Iran e Medioriente

Il vero cambiamento può essere solo il regime change

Pochi americani vogliono un’altra guerra. Sono stanchi dei conflitti, specialmente di quelli in Medio Oriente. Eppure gli ayatollah e i loro alleati islamo-terroristi — che uccidono americani, israeliani ed ebrei da quarantasette anni — non sono affatto stanchi. Il presidente Trump è un prodotto di questa spossatezza e, nonostante l’operazione lampo in Venezuela e l’attuale impegno in Iran, è deciso ad assecondare la volontà del suo elettorato «no more war». Lo dimostra la sua recente affermazione circa la «perdita di tempo» rappresentata dall’invio di truppe di terra.

L’aviazione, però, è insufficiente per eliminare il totalitarismo khomeinista. Un’operazione di terra sarebbe necessaria proprio per ottenere quella «resa senza condizioni» richiesta da Trump. Solo con una presenza militare sul territorio gli Stati Uniti, insieme agli alleati israeliani ed europei, potrebbero creare un protettorato in Iran e preparare una transizione ordinata alla democrazia. Purtroppo, però, anche l’America di Trump è prigioniera dell’ideologia «zero morti», il cui unico obiettivo sembra essere il ritorno dei piloti incolumi; Washington, infatti, preferisce agire dai cieli piuttosto che sporcarsi di polvere e sangue sul terreno.

Nemmeno gli alleati regionali sembrano disposti ad assumersi il peso di un’operazione terrestre. I Curdi, che pure negli ultimi decenni hanno combattuto con determinazione contro lo jihadismo e contro le milizie sciite filo-iraniane, sembra non abbiano avviato alcuna offensiva di terra contro il regime di Teheran. Un atteggiamento storicamente giustificato. Nel 1991, dopo la Guerra del Golfo, gli Stati Uniti incoraggiarono l’insurrezione curda contro Saddam Hussein, salvo poi non sostenerla quando il regime iracheno reagì con brutalità. Più recentemente, in Siria, il ritiro delle truppe statunitensi ha lasciato i Curdi esposti agli attacchi delle forze turche. Non stupisce quindi che, adesso, il movimento curdo guardi con diffidenza alle promesse di sostegno occidentale e preferisca evitare nuove avventure militari senza garanzie concrete.

Dopotutto, a ben vedere, il vero obiettivo degli Stati Uniti è ormai stato raggiunto: distruggere le infrastrutture nucleari e quelle per la produzione di missili balistici.

Il regime change non è mai stato davvero previsto dalla Casa Bianca. Israele potrà tirare un sospiro di sollievo per gli ingenti danni inflitti alle strutture belliche, ma vedrà il suo principale nemico ancora al suo posto: ferito, ma saldo. Molto peggio andrà al popolo iraniano, che continuerà a vivere sotto un regime repressivo, ancora più paranoico, omicida ed economicamente debilitato.

Gli effetti della pace che si prepara saranno, sul lungo periodo, ben più disastrosi di quelli della guerra. È la stessa situazione di paralisi morale descritta da Simone Weil nell’aprile del 1939, a pochi mesi dall’inizio della Seconda guerra mondiale.

Torna Su