad detonò dall’Arabia. Due terzi di quella che allora era la cristianità venne conquistata permanentemente e molta della sua popolazione passata a fil di spada o costretta a convertirsi, così che oggi quasi nessuno si rende conto che la Siria, l’Egitto e tutto il Nord Africa una volta erano i centri del cristianesimo. Poi ci fu il turno dell’Europa. Tra le nazioni e i territori che vennero attaccati o finirono sotto il dominio musulmano ci furono il Portogallo, la Spagna, la Francia, l’Italia, la Svizzera, l’Austria, l’Ungheria, la Grecia, la Russia, la Polonia, la Bulgaria, Cipro, la Croazia, la Lituania, la Romania, l’Albania, la Serbia, l’Armenia, ecc.

Nel 846 Roma venne saccheggiata e il Vaticano venne dissacrato da razziatori arabi musulmani. Circa seicento anni dopo, nel 1453, l’altra grande basilica della cristianità, Santa Sofia venne conquistata definitivamente dai turchi musulmani. Le poche regioni europee che fuggirono dall’occupazione musulmana in virtù della loro lontananza a settentrione includono la Gran Bretagna, la Scandinavia e la Germania. Ciò non significa, ovviamente, che non furono attaccate dall’Islam. Infatti, all’estremo nord dell’Europa, in Islanda, i cristiani usavano pregare Dio che li salvasse dal “terrore turco.

In breve, per circa un millennio, l’Islam ha posto nei confronti dell’Europa cristiana e per estensione alla civiltà occidentale, una minaccia esistenziale quotidiana. In questo contesto quale è l’utilità nel sottolineare le anomalie? Anche quella eccezione periferica che gli accademici occidentali cercano di trasformare nella regola, la Spagna islamizzata, è stata recentemente smascherata da Dario Fernández  Morera nel suo Il Mito del Paradiso Andalusiano”.

Ma nella fiction cardiniana tutto ciò è espunto, e al suo posto riluce un magnifico affresco di cultura, armonia, pace. Per tacere, naturalmente, del fatto che durante il dominio islamico ebrei e cristiani erano considerati dhimmi, sudditi inferiori i cui diritti erano unicamente garantiti dai loro protettori sulla base della loro ottemperanza al pagamento della jizia, la tassa, o pizzo, con cui erano tutelati dalla violenza da parte di chi li proteggeva. Ci sono altre perle, naturalmente come quella sulle crociate interpretate come antefatto del…colonialismo. Il misfatto è sempre, inevitabilmente, bianco.

“Le crociate – considerate come difesa contro un Islam aggressivo e sanguinario – vennero usate dagli occidentali quasi come antefatto giustificativo del loro dominio, ossia per dare giustificazione morale al colonialismo. Giova però ricordare che la prima grande espansione musulmana, iniziata nel VII secolo – contrariamente a quanto molti credono – si verificò con pochissima violenza (come ho diffusamente spiegato nel mio libro): i popoli si lasciarono conquistare, l’Islam ebbe vita facile nella sua espansione a causa della debolezza dell’impero persiano e di quello bizantino il quale, pur glorioso, a quell’epoca era in forte crisi. Bisogna inoltre rammentare che talora i cristiani imposero il proprio credo con la spada: si pensi a Carlo Magno o all’Ordine Teutonico dell’Europa nordorientale del medioevo. In conclusione, chi sostiene che Europa e Islam siano da sempre nemici e che ciò sia sempre avvenuto per colpa totale o prevalente dell’Islam mostra di conoscere assai poco la storia”.

Insomma, una delle più grandi imprese colonialiste e imperialiste al mondo, quella islamica, e di cui sopra Raymond Ibrahim ha elencato sommariamente le tappe, sarebbe stata in realtà una impresa “poco violenta”. “I popoli si lasciarono conquistare” docilmente, mentre “bisogna ricordare talora i cristiani imposero il proprio credo con la spada”.

La dolcezza conquistatrice dell’Islam e la violenza guerriera del cristianesimo è il corrispettivo ideologico della violenza colonizzatrice dell’Occidente e dell’arrendevolezza delle vittime del terzo mondo. Cardini non conosce requie, l’allucinazione ha preso il sopravvento, ha corroso i fatti, liquidato per sempre la realtà. Resta solo la colpa occidentale da additare e in modo particolare il suo inespiabile suggello, il profugo, l’immigrato, da custodire e amare senza esitazione. Sarà lui a farci espiare le nostre colpe, ad additarci il Sol dell’Avvenire.

3 Commenti

3 Comments

  1. Avatar

    Emanuele

    23 Agosto 2017 a 19:49

    Consiglio anche questa intervista al prof Cardini

    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=21299

    nella quale esprime la sua ammirazione per l’ebraismo e la sua visione favorevole verso lo Stato d’Israele

    saluti

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      Daniel Faden

      24 Agosto 2017 a 5:43

      Mi pare amico del giaguaro. Ama l’ebraismo perchè gli ricorda il cristianesimo. Stima Israele, perchè c’è, ma critica che sia nato. Constata che c’è, ma ne vorrebbe alterata estensione e confini. E, ovviamente, ne fa la longa manus del capitalismo di rapina occidentale ed ebraico che opprime i poverissimi e niserissimi e immacolati arabi. A me pare furbescamente doppio.

  2. Niram Ferretti

    Niram Ferretti

    24 Agosto 2017 a 9:19

    Ringraziamo Emanuele per averci indirizzato verso la lunga intervista con Franco Cardini. A parte la straordinaria affermazione di Cardini, contenuta nell’intervista in oggetto, secondo cui il terrorismo islamico sarebbe un “pericolo inesistente” e altre gustose affermazioni sulla Spectre oligarchica delle multinazionali al servizio della Bestia delle lobbies finanziare, mi concentrerei più su quello che egli dice di Israele.

    Apprezziamo sentitamente che Cardini riconosca a Israele piena legittimità, tiriamo tutti un sospiro di sollievo, tuttavia egli poi non può evitare, (incoercibile tic, o meglio, vera e propria ossessione) di disseminare le sue affermazioni di distorsioni e falsità.

    “Israele seppe crearsi una sua solida compagine statale e militare, anche appoggiata dalle rimesse di denaro dell’ebraismo ‘della diaspora’ e, almeno dopo la guerra del 1967, dal costante appoggio diplomatico degli Stati Uniti che le fornì la copertura diplomatica necessaria a consentirle di disattendere quelle risoluzioni delle Nazioni Unite che le avrebbero impedito di raggiungere una continuità territoriale garantita dai “presidii” di due aree non annesse al territorio metropolitano d’Israele, bensì ‘occupate’, i territori galileo-samaritano-giudaici, cioè i cosiddetti ‘territori occupati’, addossati al Giordano (con il relativo controllo idrico), e le alture del Golan”.

    Cardini non specifica a quali risoluzioni faccia riferimento, ma nessuna risoluzione ONU, certamente non la 181 del 1947 nè la 241 del 1967 hanno a che vedere con l’impedimento, come lo qualifica, di “raggiungere una continuità territoriale”. La Risoluzione 241, nello specifico, afferma che Israele ha il dovere di ritirarsi dai territori occupati in seguito alla Guerra dei Sei Giorni, non specificando quali. Israele ottemperò a questa clausola restituendo all’Egitto il Sinai, che costituiva il 90% del territorio conquistato a seguito della guerra di aggressione intentatogli.

    Cardini finge di non sapere che il Mandato Britannico per la Palestina del 1922, il quale recepiva le delibere della Conferenza di San Remo del 1920, attribuiva agli ebrei il pieno diritto di insediarsi a occidentedel fiume Giordano. La continuità territoriale era pertanto già prevista altrove e gli Stati Uniti (bestia nera cardiniana) non giocarono alcun ruolo in questa assegnazione.

    Dopo avere sottolineato il diritto acquisito e irreversibile di Israele a “vivere e a mantenere il suo posto tra le nazioni libere del mondo” Cardini prosegue dando il peggio.

    “Tale diritto va però corroborato con l’instaurazione di una vera e solida pace, impossibile dopo un conflitto durato ben oltre mezzo secolo senza il soddisfacimento delle legittime richieste della comunità palestinese ormai eretta in Authority amministrativa, ma non ancora in stato indipendente e sovrano. Queste richieste danno luogo a un contenzioso riassumibile in quattro punti: 1. Spartizione della città di Gerusalemme, cui né israeliani, né palestinesi vogliono né possono rinunziare (anche se in realtà i palestinesi si acconterebbero di una porzione modesta e periferica di essa”.

    Gli arabi-palestinesi rivendicano Gerusalemme, TUTTA Gerusalemme, come propria eterna capitale. Le recenti dichiarazioni di Mahmoud Abbas in perfetta continuità con quelle di Yasser Arafat e con quelle di Hamas, non lasciano dubbi in questo senso. La rivendicazione araba su Gerusalemme fa il paio con quella sull’intera Palestina e si inscrive nel perenne rifiuto arabo di riconoscere alcuna legittimità allo stato ebraico.

    “2, Ridistribuzione del territorio isrealiano-palestinese in modo che, con modestissimi ritocchi e mantenendo a Israele i territori acquisiti dal 1948 a oggi, si possa garantire la necessaria e indispensabile continuità territoriale al futuro stato palestinese”

    Cardini non sa di cosa parla. Quali “modestissimi ritocchi”? Non vi è ne può essere alcuna precisa e netta delimitazione territoriale per quanto riguarda la Giudea e la Samaria. La posizione di una buona parte degli insediamenti è di fatto altamente strategica e necessaria per la sicurezza di Israele. I “modestissimi ritocchi” saremmo molto interessati che venissero proposti dal Cardini stratega e nationbuilder a Israele, in modo che possa comprendere come risolvere rapidamente la assai problematica questione dei confini sicuri per la sua sopravvivenza a seguito del venire in essere di uno stato palestinese nella zona montagnosa della Giudea e Samaria.

    “3. Ristabilimento di un corretto confine tra i due stati con relativa libertà di circolazione per i molti palestinesi che lavorano in Israele, eliminazione appena possibile del “muro” e soluzione del problema costituito dalle colonie ebraiche clandestine insediate in territorio palestinese”.

    Di nuovo, non si sa di quale “corretto confine” Cardini parli. Il “muro” ovvero la barriera difensiva fatta costruire da Israele a seguito del Regno del Terrore causato da Arafat durante la Seconda Intifada, sarebbe bellissimo poterla smantellare in un futuro utopico in cui gli arabi-palestinesi si siano convertiti in blocco alla pace e abbiano riunciato al terrorismo e ai propositi di distruzione dello stato ebraico.

    Sulla frase relativa alle “colonie ebraiche clandestine insediate in territorio palestinese”, sarebbe anche qui assai interessante che Cardini producesse i dirimenti documenti legali in base ai quali è specificato che i 450,00 residenti ebraici della Giudea e della Samaria sono abusivi. Farà molta fatica a trovarli, perchè non esistono. Le risoluzioni ONU che affermano l’illegalità degli insediamenti non hanno alcun valore giuridico. Esiste invece ancora (mai abrogato) ciò che stabiliva il Mandato Britannico per la Palestina del 1922, il pieno diritto degli ebrei di insediarsi ad Occidente del fiume Giordano. Curioso che questo testo venne fatto proprio dalla allora Società delle Nazioni. Ulteriormente curioso il fatto che l’ONU oggi stabilisce che è illegale ciò che non lo era nel 1920, ovvero il diritto per gli ebrei di risiedere in territori che rapprsentano il cuore della propria tradizione e memoria storica. Il “territorio palestinese” di cui Cardini parla è una pura finzione. In Giudea e Samaria ci sono terre considerate secondo la giurisdizione giordana fatta propria da Israele, “terra privata palestinese”, ma ciò riguarda specificamente ben precise porzioni territoriali e sicuramente non quelle dove sorgono la maggioranza degli insediamenti ebraici. La Giudea e la Samaria è priva, dalla fine dell’impero ottomano e dalla presenza britannica di un legittimo assegnatario che possa rivendicarne piena e indiscussa sovranità. I territori sono quindi, giuridicamente parlando contesi, anche se è inequivocabile basandosi sul testo del Mandato, che Israele vi abbia una legittimità piena.

    “4. Attuazione di un piano economico-finanziario di risarcimento delle famiglie tanto ebraiche quanto palestinesi che hanno perduto la casa, la terra e gli averi dal 1948 ad oggi (con relativo abbandono delle pretese di “ritorno”, comprensibili e perfino toccanti, ma inattuabili). Per l’attuazione di questo piano generale, sarebbero necessari la mediazione e l’impegno (anche economico) della comunità internazionale tutta. E’ un’esigenza costosissima, nonché lunga e difficile da attuarsi. Ma finché non l’adotteremo il teatro israeliano-palestinese sarà preda degli opposti fondamentalismi e la malapianta del terrorismo, che si alimenta del disagio nato da quella situazione, non sarà sradicata”.

    E qui dopo la lodevole premessa ci troviamo al cospetto di due grossolane e intenzionali distorsioni. La prima, abituale e l’ormai stagionata patacca che il terrorismo arabo-musulmano in Palestina, sarebbe il frutto del disagio economico mentre è, fin dagli anni ’20, frutto del rifiuto persistente di accettare l’esistenza di uno stato ebraico in quella che è considerata per sempre terra islamica. La seconda è l’accenno agli “opposti fondamentalismi”, arabo ed ebraico, in modo da creare una equipollenza insostenibile e grottesca. Perchè a fronte del costante terrorismo arabo-palestinese (quello specificamente tale) che colpisce Israele da 50 anni, non vi è nulla di lontanamente paragonabile da parte ebraica. Infatti si cita sempre e solo il massacro avvenuto a Hebron nel 1993, in cui Baruch Goldstein sparò su musulmani raccolti in preghiera alla Tomba dei Patriarchi.

    Ringraziamo dunque Cardini per attestare la piena legittimità di Israele quale stato ebraico, ma dobbiamo rigettare in toto i bocconi avariati avvolti dallo zucchero filato della sua premessa.

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