Con Trump si ripete sempre la stessa trama: un annuncio bombastico su un accordo segreto, poi la stampa lo commenta, Trump smentisce gli aspetti più preoccupanti anticipati dalla stampa e infine accusa i giornalisti di mentire. Questa trama si è ripetuta ancora una volta, ad appena un mese dal Memorandum di Intesa con l’Iran. L’oggetto, in questo caso è il programma nucleare dell’Arabia Saudita. Trump ha annunciato in pompa magna di avere raggiunto un accordo con Mohammed bin Salman, principe reggente saudita, per lo sviluppo di un programma nucleare civile.
I media hanno rilanciato la notizia con la giusta enfasi e hanno sottolineato un aspetto inquietante dell’accordo: gli Usa daranno accesso ai sauditi alla tecnologia per l’arricchimento dell’uranio. Per uso civile, certo, ma la stessa tecnologia serve anche per produrre uranio arricchito al 90%, quello per le armi nucleari. Insomma, il programma civile che gli Usa starebbero aiutando a costituire nella monarchia saudita, sarebbe il primo passo per un’atomica nelle mani del re a Riad. Da notare: gli Usa non hanno mai fornito ad alcun paese gli strumenti e il know how necessari all’arricchimento dell’uranio. Puntualmente, dopo un giorno di commenti, arriva Trump a smentire tutto, o quasi, sul social network di sua proprietà, Truth: “Gli accordi sul nucleare civile (non ci sarà arricchimento di materiale!)… che riguardano solo l’uso non militare… saranno approvati, ma sono totalmente soggetti all’adesione dell’Arabia Saudita ai rispettati e riusciti Accordi di Abramo”.
Quindi la musica cambia: abbiamo un accordo sul nucleare civile, ma senza arricchimento dell’uranio. Sarà approvato, ma solo se l’Arabia Saudita aderirà agli Accordi di Abramo. Quindi, pare di capire: sarà un altro strumento di pressione per indurre Riad alla tanto attesa firma degli Accordi. Ovviamente sono i giornalisti che si sono inventati tutto, solite fake news contro Trump e gli interessi degli Usa?
Ci sono alcune cose che non tornano. Prima di tutto: per aderire agli Accordi di Abramo, l’Arabia Saudita ha sempre posto come condizione irrinunciabile il riconoscimento della Palestina. L’Arabia Saudita rinuncerà alla richiesta di riconoscimento internazionale della Palestina, in cambio del programma nucleare? Oppure Trump riconoscerà la Palestina (e firmerà anche l’accordo nucleare) in cambio dell’adesione dei sauditi agli Accordi di Abramo? Delle due l’una. E diciamolo francamente: è più probabile che gli Usa accettino il riconoscimento della Palestina. Che la monarchia saudita, protettrice dell’Islam sunnita, sia pronta a rinunciarvi è molto più improbabile.
Secondo: siamo veramente sicuri che l’accordo sul nucleare civile (che nessuno ha letto) non includa anche l’arricchimento dell’uranio? È anche probabile che Trump abbia cambiato idea, parlando con qualcuno di sua fiducia. Difficile che la stampa si sia inventata tutto, soprattutto su un tema così delicato. Quindi è probabile che Trump desse per scontato che l’accordo potesse includere anche un’assistenza Usa sulla costruzione di impianti con centrifughe per l’arricchimento per l’uranio, poi abbia cambiato idea quando qualcuno gli ha fatto notare che gli Usa non l’avevano mai fatto e che l’idea stessa è folle. Tuttavia, ciò che interessa a Riad non è solo la possibilità di diversificare le fonti in un’economia ormai post-petrolifera, ma è anche e soprattutto la capacità di difendersi dall’Iran. Se Teheran non venisse fermata con la guerra e potesse dotarsi delle sue armi nucleari, i sauditi vorrebbero la loro bomba atomica. Lo ha detto bin Salman, in una intervista alla Cbs nel 2018. E farebbero di tutto per procurarsene un arsenale, nel minor tempo possibile. A questo punto, è molto difficile che i sauditi possano accettare di firmare gli Accordi di Abramo, senza avere qualcosa di veramente grosso in cambio. Quel “qualcosa di veramente grosso” può essere solo l’accesso al club delle potenze nucleari. Sotto questa soglia di ambizione, per bin Salman sarebbe solo svendita di interessi sauditi. Non sembra il tipo da accettare compromessi al ribasso.
In questa ottica noi possiamo “leggere” la trattativa in corso, pur non vedendo ancora i documenti scritti che andranno firmati e poi votati dal Congresso Usa. Si tratta ovviamente solo di ipotesi, ma: l’Amministrazione Trump potrebbe avere rinunciato a disarmare l’Iran con la forza. Costa troppo, dura troppo a lungo, il successo militare non è garantito come vorrebbe Trump. A questo punto avrebbe accettato l’idea di un’Arabia Saudita nuclearizzata. E così, con gran gioia dei “realisti”, che accarezzano l’idea da un ventennio, si creerebbe una mini-guerra fredda nel Golfo, fra sauditi e iraniani, entrambi dotati di atomica nel prossimo futuro. I realisti piacciono a Trump e li ha reclutati in gran numero nella sua amministrazione, basti pensare a Elbridge Colby, numero due al Pentagono sotto Hegseth. Piacciono a Trump perché fanno ragionamenti senza scrupoli morali (il realismo nasce precisamente come negazione della moralità nelle relazioni internazionali) e pongono sempre gli interessi nazionali americani al centro dei loro argomenti.
Ma i realisti hanno sempre avuto un enorme difetto: i loro modelli di analisi ignorano (volutamente) la natura ideologica dei regimi. Dal loro punto di vista, l’Arabia Saudita segue all’incirca le stesse regole del gioco della Svezia. Ma l’Arabia Saudita non lo sa e nei decenni passati ha finanziato il jihad in tutto il mondo nel nome dell’Islam, che è religione guerriera e universale. Quando nel 1990 i sauditi si sono alleati con gli Usa, contro il comune nemico Saddam Hussein, il più rigoroso Osama Bin Laden ha fondato il movimento terrorista Al Qaeda per reazione, per combattere contro gli infedeli americani, per la loro sacrilega presenza sul suolo islamico. Gli attentati delle Torri Gemelle (1993), di Nairobi e Dar es Salaam (1998) e della USS Cole (2000) sono prodotti di una mente saudita. E nell’attacco a New York e Washington dell’11 settembre 2001, gli esecutori erano in maggioranza (15 su 19) sauditi.
Ai giorni nostri, Trump si fida di Mohammed bin Salman. E questi si comporta da amico dell’Occidente. Pur con le riforme di modernizzazione introdotte dal principe reggente, però, stiamo sempre parlando del regno islamico che applica la shariah alla lettera, quasi come i Talebani, e permette ai soli musulmani di accedere ai massimi luoghi santi dell’Islam, sul suo territorio, la Mecca e Medina. Qualcuno, in Arabia Saudita, prenderà ancora il posto del rigoroso e coerente Bin Laden, è solo questione di tempo. E gli vorremmo dare la tecnologia nucleare Made in Usa?