Lettere al giornale

La maschera dell’antisemitismo

Gentile Redazione de L’Informale, 

Vi scrivo per condividere alcune riflessioni a partire dall’ignobile redazionale apparso su L’Internazionale (n. 1531, 28 agosto 2025), dedicato al saggio di Valentina Pisanty, Antisemita. Una parola in ostaggio (Bompiani). 

Trovo sconcertante che una casa editrice prestigiosa come Bompiani accolga un testo che, dietro la patina di rigore semiologico, finisce per normalizzare una distorsione pericolosa: quella che mette sullo stesso piano la legittimità di esistere di Israele e le critiche contingenti alle sue politiche, fingendo che la confusione nasca soltanto da un abuso linguistico. 

A rendere ancora più grave l’operazione culturale c’è il titolo stesso scelto da Internazionale per la nota di Giuliano Milani: Ostaggio. Non so se sia stato pensato in chiave ironica o metaforica, ma in un tempo in cui decine di ostaggi veri e propri sono ancora nelle mani di Hamas, usare quella parola come chiave di lettura per un libro che relativizza l’antisemitismo è un gesto doppiamente inaccettabile. La retorica linguistica qui scivola nella rimozione del reale: mentre ostaggi vivi attendono di essere liberati, la parola “ostaggio” viene piegata a un gioco semiologico che ignora il dolore, la paura, la carne della storia. 

In realtà, il problema è esattamente l’opposto di quello che sostiene Pisanty.

Il termine antisionismo è ormai costruito come schermo rispettabile dell’antisemitismo, una sorta di “codice aggiornato” che permette di odiare l’ebreo senza dichiararlo apertamente.

Non è un caso se lo slogan “Palestina libera dal fiume al mare”, che di fatto invoca la cancellazione di Israele, sia diventato parola d’ordine non solo nelle piazze mediorientali, ma anche nei campus occidentali e nei cortei europei. Non è “critica politica”: è negazione dell’esistenza di un popolo come soggetto nazionale.

Il ragionamento di Pisanty è subdolo in due punti fondamentali: 

Sposta il fuoco. Non si tratta più di stabilire se l’antisionismo sia davvero la nuova forma dell’antisemitismo, ma di accusare chi lo denuncia di “strumentalizzare” le parole. 

Ribalta la responsabilità. Non è antisemita chi nega a Israele il diritto di esistere, bensì chi smaschera questa negazione come antisemitismo.  

Così l’antisionismo viene presentato come legittima opinione critica, mentre chi ne rivela la vera natura – quella di maschera dell’antisemitismo – viene accusato di abuso linguistico. È un cortocircuito logico e morale che svuota di senso la lotta contro l’odio antiebraico e lascia campo libero a chi, oggi come ieri, delegittima l’esistenza stessa degli ebrei come soggetto politico e nazionale. 

Guido Turco

Gent. Sig. Turco,

I tempi che viviamo sono sufficientemente atroci da giustificare un motivato disgusto. Atroci, perché, quando il vero e il falso non solo vengono scientificamente confusi, ma il secondo viene spacciato al posto del primo, si perde la bussola del nostro orientamento morale. La guerra ancora in corso a Gaza, a breve da quasi due anni, e causata dall’eccidio di Hamas perpetrato in Israele il 7 ottobre 2023, ne è la rappresentazione massima. Ha portato all’apice la menzogna diffondendo in modo massiccio la propaganda di Hamas che ha permesso la mostrificazione di Israele e un rigurgito ormai esondante di antisemitismo.

Lei coglie perfettamente nel segno là dove scrive, “Il termine antisionismo è ormai costruito come schermo rispettabile dell’antisemitismo, una sorta di ‘codice aggiornato’ che permette di odiare l’ebreo senza dichiararlo apertamente”. Valentina Pisanty ribalta la verità e si presta al gioco facile di coloro, e tra loro anche ebrei, i quali si sentono legittimati nel negare a Israele la sua piena legittimità e di considerare gli israeliani ebrei satanici, mentre, al contempo, si autoassolvono dall’accusa di essere antisemiti. Ma mentre storicamente è esistita in ambito ebraico anche se fortemente minoritaria, una opposizione ideologica al sionismo,  la quale poteva avere le sue ragioni prima della nascita di Israele, oggi, l’antisionismo rappresenta solo ed unicamente il desiderio che Israele cessi di esistere come Stato ebraico, ovvero chiede per esso la soluzione finale. Non sono certo deboli sofiste come la Pisanty a poterci convincere che questo non sia antisemitismo.  

 

 

 

 

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