Israele e Hamas

Nessun accordo può risolvere l’impasse

La visita di Benjamin Netanyahu a Washington, durata una settimana e svoltasi sostanzialmente a porte chiuse e con poche dichiarazioni d’ufficio, non ha affatto modificato la situazione relativamente alla guerra ancora in corso a Gaza.

Il problema, detto in termini molto netti, non può essere risolto con un accordo. Gli accordi, prevedono che le parti contraenti trovino una intesa, ma dove può mai esserci una intesa in merito all’esito stesso della vittoria? Al di là del numero degli ostaggi da liberare nell’arco di due mesi, oltretutto frazionandoli in modo osceno, la questione principale è quella di due obiettivi del tutto inconciliabili.

Netanyahu ha ribadito senza sosta, fin dall’inizio della guerra scatenata da Hamas con l’eccidio perpetrato il 7 ottobre del 2023, che la guerra potrà concludersi solo con la sconfitta di quest’ultimo, ovvero con la fine della sua presenza politica e militare all’interno della Striscia. D’altro canto, per Hamas vincere significa avere resistito, cioè obbligare Israele progressivamente a lasciare Gaza, consentendo a ciò  che di esso resta, di permanervi.

Nessun accordo può conciliare due obiettivi totalmente in contrasto uno con l’altro in modo così decisivo e radicale. O la vittoria sarà di Israele, o la vittoria sarà di Hamas. Tertium non datur.

Per vincere, Israele può e deve fare solo una cosa, eliminare o costringere alla resa il resto di Hamas, ormai circoscritto al 20-30% del territorio della Striscia. Questo significa, detto brutalmente, che gli ostaggi rimasti, venti, potrebbero essere uccisi nel corso dell’operazione militare. È quello che ha prospettato il Capo di stato maggiore, Eyal Zamir.

Se, l’obiettivo principale è riavere i venti ostaggi tenuti ancora prigionieri, e non si vuole rischiare di mettere a repentaglio le loro vite, Israele dovrà rassegnarsi a perdere la guerra, perché Hamas non accetterà mai di rinunciare all’unica carta che ha da giocare a propria salvaguardia per poi, in una forma e nell’altra, abbandonare Gaza. In questo senso chiede agli Stati Uniti che, nel caso di un accordo, dopo sessanta giorni e il rilascio di tutti gli ostaggi, Israele non riprenda più la guerra. È, dal punto di vista del gruppo terrorista, del tutto ragionevole.

 

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