Iran e Medioriente

L’Iran guadagna altro tempo con dei negoziati-farsa

Si è concluso a Ginevra il nuovo giro di colloqui sul nucleare tra la delegazione iraniana guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e quella statunitense rappresentata dagli inviati speciali Steven Witkoff e Jared Kushner, con la mediazione dell’Oman. Il primo round era stato ospitato lo scorso 7 febbraio a Muscat, ma era durato appena 90 minuti e con scarso esito.

Stavolta Araghchi ha parlato di un’intesa generale ed ha definito i colloqui come “costruttivi” in un’intervista alla TV di stato iraniana: “Alla fine, siamo riusciti a concordare su una serie di principi guida, sulla base dei quali procederemo e inizieremo a lavorare sul testo di un potenziale accordo”.

Araghchi ha poi reso noto che Iran e Stati Uniti avrebbero continuato a lavorare sulle bozze del testo per un potenziale accordo e le avrebbero scambiate in previsione di un terzo round con data ancora da stabilire. Nel contempo, Tehran ha richiesto a Washington di desistere immediatamente dal minacciare l’uso della forza contro l’Iran e di ritirare gli assetti militari inviati nell’area.

Nelle ore e nei giorni precedenti intanto Trump e l’ayatollah Khamenei si erano scambiati minacce in rete, con il Presidente americano che aveva annunciato conseguenze in caso di mancato accordo e aveva auspicato un cambio di regime a Tehran mentre Khamenei aveva minacciato le navi della marina statunitense arrivate nel Golfo Persico.

Va sottolineato che mentre i delegati del regime iraniano lasciavano l’ambasciata dell’Oman, un gruppo di manifestanti lanciava pomodori contro le loro auto al grido di “Morte ai terroristi”.

Nel complesso, il regime ha ottenuto il proprio obiettivo a brevissimo termine, ovvero guadagnare altro tempo per cercare di riorganizzarsi a livello interno dopo le rivolte e proseguire con la “purificazione”, ovvero il massacro dei dissidenti.

Se poi Tehran riuscirà anche ad incantare l’amministrazione Trump facendogli realmente credere di essere disponibile a ritrattare sul nucleare, è ancora da vedere. Se ci riuscirà, sarà soltanto perché Trump ha interesse a “farsi incantare” e le ragioni sono diverse.

Per prima cosa, Trump e i suoi inviati speciali Witkoff e Kushner, hanno particolarmente a cuore la volontà degli emiri del Qatar che tutto vogliono tranne che vedere il crollo del regime khomeinista (cosa che a Teheran sanno molto bene). Non dimentichiamo infatti che Teheran e Doha, oltre ad intrattenere stretti rapporti tra loro, sono entrambi sostenitori di Hamas e dell’islamizzazione dell’Occidente.

In secondo luogo, Trump teme ripercussioni interne in caso di un eventuale conflitto con Teheran a pochi mesi dalle “Mid-Term Elections”. La questione “America First” resta di primaria importanza e non è certo un caso che la scorsa settimana il vice-presidente JD Vance ha dichiarato che l’interesse primario di Washington riguarda prettamente la questione nucleare, in quanto un Iran con la bomba atomica metterebbe a rischio le vite degli americani. Se Trump riuscisse dunque a portare a casa uno straccio di accordo con una parvenza di presunta credibilità, potrebbe giocare la carta dello “spauracchio”, vantando di aver spaventato il regime con l’imponente “armata” trasferita in Medio Oriente.

Peccato che anche i missili balistici e i proxy di Tehran mettono a rischio le vite degli americani, in particolare le basi dislocate in Medio Oriente, il traffico marittimo nel Mar Rosso, senza dimenticare il potenziale terrorismo delle Guardie Rivoluzionarie e di Hezbollah tra Medio Oriente e America Latina. Peccato poi che il regime iraniano sia responsabile dell’attuale destabilizzazione dell’intero Medio Oriente e quindi del fallimentare dei piani per il raggiungimento della pace nell’area a cui auspica Trump. E’ bene inoltre ricordare la promessa non mantenuta da Trump di inviare aiuti ai manifestanti dopo averli incoraggiati a rivoltarsi e a “prendere il controllo delle istituzioni”. Errore di non poco conto visto che, in un Medio Oriente dove non ci si può mostrare remissivi, Tehran ha interpretato il cambio di marcia come un segnale di debolezza ed ha conseguentemente intensificato le “purificazioni” di dissidenti mentre nel contempo lasciava credere a Trump di aver sospeso 800 esecuzioni.

In seguito ai massacri di manifestanti, il regime iraniano è praticamente diventato un “paria” a livello internazionale al punto che persino l’Unione Europea, storicamente non così avversa, ha dovuto prendere posizioni molto dure nei confronti di Tehran.

I colloqui portati avanti da Trump sono quasi surreali considerato che tutti sanno che il regime non ha alcuna intenzione di rinunciare alle armi nucleari e che gli unici reali obiettivi sono guadagnare tempo e cercare di creare una voragine tra Stati Uniti e Israele, sfruttando le pressioni di Qatar e altri Paesi islamici.

Trump ama credere che il regime di Tehran ha paura di lui ed è disposto a trattare, ma la realtà dei fatti non perdona.

Il fanatismo religioso khomeinista rende i suoi esponenti immuni alla logica e al buon senso. Il regime è disposto a trascinare l’intero Paese nell’abisso piuttosto che rinunciare al potere.

Va tra l’altro evidenziato che, nonostante le purghe, i segnali di attività anti-regime sono ancora presenti all’interno dell’Iran. Nel frattempo, la pressione esercitata dalla dissidenza iraniana in Occidente cresce rapidamente.

Sabato scorso a Monaco di Baviera, 250.000 persone hanno partecipato a una manifestazione alla quale ha preso parte anche Reza Pahlavi, figlio dello Shah deposto nel 1979, che ha ribadito la sua volontà di guidare una transizione politica in Iran per la restaurazione della democrazia. Altre manifestazioni anti-regime si sono tenute anche a Los Angeles, Londra e Toronto.

Insomma, non c’è veramente alcun motivo per continuare con dei negoziati-farsa che non fanno altro che rafforzare Tehran.

L’unica soluzione è un cambio di regime che deve certamente partire dall’interno dell’Iran ma che non può avvenire senza un consistente aiuto esterno da parte di Stati Uniti e Israele. Un regime che massacra il proprio popolo in nome della “purificazione ideologica” e del controllo del potere non dovrebbe nemmeno avere l’opportunità di partecipare a dei negoziati.

 

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