La UEFA starebbe valutando la sospensione di Israele da tutte le competizioni calcistiche internazionali. Lo riporta il quotidiano britannico Times, secondo cui una decisione è attesa già la prossima settimana, con la maggioranza dei membri favorevole.
Una scelta del genere chiuderebbe le porte alla nazionale israeliana per i prossimi Mondiali e comporterebbe l’esclusione immediata del Maccabi Tel Aviv dall’Europa League. Il ministro dello Sport, Miki Zohar, ha confermato ai media israeliani di «essere al lavoro con il premier Benyamin Netanyahu per impedire questa mossa».
La proposta approderà al prossimo Consiglio Esecutivo UEFA e avrebbe conseguenze dirette anche sul girone di qualificazione dell’Italia, che vedrebbe complicarsi la corsa al Mondiale 2026. Il rischio è quello di un terremoto non solo sportivo ma anche politico, in un contesto già segnato da forti pressioni geopolitiche. Secondo indiscrezioni, il Qatar spingerebbe per una decisione drastica nei confronti di Israele. Doha, sponsor di peso della UEFA e rappresentata da figure influenti come Nasser Al-Khelaifi – presidente del Paris Saint-Germain e della Lega dei club europei – avrebbe denunciato una campagna di disinformazione orchestrata da Tel Aviv. Sul fronte opposto, Israele può contare sull’appoggio di Germania e Ungheria, due Paesi pronti a esercitare un veto in sede UEFA.
Al centro della contesa ci sono non solo il Maccabi Tel Aviv e la nazionale israeliana, ma anche la FIFA, che si troverebbe costretta a decidere sul destino delle qualificazioni mondiali del 2026 negli Stati Uniti, Canada e Messico. Per Gianni Infantino si tratterebbe di una delle prove più delicate del suo mandato, destinata a riverberarsi sui rapporti con la Casa Bianca e con il presidente americano Donald Trump. Questo braccio di ferro non può essere compreso senza analizzare il peso crescente del Qatar nel calcio europeo. Negli ultimi anni Doha ha intessuto una rete di relazioni che la rendono un attore imprescindibile per la UEFA. Nel settembre 2024 Qatar Airways ha firmato un accordo pluriennale da circa 500 milioni di euro per diventare partner ufficiale della Champions League fino al 2030, con visibilità capillare in tutti i match e nelle iniziative promozionali. La compagnia aerea era già sponsor globale di UEFA EURO 2020 e UEFA EURO 2024, confermando una strategia di lungo respiro.
Non meno rilevante è il ruolo del beIN Media Group, che ha rinnovato fino al 2027 i diritti televisivi per Champions, Europa League e Conference in Medio Oriente e Asia. Un flusso miliardario che rafforza la dipendenza economica della UEFA dai capitali qatarioti, garantendo al contempo a Doha un’enorme influenza mediatica.
Il Qatar ha però agito anche attraverso i club. L’acquisto del Paris Saint-Germain da parte di Qatar Sports Investments nel 2011 ha inaugurato una stagione di sponsorizzazioni massicce. L’accordo con la Qatar Tourism Authority, che arrivò a prevedere fino a 200 milioni di euro all’anno, venne giudicato gonfiato dalla UEFA e ridotto della metà per il calcolo del Fair Play Finanziario. La vicenda sfociò in una multa da 60 milioni inflitta al club francese nel 2014, alimentando l’accusa di “dopaggio finanziario” che ancora accompagna il PSG.
Attraverso beIN, Doha ha inoltre acquisito i diritti della Ligue 1 e di altri campionati, alterando gli equilibri economici e accrescendo il peso politico del calcio francese nei tavoli internazionali. La UEFA si è così trovata in una posizione ambivalente: da un lato costretta a vigilare sugli eccessi, dall’altro beneficiaria dei flussi economici garantiti dagli stessi soggetti qatarioti.
In sintesi, non è vero che «tutti i soldi del Qatar» finiscano direttamente nelle casse della UEFA. Una parte arriva da sponsorizzazioni e diritti, un’altra dai club attraverso contratti contestati e ridimensionati. Ma l’effetto finale è chiaro: l’impronta di Doha sul calcio europeo è così profonda da influenzare bilanci, scelte politiche e perfino il destino di interi Paesi. La possibile esclusione di Israele ne è la dimostrazione più lampante: quando i miliardi del Golfo incontrano la geopolitica, lo sport diventa terreno di scontro globale.