La manifestazione pro-palestinese tenutasi a Roma fuori del Parlamento lo scorso 9 settembre per protestare contro il nuovo “ddl Antisemitismo” in discussione presso la Commissione Affari Costituzionali alla Camera è la dimostrazione lampante che quel decreto serve e anche urgentemente.
Per l’ennesima volta sono infatti comparse bandiere di Hamas, Hezbollah e Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina assieme ai cori “Viva Hamas, Hezbollah, gloria eterna a Nasrallah” intonati da alcuni manifestanti, facendo così emergere lo spettro del sostegno al terrorismo di matrice islamista, come già avvenuto in altre precedenti manifestazioni pro-palestinesi in varie città italiane.
Tutto ciò mentre in Germania emergono nuovi elementi per quanto riguarda il processo a sette individui con l’accusa di fare parte di una rete internazionale di Hamas che pianificava attentati a Berlino e Vienna in concomitanza con il 7 ottobre 2025, secondo anniversario dell’eccidio. E’ quanto emerge da un atto d’accusa di 214 pagine depositato dai procuratori federali tedeschi. Tra i principali obiettivi figuravano diplomatici israeliani, centri comunitari ebraici e manifestazioni a sostegno di Israele.
Il piano veniva sventato il 1° ottobre 2025, appena sei giorni prima della data prevista per gli attacchi, quando le autorità tedesche arrestavano tre sospettati durante una consegna di armi a Berlino. Gli inquirenti hanno sequestrato un fucile d’assalto automatico Crvena Zastava, otto pistole Glock 26 e oltre 600 munizioni. Un secondo canale di traffico ha permesso di trasportare cinque pistole e relative munizioni da Copenaghen a Vienna, passando per Berlino.
Uno dei sospettati aveva persino registrato un video a Vienna nell’agosto 2025: mascherato e armato, davanti a una bandiera di Hamas, minacciava attacchi di rappresaglia in Europa per conto delle Brigate al-Qassam, l’ala militare dell’organizzazione.
Ora più che mai servono dunque misure forti nei confronti di chi sostiene il terrorismo palestinese e filo-iraniano, in linea con quanto già attuato con i sostenitori dell’ISIS. Immaginiamoci infatti cosa sarebbe successo se lo scorso 9 settembre fuori dal Parlamento fossero comparse bandiere nere dell’ISIS. Dunque, non può e non deve esserci alcuna distinzione neanche per quanto riguarda Hamas, Hezbollah e FPLP.
Vi è poi la questione relativa alla strumentalizzazione del ddl in discussione, presentato dai pro-Pal come “repressivo” e volto alla censura per quanto riguarda le critiche nei confronti di Israele.
Le cose stanno però diversamente. Il disegno, già approvato dal Senato a marzo e attualmente in discussione in Commissione alla Camera, punta a rafforzare gli strumenti istituzionali, educativi e telematici per prevenire e contrastare i fenomeni di odio antiebraico. Il testo unifica diverse proposte legislative e si concentra in particolare sulla prevenzione, senza introdurre nuove sanzioni penali, mantenendo invece in vigore la preesistente Legge Mancino.
Tra le varie cose, il ddl rende stabile e strutturata a Palazzo Chigi la figura del Coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo; promuove l’attivazione di specifici percorsi formativi all’interno delle scuole, delle università e per il personale delle forze dell’ordine; introduce ufficialmente nell’ordinamento italiano la definizione operativa di antisemitismo formulata dalla International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA).
Nulla a che fare dunque con la “repressione” e la “censura” nei confronti di chi critica Israele.
Le strumentalizzazioni in atto e la presenza di sostenitori del terrorismo genocida antiebraico (perché ricordiamolo, Hamas e Hezbollah sono organizzazioni antisemite) alle manifestazioni, confermano ancora una volta l’imminente necessità di misure forti volte al contrasto di estremismo e terrorismo.