Iran e Medioriente

Iran-Usa-Israele: Le lezioni da apprendere

La guerra in Iran è ricominciata, anche ufficialmente, il 13 luglio, quando Trump ha notificato la ripresa delle ostilità nel Golfo al Congresso. La sua notifica porta la data del 7 luglio, quando gli iraniani hanno attaccato tre mercantili, fra cui una metaniera, tutte provenienti da paesi del Golfo. La dinamica è dunque chiara: dopo l’orgia di violenza retorica che il regime iraniano ha scatenato contro gli Usa e i loro alleati, durante la settimana di funerale dell’ayatollah Alì Khamenei, le Guardie Rivoluzionarie sono passate dalle parole ai fatti e hanno compiuto l’unico atto di guerra che agli iraniani riesce bene, la pirateria nel Golfo Persico, per impedire il transito di gas, petrolio e altre materie prime strategiche dallo Stretto di Hormuz.

La guerra, dunque, non è ricominciata “per colpa di Israele”, come la maggioranza dei fini analisti geopolitici si aspettava, ma perché l’Iran ha direttamente e deliberatamente rotto la tregua e ripreso le azioni ostili contro il commercio marittimo. La previsione che Israele avrebbe rotto la tregua era già servita su un piatto d’argento, dal momento in cui il successo del Memorandum di intesa fra Usa e Iran era legato strettamente al successo del cessate-il-fuoco in Libano, da raggiungere con una mediazione parallela a Washington, poi a Roma, fra Libano e Israele. Fra il Libano in quanto Stato, si intende, non comprensivo di Hezbollah. Quest’ultimo, nel sud del Paese dei Cedri ha costruito il suo Stato parallelo, dipendente dal regime di Teheran e in guerra permanente, religiosa, con Israele. Quindi era un film già scritto: Hezbollah avrebbe continuato a lanciare razzi contro Israele, il Libano non si sarebbe opposto, Israele sarebbe intervenuto con mano pesante e l’Iran avrebbe “difeso” i libanesi: a Israele sarebbe stata addossata la rottura della tregua.

Invece no. La realtà ha smentito le previsioni dei geopolitici. Israele ha accettato di buon grado un accordo con il Libano, in previsione di un trattato di pace, riservandosi il diritto di rispondere alle aggressioni di Hezbollah. E anche il Libano ha accettato la logica di questo accordo. Una soluzione fragile, che non promette nulla di diverso dall’alternarsi di tregue e conflitti che ci sono state ininterrottamente dal 1978 ad oggi. Ma che, è bene sottolinearlo, in questo caso non ha causato la ripresa delle ostilità con l’Iran. I combattimenti nel sud del Libano sono continuati, a bassa intensità, senza registrare alcuna escalation, mentre i negoziati proseguono tuttora.

A rompere la tregua, come sottolineato, è stato direttamente l’Iran, dopo avere minacciato di morte Trump, Netanyahu, il senatore Lindsey Graham (che è morto per davvero, di infarto), Hegseth, Merz, Meloni, Macron e Starmer. Un’orgia di violenza retorica a cui si sono prestati volentieri anche amici americani del regime, fra cui il “comunista Maga” Jackson Hinkle, influencer talmente di destra che è diventato stalinista ed ora vive a Mosca.

Quale lezione apprendere? Prima di tutto che la guerra non nasce impersonalmente “da un’escalation”: la guerra la fa chi la vuole fare. E chi la vuole fare, la inizia per ideologia, nel caso dell’Iran anche per religione. L’ideologia della Repubblica Islamica è una versione intransigente dell’Islam fuso con il terzomondismo rivoluzionario, il pensiero reazionario antimoderno e l’allineamento globale con le dittature del nuovo blocco orientale. Con questa ideologia non si possono stipulare contratti o concludere dei “deal”, neanche da parte dell’autore del “The art of the deal”: una tregua, dal punto di vista iraniano, serve solo a riorganizzarsi, riarmarsi e rilanciare la guerra. E questo Trump non deve averlo capito neppure adesso, visto che considera le attuali operazioni militari solo come una forma di pressione forte per indurre l’Iran a scendere di nuovo a patti.

L’altra lezione da apprendere è che: Israele non è l’aggressore in questo conflitto. Anzi, in questa ripresa delle ostilità ne è addirittura estraneo. Israele ha subito l’aggressione iraniana per un anno e mezzo prima di passare al contrattacco, appoggiato dagli Usa. Ora pensa di difendere i suoi cittadini da Hezbollah e dal ritorno di salve missilistiche iraniane.

Eppure, e qui il nostro mondo “sterza nel surreale”: per il vicepresidente americano JD Vance, l’accordo con Teheran che lui stesso ha negoziato, è fallito soprattutto … per colpa di Israele.

Intervistato il 15 luglio dal podcaster Joe Rogan, influencer di estrema destra che ha contribuito a diffondere l’antisionismo anche fra i repubblicani, Vance ha dichiarato testualmente, a proposito di Israele: “Sappiamo senza ombra di dubbio che all’interno del loro sistema ci sono persone che manipolano e cercano di cambiare l’opinione pubblica americana per far sì che la guerra continui indefinitamente”. Aggiungendo: “Non per raggiungere un obiettivo specifico, ma semplicemente per prolungarla all’infinito”.

Ultima considerazione: nel funerale di Khamenei, il regime iraniano ha minacciato di morte tutti, ma non JD Vance. Lui non è nella loro lista nera. Qualcosa vorrà pur dire.

Torna Su