L’arresto di Mohammad Hannoun in una operazione congiunta da parte della Digos, dell’antiterrorismo, della polizia tributaria e dei carabinieri, mette al sicuro quello che, secondo il Dipartimento del Tesoro americano come indicato nel 2024, è il tramite di Hamas in Italia.
Le trecento ottantacinque pagine dell’ordinanza cautelare, (un faldone lungo come un romanzo), esibiscono, tra le altre cose, una serie di intercettazioni che mettono in luce la sua contiguità con l’organizzazione terrorista salafita operativa a Gaza e i suoi rapporti e agganci con alti membri di Hamas come Ismail Haniyah, eliminato da Israele a Teheran nell’estate del 2024.
Hannoun, nella cui abitazione di Genova sono stati rinvenuti in un sacco, un milione di euro in contanti e una macchina conta soldi, come nel covo di un narcotrafficante, prima dell’arresto, sentendo che la morsa si stava stringendo su di lui, era in procinto di espatriare in Turchia, dove, da fratello musulmano, avrebbe potuto godere della protezione del governo in carica.
Qui in Italia, secondo il dispositivo accusatorio, con il paravento di associazioni umanitarie a favore dei palestinesi, Hannoun raccoglieva il denaro necessario all’organizzazione jihadista. Qui in Italia incontrava esponenti politici, tutti rigorosamente di sinistra, che gli aprivano festosi le porte di Montecitorio e lo consideravano interlocutore degno di rispetto. Qui in Italia faceva da apripista a manifestazioni rigorosamente contro Israele e il “genocidio”, dove si inneggiava alla distruzione di Israele, e dove, come è accaduto a Genova, partecipava la star ormai in declino della galassia pro-pal, Francesca Albanese, la “nostra amatissima Albanese”, come l’aveva apostrofata durante quell’incontro Hannoun stesso, quella medesima “amatissima” non più così amata dall’Università di Georgetown negli Stati Uniti che ha eliminato dal suo sito ogni riferimento al suo curriculum.
Ovviamente Albanese, Ascari, Furfaro, Fratoianni, Boldrini, e altri, non sapevano nulla della contiguità di Hannoun con Hamas, loro lottavano, lottano come Hamas e Hannoun, contro l’oppressione israeliana in Palestina, contro l’apartheid, il genocidio, i crimini inenarrabili di cui Israele si è macchiato.
È tutta una galassia di amatissimi, fondata appunto sull’amore, quello per la verità, la giustizia, il trionfo del bene. Mille miglia lontano da sacchi di denaro, e quei sette milioni e duecentomila euro e passa che Hannoun aveva raccolto per gli “oppressi” di Gaza e che invece sono finiti bene al sicuro dentro i forzieri di Hamas.