La reazione iraniana contro obiettivi civili in tutto il Medio Oriente, in risposta all’offensiva militare di Israele e Stati Uniti, ha messo in evidenza un aspetto già noto da tempo ma ora più che mai sotto gli occhi di tutti, ovvero che il regime islamista di Tehran, al potere da 47 anni, è un regime terrorista. Constatazione quanto mai banale, certamente. Eppure in Europa, in Italia, c’è chi continua a fingere che non sia così e a schierarsi al suo fianco in nome di una lotta contro il cattivissimo “nemico occidentale”, il presunto “imperialismo”, il “colonialismo” e ovviamente contro il “sionismo”, maschera per legittimare ciò che vi si nasconde dietro, ovvero l’antisemitismo.
Quando si dice che il regime khomeinista iraniano è “terrorista” lo si può affermare su più livelli e in base a una definizione quanto mai oggettiva di “terrorismo”, quella coniata da Boaz Ganor, direttore dell’International Center for Counter-Terrorism di Herzliya, ovvero: “L’utilizzo di violenza deliberata nei confronti di obiettivi civili per fini politici”. E’ esattamente ciò che il regime attua da tempo.
Sul piano internazionale l’Iran utilizza i propri apparati, ovvero il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e il Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza (MOIS), nonché il proxy sciita libanese Hezbollah, per perpetrare attentati all’estero e perseguitare gli oppositori iraniani fuggiti dal Paese.
Un esempio, il nuovo comandante delle IRGC, Ahmad Vahidi, ricercato dall’Interpol su richiesta del governo argentino per l’attentato all’AMIA di Buenos Aires del 1994 che causò la morte di 85 persone e il ferimento di oltre trecento. Il soggetto in questione, sotto sanzioni degli USA e dell’UE, è ritenuto dagli argentini uno dei pianificatori dell’attacco in quanto all’epoca era a capo delle operazioni estere delle IRGC.
Un altro esempio è l’attentato perpetrato da Hezbollah all’aeroporto bulgaro di Burgos il 18 luglio 2012 che causò la morte di sei israeliani, di un cittadino bulgaro e il ferimento di oltre trenta passeggeri.
Il regime di Tehran utilizza poi i propri proxy Hamas, Hezbollah e gli Houthi per colpire indiscriminatamente i civili israeliani, per attacchi contro navi commerciali sul Mar Rosso mentre Hezbollah tiene anche da decenni sotto scacco il Libano, trascinandolo costantemente in conflitti contro Israele, anche in questo caso a discapito della popolazione.
Sul piano interno, il regime iraniano utilizza il proprio apparato repressivo per perseguitare, massacrare e far sparire nel nulla gli oppositori. L’eccidio di oltre 36 mila manifestanti durante le ultime proteste anti-regime dello scorso gennaio ne sono un chiaro esempio, con i Basiji e le forze repressive che sono entrati negli ospedali per arrestare persino i medici che hanno “osato” curare i manifestanti feriti durante le proteste.
In queste ore, l’apparato sta poi utilizzando le forze repressive camuffate da dimostranti sostenitori del regime, per attaccare la popolazione scesa in strada a manifestare contro il regime evitando ulteriori accuse internazionali.
Del resto lo stesso regime, inclusa la defunta guida suprema, Ali Khamenei, hanno più volte parlato di “purificazione” del Paese in riferimento alle misure da attuare contro gli oppositori. Un concetto che è perfettamente in linea con il cosiddetto “puro Islam” della dottrina islamista e khomeinista. Chi è “impuro” va tolto di mezzo, soprattutto se è percepito come una minaccia per il regime teocratico.
Tornando al conflitto attualmente in corso, in primis è bene ricordare come ci si sia arrivati in seguito all’ostinazione da parte del regime nel non volere smantellare l’apparato missilistico col quale minaccia l’area mediorientale e gli Stati Uniti, smettere di utilizzare i proxy per destabilizzare la regione e, ovviamente, per la questione nucleare sul quale il regime non ha mai realmente voluto intavolare vere trattative ma soltanto guadagnare tempo.
Va oltremodo evidenziato quanto accennato all’inizio, ovvero che anche la risposta bellica del regime iraniano è di natura terroristica. Incapaci infatti di contrastare l’imponente offensiva israeliana-americana, i khomeinisti hanno optato per attacchi con missili e droni verso obiettivi civili in Israele, Kuwait, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi e persino in Qatar. Hanno preso di mira alberghi, terminal di aeroporti civili, siti petroliferi e zone residenziali causando vittime civili.
E’ probabile che in questo modo i leader iraniani stiano cercando di ampliare le dimensioni del caos regionale e internazionale per fermare il tentativo di abbattere il regime. Gli effetti stanno però andando nella direzione opposta, con un allargamento della coalizione internazionale e araba contro l’agonizzante regime khomeinista che, trovandosi in “survival mode” e non avendo più nulla da perdere, attacca chiunque e ovunque possa arrivare.
In ultimo, è fondamentale mantenere la guardia elevata anche in Europa in quanto il regime potrebbe utilizzare le proprie reti per perpetrare attentati.