Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

Il ritorno della vecchia merda

La notizia non notizia è che non c’è nulla di nuovo nel  presunto “nuovo” antisemitismo. Per citare Marx (facendolo in modo volutamente provocatorio essendo noti i suoi pregiudizi antisemiti), che si riferiva ad altro, si tratta del ritorno della “vecchia merda”.

A ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa, pardon, l’Occidente, scopre che l’antisemitismo, o per essere più precisi e uscire dalla categoria coniata a fine Ottocento da Wilhelm Marr, l’antigiudaismo, ovvero l’odio specifico per gli ebrei,  può essere ancora liberamente praticato. Il tabù è caduto e finalmente gli ebrei (salvo quelli di sinistra e schierati contro Israele) possono essere esecrati e accusati di un grande crimine collettivo. Il deicidio, di cui non interessa più a nessuno, salvo frange minoritarie di integralisti cristiani, ora è diventato il genocidio, la nuova supercategoria del crimine.

Una volta erano gli ebrei a essere considerati le vittime del più grande genocidio del Novecento, infausto primato che gli è stato sottratto per accusare loro dello stesso misfatto collettivo. Alla perversione non c’è, come noto, limite. Ci è voluto un po’ di tempo a dire il vero, ma alla fine si è arrivati a destinazione.

Oggi, all’ebreo diasporico o all’israeliano, viene chiesto subito di attestare quale è la sua posizione sulla guerra a Gaza. Se la condannerà senza appello inveendo contro i nuovi Shylock, Ben Gvir, Smotrich e Netanyahu, avrà subito un lasciapassare che gli consentirà di potere presenziare ad eventi pubblici di prestigio, a intervenire a convegni sui diritti umani, a parlare di bene, umanità, progresso, ecc. Se inizierà a parlare delle inenarrabili atrocità commesse da Hamas, (leggere l’imponente rapporto recentemente stilato sugli orrori perpetrati il 7 ottobre, ci affonda nell’abisso più profondo della abiezione umana), e ad affermare che Israele ha il diritto di difendersi da chi vuole annientarlo, verrà subito considerato un paria.

Le “saponette mancate” (così appellati da un manifestante gli ebrei che hanno sfilato il 25 aprile a Milano per ricordare il contributo offerto dalla Brigata Ebraica alla liberazione), sono immancabilmente per i tanti benpensanti odierni, tutti quegli ebrei, tutti quegli israeliani, che stanno strenuamente dalla parte di Israele, dalla parte del suo diritto non all’esistenza, bestialità tra le maggiori, (quale Stato non avrebbe il “diritto” all’esistenza?), ma alla sua difesa e alla guerra contro chi vorrebbe scomparisse dalla mappa del Medioriente.

L’antigiudaismo, nel corso della sua millenaria storia ha assunto forme diverse, dal deicidio appunto, all’accusa di omicidi rituali nei confronti dei bambini cristiani, alle teorie della cospirazione in base alle quali gli ebrei verrebbero impadronirsi del mondo, per giungere all’approdo genocidario.

A corredo di tutto ciò c’è anche l’interdizione alla lamentela, perché, altro vecchio topos antigiudaico, se agli ebrei succede quello che succede è perché se la sono voluta loro.

Non manca niente al repertorio. La vecchia merda è tornata prepotente con tutta la sua foga, non spacciamola per nuova.

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