Sul curriculm anti-israeliano di Massimo D’Alema, ex Segretario del Pd, ex titolare della Farnesina, ex presidente del Consiglio, e quindi velista, gastronomo, viticultore, intermediatore per acquisti d’armi colombiane, “rottamato” da Matteo Renzi, e oggi figura del tutto marginale del panorama politico italiano, nulla da dire, è impeccabile.
Per D’Alema, come per Khamenei, il fattore principale di instabilità in Medioriente è lo Stato degli ebrei, e un Iran dotato di atomica sarebbe un’ottima cosa per la stabilità regionale. L’Iran, il Paese costantemente minacciato di distruzione da parte di Israele, che lui, diversamente da Khamenei, non ha mai definito “un cancro”, almeno pubblicamente, ma sicuramente come il responsabile di tante malefatte e tutte ai danni del mitico “popolo palestinese”, l’entità politica creata dai russi e consegnata ad Arafat a metà anni Sessanta. Alcune di queste malefatte le ha volute ricordare, aggiornate, l’altra sera nel salotto tv di Lilli Gruber su La 7, l’ammiraglia antisionista di Urbano Cairo per spiegarle, spiegarci, cosa ha generatro il 7 ottobre. Detenzioni abusive di minori, furti di terra, torture. C’era proprio tutto, o quasi, il consueto repertorio demonizzante contro Israele, senza alcun contraddittorio.
Con il suo abituale tono professorale, D’Alema ha fatto presente a una meravigliata giornalista, certo non amica di Israele ma non una pasionaria anti-israeliana, che Israele è diventato come l’Argentina di Videla (non lo ha detto ma era sottointeso), ovvero un Paese dove sono stati uccisi sotto tortura 600 (come quelli di Balaklava) detenuti palestinesi. I loro corpi, con i segni delle torture subite sono stati fatti sparire, ovviamente per occultare la prova dell’efferatezza.
D’Alema non li ha visti di persona, anche se è amico di “molte personalità israeliane” che forse avrebbero potuto mostrarglieli, ma si basa su un rapporto di Amnesty International, nota organizzazione imparziale, i cui membri, tuttavia, difficilmente possono averli contati e visti. Quale può essere dunque la fonte? Azzardiamo una ipotesi. Che sia la stessa che ha fornito a Francesca Albanese le prove che a Gaza l’IDF spara ai bambini nella testa e poi dopo nei testicoli? Chissà se qualcuno di loro, prima di essere liquidato, è stato, come i 600, anche torturato.