Note a margine

Israele, Olbia e onde gravitazionali: ecco le priorità creative della Regione Sardegna

In Sardegna l’estate non è fatta solo di spiagge e mare cristallino: è anche la stagione in cui la politica locale riesce a dare il meglio di sé, trasformando ogni questione in un dramma nazionale. Quest’anno il copione lo recitano i turisti israeliani, diventati improvvisamente una minaccia tale da meritare interrogazioni, conferenze stampa e persino appelli alla cancellazione di voli di linea. Il presidente della Regione Alessandra Todde, intervistata dal Fatto Quotidiano, ha precisato con voce grave che «i cittadini israeliani sono entrati in Italia in base ad accordi di carattere nazionale, e la Regione non ha poteri su questo». Un richiamo alla realpolitik, condito dal racconto di una telefonata all’amministratore delegato dell’aeroporto di Olbia: «Mi ha spiegato che non si può fare nulla». Tradotto: il volo resta, gli israeliani continueranno a scendere in Costa Smeralda con trolley e crema solare, e la Regione non potrà erigere posti di blocco con check-point anti–Idf. Il paradosso è evidente: mentre la Sardegna affoga nei problemi strutturali – sanità disastrata, trasporti interni da film neorealista, giovani che emigrano e università svuotate – la politica regionale si accapiglia sull’arrivo di turisti che, piaccia o no, portano soldi all’economia locale. La narrazione si fa grottesca quando la discussione viene presentata come questione di sovranità nazionale, quasi fossimo a un vertice NATO invece che davanti a un volo low-cost per Olbia.

La festa dell’amico giornale

Ma non è tutto. Perché mentre la politica sarda si contorce sull’epocale questione “israeliani sì/israeliani no”, la stessa giunta Todde trova tempo e fondi per un investimento ben più concreto: 68.235 euro di denaro pubblico stanziati per sponsorizzare la Festa del Fatto Quotidiano, in programma a Roma dal 9 al 14 settembre.Una scelta resa ufficiale con Determina di spesa l’8 agosto scorso, nell’ambito della strategia INNOVARE – macro azione Einstein Telescope. L’obiettivo dichiarato è promuovere la candidatura della miniera di Sos Enattos, in provincia di Nuoro, come sede del futuro rilevatore di onde gravitazionali. Nulla da eccepire sulla legittimità della candidatura scientifica: resta da capire perché la promozione di un’infrastruttura di ricerca internazionale debba passare dal palco romano di Travaglio & Co. Il dettaglio che rende l’operazione irresistibile è che l’incarico è stato affidato direttamente, senza consultare altre testate, alla Sport Network, concessionaria pubblicitaria del Fatto Quotidiano. Insomma, i soldi dei sardi finiscono dritti nel circuito economico del quotidiano che ospita interviste, vetrine e titoli compiacenti per la presidente. Una triangolazione perfetta tra politica, informazione e cassa.

Onde dallo spazio profondo, problemi in superficie

La giustificazione ufficiale è quasi surreale: servono fondi per “promuovere la candidatura a ospitare nella miniera di Lula un’infrastruttura sotterranea in grado di rilevare le onde gravitazionali provenienti dallo spazio profondo”. Rileggere per credere. Un’amministrazione regionale che fatica a garantire ambulanze funzionanti o scuole con insegnanti stabili decide di investire decine di migliaia di euro per convincere non si sa bene chi – forse gli astrofisici della NASA? – passando per un evento mondano nel centro di Roma. Il cortocircuito è evidente: si usano soldi pubblici con l’obiettivo dichiarato di proiettare la Sardegna nel futuro della ricerca scientifica, ma lo strumento scelto è la sponsorizzazione di un giornale amico. Una decisione come scrive Il Riformista, che solleva interrogativi inevitabili sul rapporto tra pluralismo dell’informazione e gestione dei fondi regionali.

Se l’arrivo di turisti israeliani viene trattato come un dramma da prima pagina, la generosa sponsorizzazione al quotidiano di Travaglio scivola quasi inosservata. Nessun comunicato infuocato, nessuna interrogazione indignata, nessun sit-in sotto il palazzo della Regione. È il trionfo delle priorità creative: combattere i voli da Tel Aviv con la stessa foga con cui si finanziano feste a Roma per parlare di onde gravitazionali. Alla fine, il quadro che emerge è più amaro che comico: un’amministrazione che si agita per simboli, alimenta polemiche identitarie e trova sempre il modo di premiare i propri canali mediatici preferiti. Tutto mentre i sardi continuano a fare i conti con problemi ben più terreni delle onde cosmiche: bollette, ospedali, lavoro. Forse, a ben guardare, le uniche vere onde che arrivano in Sardegna non vengono dallo spazio profondo, ma dalle correnti della politica clientelare. Quelle sì, che continuano a propagarsi senza bisogno di telescopi.

 

 

 

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