Israele e Stati Uniti

J.D. Vance e l’occhiolino alla destra antisemita

Sarebbe meglio realizzare che negli Usa c’è un problema di antisionismo e antisemitismo anche a destra, non solo nella sinistra woke. Il problema è rappresentato soprattutto dal vicepresidente JD Vance, che non perde occasione per prendere le distanze da Israele e da Netanyahu. Lo fa sempre mettendo avanti la politica e le dichiarazioni del presidente, ma di volta in volta fa trasparire in modo sempre più lampante la sua avversione per lo Stato ebraico, la sua politica e la politica mediorientale degli Usa.

In questa ultima (in ordine di tempo) occasione, il vicepresidente americano ha parlato ad una conferenza organizzata da uno dei tanti podcaster di destra. Un podcaster: dunque, politica ad uso e consumo soprattutto dei giovani del partito, quella fascia di elettorato in cui si registra il più alto tasso di antisionismo nella destra, anche senza voler generalizzare. E, mettendo sempre avanti quel che fa il suo presidente, ha spiegato: “Credo che, francamente, più di qualsiasi altro presidente negli ultimi 40 anni, abbia dimostrato la volontà di prendere le distanze da Bibi Netanyahu quando ritiene che gli interessi del popolo americano siano diversi da quelli del governo israeliano”.

Per ribadire il suo principio isolazionista America First, JD Vance ha spiegato che con la Nato e Israele si va assieme finché le loro politiche corrispondono agli interessi degli americani, per una difesa comune. Altrimenti: ciao e andate pure da soli. “Abbiamo molte relazioni importanti, molte partnership importanti nella NATO, ma questo non significa che renderemo completamente la nostra politica estera europea asservita alla NATO, così come non possiamo permettere che la nostra politica estera in Medio Oriente sia asservita allo Stato di Israele”. Sottolinea due volte un verbo che non è scelto a caso: “asservire”.

Nell’immaginario collettivo della destra isolazionista americana, infatti, la politica estera degli Usa, dalla Seconda Guerra Mondiale in avanti, dunque dalla fine del leggendario “beato isolamento”, non è stata dettata da scelte libere dei governi americani, ma dalla loro obbedienza a poteri esterni, mondiali, oscuri. Metteteci quel che volete, fra questi poteri, ma gira che ti rigira, sono sempre di origine ebraica, che si parli di banche, grande finanza, lobby estere (israeliane, in questo caso) e poteri globalisti. JD Vance si rivolge a quel pubblico e solletica la sua sensibilità.

Non si tratta di volere leggere a tutti i costi del marcio in un discorso abbastanza banale, come quello del vicepresidente, ma di fare il punto di tutte le prese di posizione di Vance, almeno dall’inizio della guerra in Iran. Anche in un’altra intervista rilasciata al podcaster Joe Rogan, uno dei più seguiti dalla destra americana, aveva detto, a proposito di Israele: “Sappiamo senza ombra di dubbio che all’interno del loro sistema [israeliano, ndr] ci sono persone che manipolano e cercano di cambiare l’opinione pubblica americana per far sì che la guerra continui indefinitamente”. Aggiungendo: “Non per raggiungere un obiettivo specifico, ma semplicemente per prolungarla all’infinito” (ne avevamo parlato qui). Di fatto ha scaricato su Israele la colpa per il conflitto in Iran e per il suo prolungamento. Quando è chiaro a tutti che è stato Donald Trump a scegliere di attaccare, il 28 febbraio, assieme a Israele e in accordo con Netanyahu. Nel ragionamento di Vance non c’è alcun cenno al pericolo che l’Iran pone per gli Usa stessi, almeno a partire dall’instaurazione della Repubblica Islamica, che giudica l’America come il Grande Satana (e agisce di conseguenza). Dal suo punto di vista, è solo una questione di Israele, gli Usa dovrebbero starne fuori.

Il vicepresidente degli Stati Uniti non ha espresso pubblica solidarietà con il popolo ebraico nemmeno in occasione dell’International Holocaust Remembrance Day: il suo tweet commemorava “milioni di vite perdute”, ma senza mai scrivere la parola “ebrei”. A JD Vance è stato chiesto più volte, anche da suoi sinceri amici conservatori, fra cui l’ortodosso Rod Dreher, di prendere le distanze dai Groypers, cioè dal gruppo di fanatici di destra, fascistoidi, inclini all’antisemitismo più viscerale, che si sono coagulati nel Web al seguito del podcaster Nick Fuentes. Vance ha avuto mille occasioni per farlo, per denunciare la violenza di questa gente, ma non lo ha mai voluto fare. Il vicepresidente resta amico dell’opinionista Tucker Carlson, facendolo accedere alla Casa Bianca, anche in tempi recentissimi. Sebbene Tucker Carlson abbia sdoganato l’islam radicale, abbia difeso il regime iraniano in piena guerra, abbia dichiarato la sua guerra personale contro Israele e, in un momento di delirio mistico, sia giunto a chiedersi se Donald Trump non sia lui l’Anticristo, vista la sua vicinanza a Israele. Ecco, con degli amici così…

Vance non prende le distanze da questi ambienti estremisti, perché sono quelli che lo sostengono e che potrebbero formare la spina dorsale della sua prossima campagna presidenziale. I critici (quei pochi che restano nel Partito Repubblicano) hanno ribattezzato questo movimento VanceGuard, la guardia di Vance, ma anche l’avanguardia di Vance, sottolineando tutte le affinità di questi giovani estremisti con i totalitari del passato. E facendo un giro sui social network c’è veramente di che preoccuparsi. Sono infatti giovani che rigettano gli stessi valori fondamentali degli Usa, a partire dalla libertà individuale, fanatici religiosi che vorrebbero “convertire” l’America (perché, ad oggi, non la considerano cristiana… ma ebraica/sionista/massonica) e tanti, tantissimi richiami all’antisemitismo classico, come non lo si vedeva dagli anni Trenta del Novecento. Vance corteggia il loro voto per opportunismo? Perché “non ci sono nemici a destra” e non vuol dividere l’elettorato? O perché anche lui la pensa così?

È una domanda che andrebbe posta anche allo stesso presidente Trump. Finora alleato di Israele, al punto di essere l’unico presidente statunitense a combattere direttamente al fianco dello Stato ebraico, cosa intende fare con Vance e il suo imbarazzante seguito? Perché tollera le sue amicizie con nemici dichiarati della sua stessa amministrazione? Per Trump, come ormai è evidente, i valori non esistono, ma esistono le opportunità. E Vance gli dà alcune ghiotte opportunità: quella di avere qualcuno che tenga i contatti con la base di destra più estremista in vista delle elezioni, uno che parli “ai giovani” e uno che possa scaricare la colpa su Israele quando le cose in Medio Oriente vanno male. Troppo comodo. Questa ambiguità prima o poi si paga, quando i nodi verranno al pettine.

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