Si è conclusa da poco la conferenza stampa per i corrispondenti esteri tenuta da Benjamin Netanyahu, durante la quale, il premier israeliano, rispondendo alle domande dei giornalisti presenti in sala, ha ribadito alcuni punti salienti.
La prossima operazione militare dell’IDF il cui obiettivo è Gaza city, avrà luogo dopo che la popolazione civile sarà spostata in una zona di sicurezza, esattamente come è già avvenuto a Rafah nel 2024.
Lo spostamento dei civili, come in quella circostanza, dovrebbe impiegare non più di otto giorni. Netanyahu ha specificato che questo è l’unico modo di terminare la guerra e di portare a casa gli ostaggi rimasti. Ha ricordato che, dei 251 ostaggi che vennero rapiti da Hamas il 7 ottobre, 148 sono tornati a casa, in virtù della “pressione militare e della via politica”.
Hamas non resterà a Gaza, e no, Israele non intende occupare la Striscia ma prenderla sotto il suo controllo per il tempo necessario al suo passaggio a un governo arabo il quale non rappresenterà una minaccia alla sicurezza dello Stato ebraico. Non ci sarà posto per l’Autorità Palestinese che, alla pari di Hamas, non ha mai riconosciuto il diritto all’esistenza di Israele.
A chi, tra gli Stati europei ritiene che il venire in essere di uno Stato palestinese sia la soluzione, Netanyahu ha dovuto fare una rapida lezione di storia, rammentando come fin dalla proposta di partizione delle Nazioni Unite del 1947 ad oggi, gli arabi si sono sempre opposti alla nascita di un loro soggetto statuale, perché il loro impegno è stato unicamente volto a impedire la continuazione di quello ebraico, oltretutto “A Gaza uno Stato palestinese era già nato”. Cosa abbia rappresentato lo hanno potuto vedere tutti.
In estrema sintesi, l’offensiva che Israele si prepara a lanciare a Gaza e che ha come raggio operativo il 25% del territorio non ancora sotto il suo controllo, è il capitolo finale della guerra a cui Hamas ha dato il via ormai quasi due anni fa. Solo quando questo capitolo sarà chiuso si attenuerà la propaganda parossistica contro Israele, che, Netanyahu lo ha ammesso, vede lo Stato ebraico soccombente. Lo ha detto dopo avere mostrato su uno schermo, tre gigantografie di bambini affetti da gravi patologie che sono finite sulle prime pagine dei giornali come “prova” che a Gaza, Israele affamerebbe la popolazione.
Quello che Netanyahu non ha detto, ma non c’era bisogno di dirlo, è che le prossime settimane vedranno un intensificarsi della propaganda, essendo Hamas alle strette.
L’unica vera carta che i jihadisti di Gaza possono giocare a loro vantaggio, in virtù dell’ampia compiacenza di quasi tutti i media occidentali, è infatti, quella della demonizzazione a oltranza di Israele.