Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

Le leggi revisioniste sulla Shoah in Ucraina e nei Paesi baltici, ignorate dall’occidente

Nel 2015 il presidente dell’Ucraina Petro Porosenko ha firmato la legge 2538-1, molto simile a quella che sta creando vibranti polemiche in questi giorni in Polonia. La legge, secondo i critici, soffoca il dibattito storico sulla Seconda Guerra Mondiale e di fatto cancella ogni responsabilità locale sulla Shoah. Una legge che riabilita i combattenti ucraini, tra cui quelli che collaborando con la Germania nazista hanno ucciso innumerevoli cittadini ebrei e polacchi.
La legge all’epoca aveva generato proteste, tra cui una lettera aperta di oltre 70 storici che hanno affermato che “contraddice il diritto alla libertà di parola”, “ignora la complicità nella Shoah” e “potrebbe danneggiare l’immagine nazionale dell’Ucraina”.
Le critiche però sono state poche e circoscritte, come in occasione di leggi simili approvare nelle nazioni europee ex comuniste, quasi ignorate anche a livello internazionale specialmente se paragonate alle forti obiezioni per un provvedimento simile in Polonia che è stato convertito in legge martedì scorso.
“Le leggi ucraine e polacche sono simili, ma nel caso dell’Ucraina non abbiamo visto nulla di simile nelle reazioni” ha commentato Eduard Dolinsky, direttore del Comitato ebraico-ucraino e da molto tempo attivista contro il revisionismo sulla Shoah in Ucraina. “Avrei voluto che ci fossero state le stesse critiche; forse questa legge avrebbe potuto essere fermata in Ucraina”.




Secondo altri attivisti come Dolinsky, il dito puntato contro la Polonia rifletterebbe la politicizzazione in corso del dibattito sulla sanguinosa storia della Seconda Guerra Mondiale in Europa orientale, distorto da tensioni geopolitiche che coinvolgono la Russia, il populismo, l’ignoranza e i traumi nazionali non risolti.
Ci sono “chiare somiglianze tra le leggi ucraina e polacca” anche secondo Alex Ryvchin, giornalista e scrittore ebreo australiano di origine ucraina che si occupa spesso di memoria della Shoah nell’Europa orientale. “Entrambe cercano di usare la legittimità e la forza della legge per custodire una narrativa ufficiale di vittimismo, eroismo e rettitudine, mentre criminalizzano la discussione pubblica sulle verità storiche che contraddicono o minano queste narrazioni”. Eppure, sempre secondo Ryvchin “la reazione alla legge polacca ha evidenziato l’insufficienza delle reazioni al persistente revisionismo statale in altre parti d’Europa, nonostante il fatto che il tasso di collaborazionismo fosse generalmente inferiore in Polonia rispetto a Ucraina e Lettonia”.

Proprio le nazioni baltiche della Lituania e della Lettonia sono state pioniere della legislazione nazionalista che scoraggia il dibattito sulla Shoah nei loro territori.
Secondo i detrattori queste leggi attribuiscono la colpa del genocidio degli ebrei, commesso anche con l’aiuto locale, alla sola Germania nazista.
Nel 2010 la Lituania, in cui i collaborazionisti dei nazisti hanno praticamente spazzato via una comunità ebraica di 250.000 persone, ha modificato il proprio codice penale prevedendo una pena fino a due anni di carcere per chiunque “neghi o sottovaluti il crimine di genocidio o altri crimini contro l’umanità o di guerra commessi dall’Urss o dalla Germania nazista contro i residenti lituani” equiparando quindi i crimini della Germania nazista a quelli dell’Urss, per i quali sono considerati responsabili anche ebrei comunisti, e identificando come vittime i soli residenti lituani.
Una legge simile in Lettonia dal 2014 impone fino a cinque anni di carcere per coloro che negano il ruolo delle “potenze straniere che hanno perpetrato crimini contro la Lettonia e la nazione lettone”, senza però menzionare il coinvolgimento dei volontari lettoni delle SS nell’assassinio di quasi tutti i 70.000 ebrei del Paese.

La negazione della colpevolezza locale durante la Shoah è alla base delle forti critiche all’attuale legge polacca, che stabilisce un massimo di sei anni di carcere per “chi accusa, pubblicamente e contro i fatti, la nazione polacca o lo stato polacco di essere responsabile o complice nei crimini nazisti commessi dal Terzo Reich o sminuisce la responsabilità degli autori effettivi”.
L’attivista ucraino Dolinsky critica fortemente la legge polacca, aggiungendo però “Non capisco perché solo quella abbia provocato una reazione così forte. Avevamo bisogno di quella forte reazione due anni fa in Ucraina. Questa lotta deve riguardare tutti i casi come questo. Perché la pressione sia efficace, non dovrebbe essere selettiva”.
Secondo Dolinsky l’Ucraina, che a differenza della Polonia confina con la Russia, gode di “permessi speciali” da parte dell’occidente perché in aperta ostilità con la Russia di Putin.
“C’è molto sentimento russofobico in tutto il mondo e questo determina il silenzio internazionale nei confronti dei paesi in conflitto con la Russia” sostiene anche Joseph Koren, presidente del gruppo “Lettonia Senza Nazismo”.
“La Polonia e l’Ungheria non rientrano in quella categoria” è l’opinione di Dovid Katz, studioso di Yiddish in Lituania e da lungo tempo impegnato nelle campagne contro i revisionismi sulla Shoah, secondo il quale “le questioni che riguardano Shoah, antisemitismo e restrizioni alla libertà di espressione non sono più importanti in Polonia e Ungheria che in altri paesi dell’Europa dell’est e non dovrebbero essere percepiti principalmente attraverso la lente binaria di pro e anti-Putin”.

Protetti da questo silenzio, Ucraina e paesi baltici stanno rapidamente revocando tabù in vigore da decenni nel concedere onori a criminali di guerra, compresi i volontari SS che hanno partecipato alle uccisioni di massa di ebrei e polacchi.
In gran parte ignorato dai media internazionali, il presidente lettone Raimonds Vejonis la scorsa settimana ha approvato una legge che offre vantaggi finanziari a tutti i veterani della seconda guerra mondiale, tra cui i volontari delle SS che hanno assassinato numerosi ebrei.
La Lettonia è invece l’unico paese al mondo che ospita un evento annuale per celebrare i veterani delle SS, a volte in presenza di politici.


L’anno scorso, il comune di Kalush in Ucraina ha deciso di intitolare una strada a Dmytro Paliiv, un comandante della 14a divisione Waffen Grenadier delle SS. La televisione di stato ucraina ha invece osservato un momento di silenzio per la prima volta l’anno scorso in onore di Symon Petliura, nazionalista ucciso nel 1926 da un anarchico ebreo. Petliura da leader della Repubblica Popolare Ucraina ha avuto un ruolo importante nell’assassinio di circa 50.ooo ebrei in una serie di pogrom tra il 1918 e il 1921.
“C’è meno disponibilità a parlare di Ucraina da parte di media, storici e  governi occidentali, così sembra” ha ribadito Dolinsky. Una scelta che ovviamente non condivide: “L’Ucraina ha bisogno di unirsi all’Europa come membro affidabile di quella famiglia di nazioni. E affinché ciò accada ha bisogno di parlare onestamente e apertamente della sua storia”.
Per l’australiano Ryvchin “la reazione particolarmente forte alla legge polacca è dovuta probabilmente al fatto che la Polonia è vista come epicentro della Shoah”. I tedeschi hanno infatti costruito campi di sterminio solo in Polonia, secondo lo storico della Shoah Efraim Zuroff. “Qualsiasi tentativo di distorcere o camuffare ciò che è successo in Polonia è visto come un attacco particolarmente eclatante alla storia della Shoah e ai ricordi dei morti” ha aggiunto Ryvchin.
Ironia della sorte, la Polonia potrebbe essere maggiormente esposta a critiche anche a causa del dibattito interno alla società civile, secondo Dovid Katz. Ancora oggi, sostiene Katz, la Polonia e l’Ungheria “hanno solidi movimenti liberali che a loro volta contrastano la politica del governo su molte questioni, a differenza dei Paesi baltici dove il dissenso viene spesso annullato usando tutta la forza della legge”.

1 Commento

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  1. Giuseppe

    10 febbraio 2018 a 0:13

    In effetti sono proprio queste leggi che confermano il loro coinvolgimento in atti di genocidio.
    Pensano che una legge fatta a posteriori possa cancellare dei fatti avvenuti? Possa rimediare a degli errori commessi?
    Benché non si può parlare di errori, perché non si è trattato di errori, ma di collaborazione consapevole e convinta, aderente al concetto antisemita dei nazisti.
    Ogni stato può fare le leggi che vuole, ma queste non cancelleranno la storia, neanche serviranno a tranquillizzare le coscienze nazionali.
    Tali leggi non vengono fatte da quegli stati o governi che non hanno nulla da nascondere, da correggere e da recriminare.

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