Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

La frenesia permanente dell’odio antiebraico

Dopo l’aggressione russa all’Ucraina, sebbene i «putiniani» denunciassero istericamente un clima di «russofobia» intollerabile, nessuno ha tentato di assassinare i russi residenti in Occidente. Nessun vandalo ha cercato di danneggiare o incendiare le chiese ortodosse. I genitori russi emigrati non dovevano temere per l’incolumità dei propri figli ogni volta che li mandavano a scuola.

Per gli ebrei non è stato così. In Occidente, i filopalestinesi — quelli del ritornello «non siamo antisemiti, solo antisionisti» — manifestano, o tentano di farlo, davanti alle sinagoghe anziché di fronte alle ambasciate israeliane. In nome della «liberazione della Palestina» sono stati vandalizzati cimiteri, memoriali della Shoah e scuole talmudiche; a Sydney, si è persino aperto il fuoco contro civili innocenti in nome di una loro presunta «fedeltà» allo Stato d’Israele.

In teoria, si dovrebbe essere in grado di distinguere tra gli ebrei della diaspora, che talvolta non hanno alcun legame con Israele, e il governo di Gerusalemme. Ma alcuni non ci riescono e, diciamocelo francamente, non vogliono riuscirci: accolgono con favore ogni pretesto per dare fuoco alle polveri dell’odio.

Milioni di persone, oggi, danno sfogo a una truculenta ostilità usando come scusa le politiche israeliane e l’inesistente «genocidio palestinese». Il problema è a monte: la giudeofobia precede Netanyahu e qualunque azione bellica. Aveva ragione Primo Levi: «Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia». Anzi, oggi non «serpeggia» nemmeno più: è letteralmente esplosa.

L’antiebraismo attuale è per certi versi peggiore di quello degli anni Trenta. Gli antisemiti del secolo scorso non erano sempre consapevoli delle conseguenze estreme dei loro atti, mentre i nostri contemporanei le conoscono fin troppo bene.

All’epoca, la maggior parte delle persone non poteva nemmeno immaginare che un gruppo religioso potesse essere demonizzato e poi sistematicamente eliminato. Negli anni Trenta solo Hitler pensava alle camere a gas e nessuno gridava per le strade «Gasate gli ebrei!»; oggi, invece, lo chiedono ad alta voce tutti i filopalestinesi. 

Il 15 marzo la procura antiterrorismo francese ha aperto un’indagine su due fratelli sospettati di aver pianificato un attentato «letale e antisemita». Il 14 marzo un aggressore ha preso di mira una scuola ebraica ad Amsterdam. Il 13 marzo la polizia olandese ha arrestato quattro giovani sospettati di aver fatto esplodere un ordigno all’esterno di una sinagoga a Rotterdam. Certo, non hanno usato il gas, ma l’obiettivo resta il medesimo dei predecessori con la croce uncinata al bavero: uccidere.

Andando ancora a ritroso: il 12 marzo, negli Stati Uniti, un uomo che sosteneva di aver perso dei familiari in Libano ha tentato di far saltare in aria una sinagoga nel Michigan con un camion carico di esplosivo. Il 9 marzo, un attentatore suicida ha puntato un luogo di culto a Liegi. Il 7 e l’8 marzo, sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco contro tre sinagoghe a Toronto. Il 6 marzo, la polizia di Londra ha arrestato quattro persone con l’accusa di raccogliere informazioni su siti ebraici.

Ogni volta che si verificano questi attacchi, si può contare su noti commentatori pronti a giustificarli come «risposte comprensibili» all’azione israeliana — un argomento, questo, che non viene mai usato per spiegare o legittimare la violenza contro i musulmani.

I mandanti morali di questi atti sono tutti coloro che, negli ultimi anni, hanno diffuso sanguinose menzogne. Non solo i volti noti — come Francesca Albanese, Alessandro Di Battista, Moni Ovadia, Alessandro Orsini, Marco Travaglio, Massimo D’Alema — ma anche tutti coloro che hanno condiviso tali calunnie sui social. Dopo la Shoah non esiste giustificazione per l’odio antiebraico; nemmeno l’ingenuità o l’ignoranza possono più essere invocate come attenuanti.

Gli antisemiti in servizio permanente, i fuoriclasse della propaganda anti-israeliana hanno rovesciato i tabù. Se adesso invocano apertamente nuove Auschwitz, negano le atrocità del 7 ottobre, si esaltano per i missili balistici, pochi, che cadono su Haifa e Tel Aviv, lo fanno perché ricevono gli applausi di un pubblico cinico che chiede sempre più menzogne, sempre più violenza, sempre più battute meschine, umiliazioni e infamie a danno degli ebrei.

Queste persone sono in mezzo a noi. La facilità con cui gli animi si sono infiammati di odio antiebraico rivela, ancora una volta, quanto lo Stato d’Israele sia una necessità vitale.

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