In un mondo caratterizzato da un declino delle democrazie e da un’offensiva feroce, sanguinaria, impunita delle autocrazie, dei totalitarismi e dei terrorismi si raggiunge l’apice di un genocidio ribaltato e della verità sionista mostrificata, de-umanizzata o semplicemente occultata.
La nazificazione del popolo ebraico e della sua patria (e dell’Ucraina) costituisce il massimo crimine politico, morale e antropologico. L’abominio dell’accusa di genocidio a Israele, che ignora tutte le smentite documentarie giuridiche perfino di organismi solitamente anti-israeliani, è diventato lo strumento di una guerra cognitiva che ha la finalità strategica di preparare, incitare, realizzare il genocidio effettivo degli ebrei di Eretz Israel e della diaspora. Un genocidio inventato, per poter fare un genocidio reale. Il “socialismo degli imbecilli”, tipico di un antisemitismo storico (Thomas Mann), si fonde con la legge permanente del capro espiatorio, comoda demagogia della tirannia della maggioranza sulla minoranza che non ha voce. Il veleno palestinista restaura e amplifica i dogmi dell’antigiudaismo cristiano pre-conciliare sul deicidio, che ha generato odio persecutorio millenario e stragi periodiche degli ebrei.
Un popolo artificiale, costruito a negativo, una nazione storicamente inesistente; una massa di egiziani, siriani, iracheni, bosniaci immigrati che si autodefiniscono “palestinesi” in quanto partecipi di organizzazioni terroriste con lo scopo della distruzione di Israele.
Prima dell’indipendenza politica ebraica con lo Stato di Israele, il termine geografico “palestinese” indicava sempre gli ebrei nella loro legittima, millenaria aspirazione al ritorno nell’unica terra dove potevano trovare rifugio dalla persecuzione e dalla morte (vedi l’eroica, nobile vicenda del sionismo contemporaneo e l’opera straordinaria di Theodor Herzl, il nuovo Mosè del Risorgimento ebraico). “Palestina Libera” in tal senso significa la legittimità assoluta, radicata, stratificata, nobilitata nel diritto internazionale e nei valori di libertà occidentali e universali, per la nascita e la libertà esistenziale dello Stato degli ebrei.
La canea furibonda, ottusa antisemita/antisionista presenta Israele come un paese militarizzato e aggressivo. Gli uomini liberi, con senso critico e verità di ricerca, vedono invece una democrazia politica con una democrazia militare, con relazioni unitarie popolo-esercito, esercito regolare-riservisti, strutture difensive per tutto il popolo e tutte le persone. Contro i mondi infernali, con i loro bunker e tunnel esclusivi per tiranni, terroristi e ostaggi.
La verità effettuale e i valori di umana libertà-dignità vengono riconosciuti e amati solo da minoranze critiche. La locuzione “mondo libero” in un mondo in accelerata trasformazione certo non corrisponde a quello del tempo della Guerra Fredda (una guerra civile, politica e globale con guerre calde regionali). Non corrisponde nemmeno all’insieme attuale delle democrazie, dominate da un collasso morale e da correnti interne anti-occidentali, anti-democratiche, antisemite violente filo-autocratiche o compromesse con il terrore. Così il mondo libero si riduce a quelle minoranze critiche che resistono e vivono nel dovere della libertà.
Di fronte a un Occidente pieno di comportamenti e ideologie anti-occidentali, il mondo libero vive la sua esistenza nell’eroica opposizione popolare iraniana massacrata dal regime; nelle donne afgane consegnate alla schiavitù talebana dalla resa Trump-Biden; nell’eroica nazione ucraina capace di assestare colpi micidiali all’apparato aggressivo dell’invasore russo, mentre è sottoposto ad un barbaro banditismo che scatena bombe su scuole, ospedali, biblioteche, chiese, infrastrutture energetiche, supermercati, con una politica di terrorismo disumano che i media riducono a cronaca e che i governi non sanno o non vogliono impedire.
Lo psico-terrorismo antiebraico, con la sua dose quotidiana di espansione del veleno e di aggressioni fisiche, travalica ogni limite e supera ogni maschera ipocrita. Un gruppo di megere, al grado massimo di fanatismo, in una manifestazione a Roma contro il ddl sull’antisemitismo organizzato dai partiti antisemiti organici AVS- Cinque Stalle (Cinque Svastiche, scrive Davide Cavaliere) urlano “Viva Hamas, Hezbollah, Nasrallah!” e agitano le bandiere terroriste. A forza di politicamente corretto, si autodistrugge la stessa copertura politicamente corretta ed esplode in diretta l’odio belluino e primordiale, esplicitamente genocida. Una sinistra senza maschera, che assume la funzione della peggiore destra antisemita storica come rappresentanza immediata dei nazislamici più feroci dei nazionalsocialisti hitleriani.
L’incandescenza antisemita scoppia alla Mostra del cinema di Venezia, che in tal modo si ricollega alla sua matrice istitutiva fascista, al tempo in cui erano vigenti le leggi razziste antiebraiche e l’alleanza d’acciaio con il regime hitleriano. La guerra politica antiebraica e israelofobica trova un suo manifesto nel docu-film “Naza”, realizzato da due Goebbels di nascita ebraica e cittadinanza israeliana, attivisti antiebraici.
Il video di Iuri Maria Prado ha espresso bene la condanna morale dell’immenso misfatto dei realizzatori di “Naza”, nati ebrei e osannati dai partigiani del massacro degli ebrei. Niram Ferretti in “Il consenso culturale e la sua propedeutica omicida”, su queste pagine, ha dimostrato che la distruzione dell’immagine di Israele è lo strumento della sua distruzione fisica. Al fanatismo ideologico e alla fabbrica del falso di “Naza” si contrappone il limpido pudore della civiltà ebraica, che ha voluto usare in modo limitato i filmati prodotti dai macellai aguzzini di Hamas nel 7 ottobre, per il loro eccesso di orrore disumanizzante oltre ogni umana crudeltà, per la loro trionfante, esibita e illimitata efferatezza sanguinaria. Mentre lo straordinario successo della nuova stagione della serie tv israeliana “Fauda” è ben accetta e apprezzata anche da tante famiglie arabe mediorientali.
In fondo, questo orrido docu-film non è soltanto propaganda neonazista: è anti-cinema, è la negazione del cinema che vive per sua natura nella libera espressione e nella libertà dell’industria dell’arte e dell’intrattenimento.
C’è poi un caso in apparenza secondario. Gli antisemiti dichiarano il boicottaggio di Adidas, perché nella pubblicità di una sua efficace protesi è apparso un atleta-soldato israeliano. Qui lo sterco antiebraico travolge, al culmine di un odio ottuso, la stessa retorica politicamente corretta sui portatori di handicap. La caccia agli ebrei non si vergogna più di nulla, supera ogni limite, alimenta il conformismo di una massa servile.
Le tante persone ingannate e intossicate dall’inondazione di veleno antisemita dovrebbero fare i conti con una dichiarazione esplicita, molto chiara, di Yahya Sinwar, avanti che venisse giustiziato: “Abbiamo bisogno del sangue dei nostri bambini e delle nostre donne per risvegliare lo spirito rivoluzionario”. Qui l’eredità della violenza rivoluzionaria comunista e nazionalsocialista raggiunge il livello estremo della rivoluzione islamica, dove si fondono il fanatismo religioso e la disumanizzazione totale data dallo straordinario entusiasmo nel massacrare gli ebrei.
La religione islamica, secolarizzata e militarizzata, conduce a una violenza rivoluzionaria senza precedenti, illimitata, selvaggia, primordiale, oltre la violenza costitutiva tipica dei totalitarismi nazi-comunisti. Dovrebbero anche fare i conti con un’espressione esplicita di Benjamin Netanyahu, in un’aula vergognosamente semivuota dell’Assemblea Generale dell’Onu: “Ogni bambino morto a Gaza è una tragedia per gli ebrei, è una strategia per Hamas”.
Nella nobiltà popolare, nei valori permanenti e radicali di libertà e democrazia, le ragioni dello Stato degli ebrei possono essere comprese e anche condivise.
Nel populismo anti-popolare, nell’infimo della pancia e dei piedi, nella meccanizzazione e animalizzazione di masse informi, impera e impazza con facilità la feroce demagogia antiebraica, in un inarrestabile livellamento-peggioramento foriero di mortificazione, mostrificazione, delitto e sterminio.
La narrazione biblica simbolica della fionda di David che abbatte il gigante malvagio Golia esprime la giustizia ebraica, insieme a un paradigma universale di etica della libertà. Fionda di David è anche il nome specifico di uno strumento dell’autodifesa israeliana, integrato con il fondamentale Iron Dome. David, con il suo coraggio e l’aiuto di Dio, sconfisse il gigante filisteo Golia con una fionda da pastore e una pietra, dopo aver indotto con l’inganno ad alzare lo sguardo e a lasciare esposta la fronte. Poi divenne un grande Re di Israele, studioso appassionato della Torah, cantore delle lodi a Dio, proclamò Gerusalemme capitale permanente, compose splendidi Salmi, fu padre di Re Salomone.
La memoria dello splendore di David alimenta il coraggio, l’identità, la difesa di Israele e dell’intera nazione ebraica. Per una dura, difficile battaglia dove ogni cedimento o illusione aumenta il pericolo e l’aggressività di un nemico mortale, mentre ogni atto di resistenza, difesa e orgoglio salva vita, libertà e onore.