L’amministrazione Trump ha recentemente reso nota l’imminente messa al bando dei Fratelli Musulmani e la notizia è arrivata pochi giorni dopo che il governatore del Texas, Greg Abbott, ha annunciato di aver designato la Fratellanza e il CAIR (Council on American-Islamic Relations) come “organizzazioni terroriste” e “organizzazioni criminali transnazionali”, come “in accordo con la legge del Texas”.
Seppure negli Stati Uniti, soltanto il governo federale può designare un’organizzazione come terrorista, la direttiva di Abbott, che si avvale dei poteri del Codice Penale e del Codice della Proprietà del Texas, prevede che i due gruppi siano soggetti a sanzioni penali più severe e che sia loro vietato acquistare o possedere terreni in Texas. La designazione consente inoltre ai cittadini di intentare cause civili contro di loro ai sensi della legge texana.
Per quanto riguarda l’annuncio della Casa Bianca, nell’executive order viene reso noto che la designazione riguarderà il capitolo egiziano, libanese e giordano della Fratellanza:
“È rilevante in questo contesto il fatto che le sue sezioni in Libano, Giordania ed Egitto siano coinvolte, facilitino e sostengano o svolgano campagne di violenza e destabilizzazione che danneggiano le proprie regioni, i cittadini statunitensi e gli interessi degli Stati Uniti. Ad esempio, in seguito all’attacco del 7 ottobre 2023 in Israele, l’ala militare della sezione libanese dei Fratelli Musulmani si è unita ad Hamas, Hezbollah e alle fazioni palestinesi per lanciare molteplici attacchi missilistici contro obiettivi civili e militari all’interno di Israele. Un alto dirigente della sezione egiziana dei Fratelli Musulmani, il 7 ottobre 2023, ha invocato attacchi violenti contro i partner e gli interessi degli Stati Uniti, e i leader giordani dei Fratelli Musulmani forniscono da tempo supporto materiale all’ala militante di Hamas. Tali attività minacciano la sicurezza dei civili americani nel Levante e in altre parti del Medio Oriente, nonché la sicurezza e la stabilità dei nostri partner regionali.”
Risulta da subito evidente come il documento non faccia nessun riferimento al Qatar, la vera roccaforte dei Fratelli Musulmani a livello globale. Nonostante c’è chi abbia cercato di giustificarne l’assenza col fatto che il ramo qatariota della Fratellanza sia stato formalmente sciolto nel 1999, è altresì vero che il Qatar è diventato un importante sostenitore della Fratellanza a livello internazionale, incluse le sue affiliate come Hamas, fornendo loro sostegno finanziario, politico e ospitalità, come del resto già evidenziato dal Washington Institute, dalla FDD Action e dall’esperto Steven Merely in un report per il parlamento britannico.
Non è certo un caso che il leader spirituale dei Fratelli Musulmani, Yusuf Qaradawi, ha operato da Doha fin dal 1961 dove, tra le varie cose, ha diretto la Union of Muslim Scholars (IUMS), organizzazione religiosa legata alla Fratellanza e ora diretta, sempre da Doha, da Ali al-Qaradaghi.
Va inoltre evidenziato che il Qatar è recentemente stato accusato di svolgere un ruolo di primo piano nella diffusione dell’ideologia anti-Occidentale nelle università americane. Non è un caso che l’antisemitismo sia drasticamente aumentato nei campus finanziati dal Qatar, come riportato da Charles Asher Small, ricercatore dell’ISGAP sull’antisemitismo, in un’audizione del Congresso degli Stati Uniti del luglio 2024. Secondo Small, le università che hanno ricevuto finanziamenti dal Qatar hanno registrato un picco del 300% nell’antisemitismo, rispetto a quelle che non sono finanziate da Doha.
La ragione per la quale il Qatar non venga menzionato nell’ordine di designazione della Casa Bianca non è difficile da comprendere. Donald Trump è infatti in ottimi rapporti con Doha, nonostante il sostegno dell’emirato all’estremismo violento che dilaga nelle università americane, all’estremismo islamico della Fratellanza e a Hamas.
Trump si è infatti infuriato con Israele in seguito al raid dell’IDF dello scorso settembre per colpire la leadership di Hamas riunita a Doha ed è subito corso in suo sostegno, chiedendo a Netanyahu di scusarsi pubblicamente con l’emiro al-Thani e stringendo un accordo di difesa militare con Doha. Che dire poi dell’aereo presidenziale donato a Trump dal Qatar? E dei rapporti d’affari tra Doha e gli inviati della Casa Bianca, Steven Witkoff e Jared Kushner?
Insomma, sanzionare i Fratelli Musulmani in Egitto, Giordania e Libano va benissimo (nei primi due Paesi sono tra l’altro già messi al bando), ma se poi non si interviene sul principale sostenitore dell’organizzazione a livello internazionale, allora la misura assume dimensioni molto limitate.
L’altro nodo da sciogliere riguarda la Turchia di Erdogan, altro Paese sostenitore della Fratellanza e di Hamas. Sebbene non esista una sezione turca ufficiale dei Fratelli Musulmani, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), attualmente al governo, ha legami ideologici di lunga data con il Movimento e gli ha storicamente offerto sostegno politico. Inoltre, parecchi membri dei Fratelli Musulmani egiziani sono presenti in Turchia, principalmente come diaspora di membri esiliati a cui Erdogan ha concesso un rifugio sicuro dal 2013, dopo la caduta del governo Morsy in Egitto. Sempre in Turchia è inoltre ampiamente attiva Hamas, particolarmente in ambito finanziario.
Curiosamente, nemmeno la Turchia è citata nell’ordine di designazione della Fratellanza annunciato dalla Casa Bianca.
Per colpire in maniera efficace i Fratelli Musulmani è fondamentale agire su più livelli in contemporanea.
In primis è essenziale designare tutte le sue branche e i suoi membri ed attivisti, senza eccezioni di Paese dovute ad alleanze di comodo, esattamente come già attuato per qualsiasi altra organizzazione terrorista. Bisogna colpirne i canali finanziari perché quello è il vero punto debole del Movimento.
In secondo luogo è fondamentale intervenire con sanzioni nei confronti di chi interagisce economicamente con loro, come già implementato nei confronti di chi mantiene relazioni economico-finanziarie con il regime iraniano.
In terzo luogo è importante migliorare il coordinamento tra agenzie di intelligence, in particolare per quanto riguarda la condivisione di informazioni, per rendere più efficaci le misure nei confronti della Fratellanza.
In quarto luogo, certi ambienti politici, accademico-analitici e persino dell’intelligence farebbero bene a smettere di utilizzare i Fratelli Musulmani come interlocutori se non addirittura come “segnalatori di cattivi”, magari in base a concetti squinternati del tipo “sono estremisti ma non terroristi”.
In quinto luogo, bisogna intervenire sull’ideologia, andando oltre le misure nei confronti delle singole branche, come illustrato al Jerusalem Post da Dalia Ziada, ricercatrice presso The Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy a Washington:
“Se si designa la Fratellanza Musulmana, si designa l’ideologia stessa. E se si vieta l’ideologia, è come soffocarla; è come togliere l’ossigeno a tutte le fazioni che si allineano a questa ideologia o che operano all’interno del suo ecosistema. E questo alla fine le porterà a perdere l’ossigeno e a smettere di funzionare”.
La Ziada ha ragione in quanto, intervenendo sull’ideologia della Fratellanza in maniera drastica, esattamente come si è fatto nei confronti di quella nazista, si impartisce un colpo devastante a tutto il Movimento, a prescindere dalle singole branche, arrivando a soffocarla. Del resto, l’ideologia radicale, genocida ed antisemita è già stata messa in evidenza in diverse analisi tra cui quella dell’esperto Markos Zografos in un report pubblicato nel 2021 dall’ISGAP e intitolato: “Genocidal Antisemitism: A Core Ideology of the Muslim Brotherhood”.
Questa strategia di attacco multi-livello è plausibilmente l’unica che può effettivamente portare allo sradicamento e alla neutralizzazione dei Fratelli Musulmani a livello transnazionale. Ora anche l’Europa e l’Italia devono fare la loro parte.