Il popolo ebraico e le minoranze critiche, di libertà, di anticonformismo impavido, hanno compreso e vissuto per esperienza la dismisura di un diluvio antisemita, ossessivo, feroce, violento, senza precedenti dai tempi del sistema hitleriano. Il resto vive in una bolla di menzogna totale e asfissiante, o vegeta nell’indifferenza.
Esempi terribili.
L’anti-professore di Palermo, che incita alla purga da Facebook di tutti gli ebrei, anche quelli “buoni” (si presume anche Zuckerberg) è solo la punta vistosa di un razzismo antiebraico, bieco, illimitato, senza vergogna, che sta eliminando anche il senso di colpa della Shoah. A Birkenau un evento inaudito, uno scandalo di oltraggio incommensurabile: una delegazione militare israeliana viene bloccata e obbligata a occultare la bandiera dello Stato ebraico. Una maledizione offensiva sui martiri della Shoah che più di tutti avrebbero desiderato proprio una protezione armata.
Un fatto tanto significante: gli ebrei, dalla Francia alla stessa Israele, dopo il 7 ottobre, hanno tolto le mezuzot dalle porte delle loro case, come nei tempi più bui delle persecuzioni. Un anziano ebreo della Comunità di Roma, custode della memoria, registra con sgomento scritte di giovani sul digitale e sui muri: “Deve tornare Auschwitz, e io voglio essere uno dei fornai”. Un altro anziano della stessa Comunità si chiede perplesso: “Ma oggi esiste qualche giusto delle nazioni?” Innumerevoli gli esempi di aggressioni verbali e fisiche agli ebrei, che si moltiplicano con qualche limite solo perché gli ebrei sono costretti a vivere in semi-clandestinità e, sul piano dei simboli, kippà e Magen David, o l’uso in pubblico della lingua ebraica, in completa clandestinità. Mentre dilaga l’ostentazione modaiola, “politicamente corretta”, istigata dai media e dalle cattedre dell’odio, della kefiah e dei simboli del terrore nazi-islamico. Una realtà incostituzionale e anticostituzionale che perseguita gli ebrei e disgrega e sradica l’intera vita democratica italiana.
A riprova del carattere puramente razzista di questa dannazione degli ebrei, vale ciò che ha scritto Claudio Velardi, a titolo di provocazione e di sfida: se anche tutte le terrificanti accuse rovesciate su Israele per la tragedia della Striscia di Gaza fossero vere, non si giustificherebbe la violenza psicologica e fisica sugli ebrei della diaspora.
Nell’ambito dell’ignavia e della codardia delle democrazie occidentali, si distingue anche il governo italiano. La presidente Meloni, al meeting di Rimini, accusa Israele di “sproporzione”. “Si allinea ad Hamas” secondo Iuri Maria Prado. Inoltre nomina un nuovo ambasciatore a Mosca in quota Lega, cioè arrendevole verso il regime criminale di Putin. Nel suo imperterrito moderatismo filisteo, il ministro degli Esteri supera limiti di decenza, fino al ridicolo, nella sua retorica filo-palestinese e nel rifiuto di aiuti all’Ucraina, persino sugli specialisti di sminamento; è arrivato a difendere perfino la flottiglia, dicendo a mezza voce “non sono terroristi”. Ma filo-terroristi decisamente sì (costoro poi lo hanno ringraziato scrivendo che fa schifo). A lui si addice la fulminante definizione che Winston Churchill dava di Clement Attlee: “una pecora travestita da pecora”. Certo, l’opposizione di sinistra è decisamente peggio, ma ciò non diminuisce la loro colpa: prendono voti presentandosi come alternativa alla sinistra, ma poi non la fanno.
Sul piano mediatico, che di continuo ripete la voce di Hamas e Al Jazeera, si distinguono alcune faziosità e censure pesanti e arbitrarie. Alcuni conduttori televisivi bloccano con arroganza le rare voci del dissenso filo-israeliano. La frase perentoria di censura quasi preventiva è “le immagini parlano da sole”, un riferimento alle note scene dei media arabi antisemiti. Questo significa che al filo-terrorismo dei contenuti si unisce un psico-terrorismo del metodo.
Così lo stesso talk show diventa uno show senza talk. Perché tutto il sistema di menzogne di Al Jazeera si basa proprio sulla esclusività di immagini create da manipolazioni, filmati prefabbricati, intelligenza artificiale. Dunque sostenere che “le immagini parlano da sole” significa escludere ogni razionalità critica, zittire ogni contraddittorio civile, significa mortificare la ricerca della verità e il riscontro fattuale, in una bieca logica illogica, irrazionale e totalitaria.
Hamas, incoraggiato dalle complicità mediatiche e governative, insieme alle terrificanti parate di morte inscenate per la liberazione di ostaggi terrorizzati e scheletriti, mostra il video dell’ostaggio Evyatar David, morto vivente che si scava la fossa (come una Auschwitz peggio di Hitler, che non ha mai mostrato immagini del genere, anzi nascondeva); ostenta le dichiarazioni sanguinare dei suoi capi aguzzini che invocano morte e martirio per gli abitanti di Gaza. Tutto questo non cambia la schiavizzazione della disinformazione ai diktat di Hamas. Sarebbe incredibile, ma si tratta di un mondo invertito, di civiltà morta e del trionfo di un eccesso tale che supera ogni barbarie. Occhi onesti riescono a vedere, ma passivi utenti televisivi si bevono tutto in una melma di conformismo idiota, da schiavi di una dittatura orwelliana.
Su di una morale occidentale schiavizzata dal terrorismo scrive cose significative Liel Leibovitz, direttore di Tablet:
“Visitate un parco a Birmingham o Londra, provate a pranzare nel centro di Atene o Malmö, e vi renderete conto che l’Europa sta morendo: le sue popolazioni native, i suoi costumi, le sue religioni e le sue lingue, vengono sostituite da persone il cui rapporto con i paesi ospitanti è segnato in modo più netto dal risentimento misto a disprezzo. Le èlite europee terrorizzate, che presiedono a popolazioni in calo e risorse in diminuzione, non conoscono altra via che sottomettersi, giustificando la propria sottomissione con rituali sempre più elaborati di finzione […] La Gran Bretagna sta già affrontando una rivolta di cittadini infuriati per aver occultato per decenni gli stupri di centinaia di giovani donne indifese da parte di bande di adescatori pakistani, nonché per un tentativo ancora più insidioso di arrestare e mettere a tacere chi sottolinea l’ovvio sui social media. Quanto più la rivolta anti-israeliana in Europa si fa rumorosa e violenta, tanto più probabile che costringa l’inconcludente leadership del continente a rendersi conto che la sua politica di accoglienza dei migranti sta per ritorcersi contro di loro in modo molto doloroso. La speranza delle èlite europee è che, gettando Israele in mare, si possano comprare forse un altro decennio o due di relativa pace sociale, durante i quali potranno credere a ciò che vogliono sulla natura umana mentre mangiano a palate di Nutella. […] Morire per le illusioni dell’Europa su come avrebbe potuto comprare la pace con i propri barbari è stato il destino inevitabile degli ebrei europei durante la Seconda Guerra Mondiale, un’esperienza che ha reso chiara la necessità di uno Stato ebraico a ogni ebreo consapevole e a ogni occidentale compassionevole, o spinto dal senso di colpa sul pianeta. Per fortuna, avere uno Stato significa che gli ebrei non sono più costretti a sacrificarsi per la comodità degli europei, della sinistra globale, dei podcaster americani di destra, del New York Times o di chiunque altro.” (Traduzione di Giulio Meotti da “Il Foglio”, 1 settembre 2025)
Verità scomode, rese evidenti da argomenti e riscontri fattuali.
Ancora meglio, risultano chiarificatrici e orientanti le interviste a Renato Cristin, di Davide Cavaliere, e a Ugo Volli, di Niram Ferretti (entrambe su L’Informale).
Renato Cristin, filosofo dell’Università di Trieste, autore di importanti saggi, vede la combinazione tra l’aggressione militare Hamas-Iran-Hezbollah e aggressione ideologica realizzata da ONG, Human Rights Watch, sostenuta da ONU e UNESCO, un rapporto della Corte Penale Internazionale “che sembra scritto da Che Guevara” con formule marxiste tipiche.
“Questa coalizione islamica-comunista, che ha alle spalle potenze come Cina, Russia e Turchia, vuole colpire una nazione che è al centro dell’odio religioso degli islamisti radicali, del risentimento ideologico, degli internazionalisti anti-identitari che guidano l’ONU, e della spietatezza politica di quelle forze che tentano di alimentare il caos globale per ricavarne vantaggi finanziari.”
Alla domanda sul suo libro I padroni del caos risponde:
“Detto con estrema sintesi, sono i poteri, eterogenei ma convergenti, che agiscono per una trasformazione in senso globalistico totalizzante, spingendo soprattutto per imporre nei paesi occidentali una omogeneizzazione culturale, corrispondente ai dettami del politicamente corretto, che prevede l’abbandono della tradizione e l’accoglimento di modi di vivere allogeni, per il cui fine è necessaria non solo una forte pressione sul piano ideologico ed economico, ma, in Europa e sul lungo periodo, pure una progressiva sostituzione dei popoli. Ma questi poteri non si rendono conto che, se oggi riescono ad avanzare spargendo il caos, passo ritenuto necessario per l’obiettivo finale, quando la polvere si sarà depositata prevarrà ancora il caos, questa volta definitivo. E così essi rischiano di diventare ‘padroni del nulla’ o, per dirla con Jankélévitch, del ‘quasi niente’, almeno in base ai canoni della tradizione occidentale”.
Questo argomento motiva le ragioni profonde dell’odio mortale contro Israele e la sua solitudine. Perché va controcorrente: “anzi peggio, è come andare contromano in autostrada”. Sulla complessa analisi di Cristin occorrerà ritornare.
Ugo Volli valorizza le vittorie della difesa israeliana contro i nemici eliminazionisti, che hanno cambiato gli schieramenti e la mappa geopolitica del Medio Oriente. L’isteria anti-israeliana è un reattivo a queste vittorie: Hamas vince sul piano mediatico, Israele vince sul campo.
La guerra culturale contro Israele si spiega con “l’odio comune a sinistra ed estrema destra per l’Occidente, la democrazia liberale, il libero mercato: Israele rappresenta simbolicamente tutti questi principi e in genere la libertà e la prosperità, grazie ad essi ha costruito una straordinaria storia di successo. Ora, dopo il fallimento del comunismo in Russia e in Cina, ma anche a Cuba e in Vietnam, gli islamo-nazisti nemici di Israele sono diventati il nuovo totem ideologico della sinistra, il nuovo magico esotismo. I pellegrinaggi a Mosca o a Pechino sono stati sostituiti dalle flottiglie per Gaza”.
Altra causa dell’odio per lo Stato ebraico è la realtà di un Israele deciso ed energico nella difesa della sua libertà e identità. “Mentre in Europa domina una volontà oscura di suicidio e sottomissione”, questa la ragione dello scandalo di Israele agli occhi dei progressisti e dei moderati benpensanti.
A una domanda sul nuovo odio antiebraico per “una giusta causa”, Volli dà una risposta netta e incisiva:
“Ci sono secoli di predicazione cristiana, islamica, illuminista, marxista, progressista a spiegare che gli ebrei non hanno diritto di continuare ad essere se stessi. Una volta si diceva che gli ebrei dovevano assimilarsi, poi che erano pericolosi perché da assimilati non si potevano distinguere; si gridava ‘fuori gli ebrei dall’Europa, tornino in Medio Oriente’. Oggi si sostiene che devono abbandonare Israele e il Medio Oriente. Per andare dove? Diffusi in Europa certamente no, forse di nuovo a morire ad Auschwitz. E però gli ebrei non se ne andranno da Israele, e gli europei non hanno il coraggio morale di riproporre le persecuzioni che hanno approvato i loro nonni. Per cui sono contenti che altri tentino di ripetere l’eliminazione degli ebrei, così possono limitarsi a fare il tifo per loro, rovesciando la frittata e attribuendo agli ebrei un genocidio inesistente, che serve però ad assolvere quei nonni che sostenevano Mussolini, Hitler e i loro pari”.
Esatto: gli europei si vergognano di volere una nuova Shoah, e si limitano a fare il tifo per i terroristi che invece la preparano. Così, per mascherare la nefandezza di un genocidio reale degli ebrei, hanno creato l’artificio da guerra ibrida di un genocidio ebraico.
“Ciò che inizia col male, si afferma col male.”, William Shakespeare.
Le piazze dell’odio si presentano all’insegna dell’ideologia dei popoli oppressi, ma la loro condotta afferma le posizioni dei peggiori oppressori, e invece manifesta ostilità o indifferenza per gli effettivi popoli oppressi, le loro atroci sofferenze. Non una parola, tantomeno una manifestazione, per il popolo dell’Iran che considera il suo regime peggio dell’Isis, con gli impiccati quotidiani, con lo sparare a vista nelle strade (mentre in cinquanta carceri iraniane sono in corso scioperi della fame); non per i popoli di Hong Kong, Tibet, Taiwan, Afghanistan, Venezuela, Cuba, Turchia, Sudan, Myanmar… e poi gli eroici dissidenti arabi, russi, cinesi abbandonati al loro destino. Il loro cieco fanatismo ideologico ribalta realtà e verità di oppressi e oppressori.
L’asse dei dittatori si consolida. La parata ultramilitarista imperiale a Pechino del nazionalsocialismo rosso, con Xi Jinping in divisa maoista sotto il ritratto di Mao, fa sfilare armamenti senza precedenti per qualità e quantità, che ci dicono che l’invasione di Taiwan è solo questione di tempo. Il regime fasciocomunista di Putin intensifica i bombardamenti criminali sui condomini civili e sulle infrastrutture dell’Ucraina: impossibile non vederci la mano di Trump. Nello squilibrio pericoloso fra democrazie ignave e codarde e l’aggressività dell’asse Pechino-Mosca-Teheran-Pyongyang, si levano lo scandalo israeliano e la tenace difesa ucraina, luci di speranza per la possibilità di sconfiggere col coraggio i nemici della libertà.
Disonore nazionale la presenza sul palco di Pechino di Massimo D’Alema, già presidente del Consiglio, leader comunista che si oppose anche alla metamorfosi “democratica” dopo la caduta del Muro, sodale di Hezbollah e affini. Una veterosinistra antidemocratica in modo spudorato che si schiera apertamente all’interno del sistema delle dittature.
Il coro dei morti del 7 ottobre, memoria eterna di orrore, e lo strazio indicibile degli ostaggi, morti viventi nell’inferno di Gaza, continuano a scuotere la terra, a risvegliare la coscienza civile, lá, dove permane, invocano giustizia al cielo e al mondo.