In Italia è da tempo presente un nexus consolidato tra estrema sinistra e islamismo, come confermato dal Ministro degli Interni, Matteo Piantedosi in un’intervista a Il Giornale dello scorso 16 febbraio, in cui ha parlato di “saldatura tra due forme di illegalità e violenza con un unico obiettivo di contrapporsi ai valori consolidati della nostra società” ed ha espresso volontà per un fermo contrasto alla loro attività.
Il comune denominatore o collante delle due aree ideologiche è il sostegno a Hamas e alle altre formazioni terroriste palestinesi, come del resto emerso dalle numerose manifestazioni a sostegno di Mohammad Hannoun e soci, arrestati lo scorso 27 dicembre con l’accusa di rappresentare la rete italiana di Hamas e quelle nei confronti di Yaeesh Anan, membro delle Brigate al-Aqsa, arrestato a gennaio 2024 con l’accusa di pianificare attentati in Israele dal territorio italiano.
L’alleanza tra l’estrema sinistra e i palestinesi è però anche una relazione di reciproca necessità.
Mentre l’estrema sinistra ha trovato nella causa palestinese, molto in voga a livello internazionale, un espediente per fare fronte a una grave crisi dei consensi (che riguarda un po’ tutta l’area di sinistra), utilizzandola dunque per attaccare il governo di centro-destra, i palestinesi sfruttano la vasta rete e le connessioni dell’estrema sinistra, storicamente e profondamente radicata in Italia (e in particolare in alcune regioni), per diffondere odio nei confronti di Israele e di chi lo sostiene.
La narrativa dei palestinesi in Italia, da un’iniziale linea volta a far pressione sul governo italiano nella speranza di deteriorarne i rapporti con Israele, così come già accaduto con altri Paesi europei come Francia, Belgio, Gran Bretagna e Spagna, ha abbracciato una progressiva retorica sempre più aggressiva contro l’esecutivo, con ripetute accuse di “complicità nel genocidio”, di “repressione” nei confronti della causa palestinese, fino ad affermare la volontà di organizzarsi per contrastare il governo e bloccare il Paese. Una linea che si sposa con quella dettata dalle formazioni CARC e Nuovo Partito Comunista (NPCI), ovvero bloccare tutto per rendere il Paese ingovernabile e rovesciare l’esecutivo.
L’astio dei palestinesi appartenenti alla rete di Hannoun nei confronti della Meloni è del resto emerso anche in alcune conversazioni riportate da Il Giornale, come nel caso del 4 luglio 2024, quando tre degli indagati vengono intercettati presso la sede dell’ABSPP in via Venini a Milano mentre fanno riferimento alla Premier in maniera più che eloquente: “…la mia paura è che questa cagna, anche lei si svegli”. Un’allusione al timore che l’Italia prenda provvedimenti in seguito alle sanzioni emesse dal Dipartimento del Tesoro americano nei confronti di Mohammad Hannoun e delle sue associazioni (ABSPP e Cupola d’Oro), indicati come attori di Hamas in Italia.
CARC e NPCI si collocano a loro volta all’interno di una galassia ben più ampia di formazioni accorse in sostegno dell’estremismo palestinese e rispecchianti varie anime dell’estrema sinistra come la Rete dei Comunisti (di cui fanno parte i gruppi giovanili OSA e Cambiare Rotta, già presenti all’assalto alla Stazione Centrale di Milano dello scorso settembre), particolarmente vicina al regime di Maduro e a Cuba, ma anche il CALP genovese (che ha espresso posizioni filo-russe), l’USB, Potere al Popolo, centri sociali come Askatasuna, i collettivi universitari, gli anarco-insurrezionalisti ecc.
La violenza perpetrata dai facinorosi di estrema sinistra è riemersa per l’ennesima volta a Torino due settimane fa durante il corteo a favore di Askatasuna quando un gruppo di soggetti incappucciati ha picchiato e preso a martellate un agente di Polizia, salvo solo grazie all’intervento di un collega che lo ha messo al riparo. Ci sono poi i sabotaggi ai binari delle ferrovie, veri e propri attentati in quanto si rischia il deragliamento con potenziali vittime.
Le intenzioni sono state del resto espresse in maniera incontrovertibile da Andrea De Marchis, membro della direzione nazionale del CARC, il quale ha dichiarato ai microfoni di Fuori dal Coro: “Bisogna organizzarsi per prendere in mano noi questo Paese con ogni mezzo necessario e possibile. Bisogna rendere questo Paese ingovernabile”. Dichiarazioni palesemente sovversive che minano l’ordine democratico.
Alla domanda: “E’ giusto picchiare a martellate un poliziotto”? Il soggetto in questione ha poi replicato: “Questo è veramente simpatico… In quella situazione a un Rambo gli ha detto male”.
Nel complesso, gli episodi di violenza che vanno dalle aggressioni agli appartenenti alle Forze dell’Ordine, ai danneggiamenti, alle occupazioni volte a paralizzare le attività della cittadinanza e agli attentati ai binari possono essere classificati come “terrorismo”?
Certamente. A tal fine è utile ricollegarsi alla definizione di Boaz Ganor, direttore dell’International Institute for Counter-Terrorism di Herzliya, che definisce il terrorismo come “violenza deliberata, perpetrata contro obiettivi civili per scopi politici“. Definizione semplice, chiara e pragmatica.
Lo Stato, le istituzioni italiane e la cittadinanza stessa si trovano dunque a dover far fronte a una nuova ondata di estremismo e terrorismo con una matrice che unisce le formazioni di estrema sinistra e l’area islamista palestinese.
L’arresto di Maduro per mano degli USA, l’attuale situazione a Gaza con Hamas agonizzante e la potenziale imminente offensiva nei confronti del regime iraniano potrebbero fare ulteriormente degenerare la situazione anche sul piano interno italiano. Ora più che mai sono dunque necessarie ulteriori misure volte alla prevenzione e al contrasto dell’estremismo e del terrorismo “far-left pro-Pal”, tenendo bene a mente che l’estremismo è l’anticamera del terrorismo, è la benzina che lo alimenta. E’ dunque necessario attivarsi preventivamente.