Israele e Medio Oriente

Novembre 1945: il pogrom “dimenticato” e l’aiuto italiano agli ebrei di Libia

Tra il 5 e il 7 novembre del 1945 si scatenò in Libia una rivolta anti-ebraica destinata ad assumere le dimensioni di un vero e proprio pogrom, con la morte di circa 150 ebrei-libici, la distruzione delle loro case, delle loro sinagoghe e il saccheggio dei loro beni per mano della comunità arabo-musulmana locale. Molti furono anche gli ebrei che cercarono riparo all’estero, ed anche in Italia. Tra questi, alcune personalità di spicco della cultura ebraica nel paese nordafricano, come Zhlate Dadusc, ex giudice del tribunale rabbinico di Bengasi, Vittorio Fadlum, libraio tripolino e Habib Mose, studente del collegio rabbinico italiano.

I profughi ebrei fuggiti dalla Libia verso lo Stivale trovarono assistenza ed ospitalità, ricevendo un alloggio ed un sussidio garantiti dal ricostituito Ministero dell’Africa italiana, l’ente preposto alla gestione delle politiche coloniali e post-coloniali Il pogrom di Tripoli, sulle cui motivazioni non è stata mai fatta piena chiarezza*, è oggi purtroppo consegnato all’oblio generale, menzionato quasi esclusivamente dalla pubblicistica relativa alla decolonizzazione nell’area.

*Secondo alcune teorie, il massacro si svolse con la tacita complicità delle autorità britanniche che a quel tempo controllavano la Libia. Londra, che mirava ad insediarsi in pianta stabile nell’ex colonia italiana, avrebbe così voluto mostrare l’incapacità all’autogestione dei locali. Altre versioni vogliono il pogrom del novembre 1945 come un “avvertimento” alla comunità ebraica di Palestina, in quegli anni in lotta per l’indipendenza.

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