Israele e Medio Oriente

La strategia di sicurezza del presidente Trump e il suo impatto su Israele

La strategia di sicurezza nazionale del presidente Trump – formulata lo scorso 18 dicembre – riflette una valutazione realistica dei chiari e possibili rischi che corrono gli Stati Uniti, non accettando la visione del mondo politicamente corretta dell’establishment di politica estera che ripetutamente ha cozzato contro la realtà granitica. Questa strategia offre un rimedio per potenziare le proficue relazioni reciprocamente vantaggiose fra gli Stati Uniti e Israele.

Contrariamente alla politica estera perseguita dagli Stati Uniti, dai governi dei paesi dell’Europa occidentale, dal mondo accademico e dai media – che sono fortemente critici nei confronti di Israele, sbilanciati riguardo alla pia illusione della cosiddetta Primavera araba, all’apparente democratizzazione e alla coesistenza pacifica del mondo arabo – Trump riconosce la realtà complessa e intrinsecamente brutale del Medio Oriente. Trump è consapevole delle minacce letali poste dagli (ayatollah) sciiti e dal terrorismo sunnita nonché dei rischi rappresentati dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015.

A quanto pare, il presidente americano non cavalca il mito della questione palestinese come una causa principale dell’instabilità regionale, un fiore all’occhiello dei decisori politici arabi e né come il nodo del conflitto arabo-israeliano.




Secondo Trump, le scuse, l’appeasement e il multilateralismo sono stati rimpiazzati dal patriottismo americano, dall’indipendenza dell’azione militare unilaterale statunitense, dal ripristino della posizione di deterrenza da parte di Washington, da un aumento delle spese per la difesa e dall’idea che si giunge alla pace mediante l’uso della forza.

Israele farà leva su questi principi nella sua stessa battaglia contro il terrorismo arabo/islamico e sull’atteggiamento di apertura degli Stati Uniti?

Trump ha ribadito gli obiettivi nazionali statunitensi, che già beneficiano dell’esperienza e del know-how di Israele e che racchiudono un potenziale nettamente maggiore e reciprocamente vantaggioso:

1. L’accelerazione degli sforzi in tema di difesa missilistica e le tecnologie informatiche fanno di Israele un partner di primo piano insieme agli Stati Uniti nel settore della ricerca innovativa, dello sviluppo e della produzione.

2. La sicurezza nazionale operativa e tecnologica e l’attività di antiterrorismo evidenziano l’eccezionale esperienza di Israele offerta in maniera determinante all’attività di intelligence, di formazione e alle operazioni degli Stati Uniti.

3. L’importanza riconosciuta all’innovazione evidenzia il fatto che Israele è una piattaforma di tecnologie all’avanguardia per oltre 200 colossi hi-tech americani, nonché il principale laboratorio collaudato delle aziende del settore difesa statunitensi, potenziandone la ricerca e lo sviluppo, la competitività globale, l’esportazione e la base occupazionale.

Inoltre, Israele è stata “la più grande portaerei americana” – come ha detto il defunto generale Alexander Haig – la quale non richiede la presenza di soldati statunitensi, dispiegati in una regione molto critica per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, evitando a Washington di dispiegare più portaerei reali e ulteriori divisioni nell’area situata fra l’Oceano Indiano e il Mediterraneo (a un costo annuale di 15-20 miliardi di dollari).

Il presidente ha annunciato che gli alleati degli Stati Uniti, i quali beneficiano della protezione di questi ultimi – sotto forma di basi e personale militare americani – “dovrebbero rimborsare gli Stati Uniti per i costi sostenuti per la loro difesa”. Tuttavia, a differenza della Germania (con 70 mila soldati americani), la Corea del Sud e il Giappone (con 40 mila soldati ciascuno) etc., Israele non richiede basi militari e/o personale americani, sul suo suolo, per la propria difesa.




Di fatto, Israele costituisce la roccaforte americana più efficace, affidabile, collaudata e incondizionata, estendendo il braccio strategico degli Stati Uniti in una regione molto importante per l’America e la sua sicurezza nazionale.

Il discorso pragmatico del presidente Trump sulla sicurezza nazionale sarà accompagnato da un’andatura ottimale?

Traduzione in italiano di Angelita La Spada

Qui l’articolo originale in lingua inglese

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