Israele e Hamas

La serietà della guerra

Dopo dieci lunghe ore di riunione il gabinetto di Sicurezza israeliano ha confermato la decisione già annunciata da Benjamin Netanyahu di intensificare le operazioni militari a Gaza prendendo inizialmente il controllo di Gaza City, e in seguito valutando ulteriori operazioni per il controllo di altre aree.

L’operazione si incardina su cinque punti essenziali: il disarmo di Hamas, quindi la sua resa, il ritorno degli ostaggi ancora in cattività, più le salme di quelli deceduti, la completa demilitarizzazione dell’enclave, il controllo temporaneo da parte di Israele della Striscia e, successivamente l’instaurazione di una struttura politica araba che escluda sia Hamas che l’Autorità Palestinese dal  suo governo.

Dopo ventidue mesi di guerra, a ormai quasi due anni dal 7 ottobre 2023, con il controllo del 75% di Gaza, ma senza avere del tutto sconfitto Hamas, Israele ha deciso di procedere con quella che nelle sue intenzioni dovrebbe essere l’operazione militare conclusiva. Le incognite, come con per ogni operazione militare, sono diverse.

Il capo di Stato Maggiore, il generale Eyal Amir, contrario a questa decisione, ha fatto presente che esiste il rischio concreto che Hamas, messo con le spalle al muro, possa uccidere i restanti ostaggi, così come va calcolato quello di perdite numerose tra i soldati e l’ulteriore uccisione di civili. Tuttavia, la situazione perdurante di stallo non lascia alternative.

Hamas ha un unico scopo, ed è sempre stato quello fin dall’inizio della guerra, sopravvivere all’interno della Striscia, utilizzando gli ostaggi come assicurazione sulla vita, contando sulla pressione internazionale nei confronti di Israele e sul suo logoramento.

La permanenza di Hamas a Gaza è un prezzo che Israele non può pagare. Il rischio che gli ostaggi vengano uccisi da Hamas, paventato da Zamir, va controbilanciato con l’osservazione che uccidendoli, esso si priverebbe dell’unica carta che ha da giocare per garantirsi la sopravvivenza. L’empasse in cui si trova l’organizzazione terrorista è ben maggiore di quello in cui si trova Israele.

Come diceva Clemenceau, “La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai generali”.

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