Israele e Medio Oriente

Gli indignati e la legge sulla pena di morte in Israele

Non appena si è diffusa la notizia dell’approvazione, da parte della Knesset, della nuova legge sulla pena di morte per i terroristi, si è assistito all’ennesimo coro isterico di accuse e di indignazione verso Israele. Agli odiatori seriali di Israele in servizio permanente effettivo, si sono aggiunti numerosi “amici preoccupati” per la “deriva incivile e antidemocratica” intrapresa dallo Stato ebraico. Tutto questo senza neanche avere letto il testo della legge, avere preso in considerazione il ruolo della Corte Suprema e del fatto se la legge sia compatibile con la Leggi Fondamentali di Israele sulla dignità umana (1992) e l’uguaglianza (1998) prima di essere applicata.

Uno studioso di diritto o un semplice “amico” prima di indignarsi preventivamente, ha il compito e il dovere di studiare la legge e il contesto in cui è stata formulata, oltre che conoscere tutti i meccanismi dello Stato di diritto di cui Israele si è dotato fin dalla sua nascita, altrimenti diventa un mero megafono di parole vuote che servono solo ad alimentare la propaganda anti-israeliana. 

Decidere sulla legalità (o la moralità) di una legge di Israele spetta al popolo di Israele e ai suoi organi competenti ad iniziare dalla Corte Suprema, non certo all’indignazione selettiva e al moralismo da tastiera social con relativa ignoranza crassaIgnoranza che inizia dal fatto che non si sa cosa significa dire convivere con il terrorismo endemico palestinese, finalizzato alla distruzione del popolo ebraico come tale; che prosegue nell’ignorare di come vivono le famiglie costrette a mandare i figli in età scolastica su autobus diversi per non doverli seppellire tutti ma per avere la speranza che qualcuno di loro sopravviva ad un attentato.

Gli indignati si sentono dei Soloni dell’etica e della morale senza conoscere minimamente i meccanismi che regolano i processi in Israele: pensano che approvata la legge, ipso facto, Ben Gvir possa impiccare il terrorista di turno, ma la legge non funziona così in questo modo, Israele non è il Far West. I processi godono di tutte le garanzie legali, con avvocati difensori e giudici che eventualmente comminano le pene. Non sono certo i politici a farlo per quanto fanatici possano essere. Non comprendere queste nozioni elementari significa disconoscere Israele come Stato di diritto.   

Ma prima di entrare in merito alla legge approvata e al suo contesto, mi sembra opportuno fare alcune considerazioni sull’Europa civile, democratica e inclusiva, visto che proprio da qui partono le invettive e la “preoccupazione per la deriva antidemocratica di Israele”.  

L’Europa, così come la conosciamo oggi, è nata dopo la Seconda guerra mondiale. Due sono stati i pilastri legali che costituirono le fondamenta dell’Europa di oggi: 1) il Tribunale di Norimberga; 2) l’Accordo di Potsdam.  

Questi due pilastri giuridici fondanti dell’Europa, possono essere visti con gli “occhiali” degli studiosi storici e legali oppure che le “lenti deformanti” degli indignati. Nel primo caso, essi si collocano nel loro contesto storico-giuridico: creare giustizia e riparazione dopo le azioni criminali del nazismo e dei suoi alleati. Ma se volessimo utilizzare le “lenti deformanti” degli indignati potremmo tranquillamente dire che l’Europa si fonda sulla pena di morte come vendetta (Tribunale di Norimberga) e sulla pulizia etnica di oltre 14 milioni di tedeschi, quindi su una punizione collettiva di civili innocenti (Accordo di Potsdam). Tutto questo ovviamente decontestualizzando e prendendo selettivamente degli aspetti di questi due pilastri. Chi si azzarda oggi di affermare che l’Europa sia il frutto della pena di morte e della pulizia etnica? Nessuno. Questo perché la giustizia, di fronte a casi di estrema gravità e in determinati contesti, può e deve utilizzare metodi coercitivi anche estremi. Non per questo l’Europa è scivolata verso la barbarie e l’inciviltà; anzi, è vero il contrario, e il motivo è dovuto al fatto che una società civile produce gli anticorpi alle barbarie e Israele ha tutti questi anticorpi. Se la Corte Suprema dichiarerà legittima la legge sulla pena di morte dei terroristi non ci sarà nessuna deriva verso la barbarie.   

Sia l’Europa che gli Stati Uniti, hanno intrapreso un percorso che dalla Seconda guerra mondiale in avanti li ha portati a garantire a tutti i propri cittadini (oltre a quelli di altri Paesi) il pieno rispetto dei diritti civili, politici e legali. Tuttavia va ricordato che negli USA vige ancora la pena di morte nella maggioranza degli Stati. Anche in Francia fino al 1981 era prevista la pena di morte per alcuni reati. Inoltre, l’Occidente in diverse occasioni non ha lesinato a usare metodi contro il terrorismo che sono al di fuori di questa cornice legale e “civile”. Mi riferisco a tutte le uccisioni mirate decise dal premio Nobel per la Pace Barak Obama (la persona che più di tutte ha utilizzato la soluzione degli omicidi mirati) e dai vari membri della coalizione internazionale (in maggioranza europei) allestita contro Al-Qaeda, Isis e Houti. Non si tratta forse di condanne a morte senza processo? Perché nessuno in Europa ha mai parlato di “preoccupazione per la deriva antidemocratica” suscitata da tali tali azioni? Dove sono i Soloni che si stracciano le vesti per Israele di fronte a questa deriva illegale e incivile che va avanti da almeno 15 anni contro il terrorismo islamico?

Proviamo a vedere il contesto della legge appena approvata. La legge in oggetto (se non verrà cassata dalla Corte Suprema) deve essere vista come una cornice legale dentro la quale i tribunali che giudicheranno i terroristi lo faranno con tutti i crismi di legalità e non come è dipinta nei media o nei social: come la legge del taglione. È utile ricordare che il governo Netanyahu non ha “inventato” la legge sulla pena di morte ma lha estesa alla categoria dei terroristi palestinesi con specifiche finalità: la distruzione di Israele. Infatti, in Israele, la pena di morte per determinati reati esiste dal 1950 (legge sui nazisti e dei collaboratori nazistilegge sulla prevenzione e la punizione del genocidio) voluta dal governo laburista di Ben Gurion. Con queste leggi è stato possibile comminare la pena di morte a Eichmann nel 1962 (primo e unico caso in Israele)Inoltre, in Israele, dal 1977, alcuni crimini sono punibili con la pena di morte come previsto dal codice penale e nel codice militare. Va altresì ricordato che alcune norme inglesi in materia di sicurezza e mai abrogate dalla Stato di Israele prevedono la pena di morte per casi estremi.

In Giudea e Samaria, alcune norme inglesi e giordane non sono mai state abrogate e prevedono la pena di morte per vari reati. Mai in nessun caso si è arrivati alla messa a morte del condannato pur essendoci la possibilità legale. Perché? Perché la società civile israeliana nei fatti ha deciso per l’abrogazione della pena di morte anche per i crimini più efferati. Sarebbe dunque interessante capire il ragionamento degli “amici indignati” di Israele che li ha portati a credere che questa legge che estende la pena di morte al reato di terrorismo, finalizzato alla distruzione di Israele, possa portare lo Stato ebraico nell’abisso morale. Forse temono che “magicamente” tutte le garanzie legali stabilite dallo Stato di diritto spariscano e tutti i giudici civili e militari diventino improvvisamente forcaioli? O forse ha a che vedere con l’odio viscerale verso Netanyahu e il suo governo e questo odio semplicemente obnubila la capacità di ragionare?.

Un’altra bugia colossale che è stata associata a questa legge è che si riferisca unicamente ai “terroristi palestinesi”. In nessun passaggio della legge è fatta una distinzione di carattere etnico o religioso. Chi lo afferma dice il falso. Va sottolineato che prima di questa legge le Corti militari in Giudea e Samaria dovevano avere l’unanimità dei giudici per comminare una sentenza, ora basta la maggioranza esattamente come nella parte di Israele dove giudicano le corti civili. Fino ad oggi erano più garantiste le corti militari di Giudea e Samaria, tanto è vero che la percentuale di condanne era pari a quelle delle corti federali americane (studio comparativo condotto da Eugene Kontorovich) non come hanno sempre sostenuto i detrattori di Israele che vedevano nelle corti militari qualcosa di contrario allo Stato di diritto.     

La legge appena approvata può essere bocciata da Corte Suprema se ritenuta incostituzionale oppure potrà essere abolita da un nuovo governo se non la ritenesse utile o moralmente accettabile come in ogni Paese dove vige lo Stato di diritto 

Concludo con una nota personale. Non credo nell’efficacia della deterrenza di questa legge. Pertanto non la considero utile per sconfiggere il terrorismo e quindi, a mio parere, si poteva evitare di promulgarla. Reputo più utile utilizzare leggi già esistenti per perseguire i terroristi e i loro mandanti. Per esempio inizierei a procedere con l’arresto e la detenzione a lunghe pene per tutti i membri dell’Autorità Palestinese (organizzazione a delinquere che va chiusa per sempre). Nei confronti di questa organizzazione a delinquere è facilmente dimostrabile l’accusa di incitamento all’odio raziale fin dalle scuole d’infanzia, incitamento all’omicidio con l’aggravante dell’odio etnico e religioso, finanziamento sistematico del terrorismo sia per gli esecutori materiali che per le relative famiglie. Tutto questo non viene fatto per meri motivi politici ad iniziare dalle pressioni e ingerenze europee. Anziché cedere alle pressioni europee, per Israele è diventato vitale operare come uno Stato di diritto pienamente tale e disarticolare la minaccia terroristica operata da tutti i gruppi terroristici palestinesi sotto le voro varie sigle. Altra azione che si può intraprendere, secondo le norme vigenti, è quella di richiede mandati di cattura internazionali per tutti i funzionari europei che destinano centinaia di milioni di euro dei contribuenti europei, per finanziare il terrorismo palestinese che ha causato migliaia di morti. Se questo non verrà attuato il terrorismo palestinese non vedrà mai la fine. Proseguirei, poi, con l’assoluto divieto di entrata sul territorio israeliano di tutti i membri delle ONG colluse con i terroristi dell’Autorità Palestinese e delle diverse sigle della galassia palestineseTutti i membri delle ONG, che dopo regolare processo, venissero trovati colpevoli di collusione, finanziamento e appoggio esterno al terrorismo devono essere incarcerati nel rispetto delle leggi vigenti. Oggi sembra utopico ma se ci fosse la volontà politica dei membri della Knesset tutto questo si potrebbe realizzare senza nuove leggi, ne va dell’esistenza stessa di Israele. 

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