Le posizioni sempre più ostili del governo spagnolo nei confronti di Israele hanno portato Madrid ad annunciare nuove misure tra cui il divieto per i ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich di entrare in Spagna, l’approvazione urgente di un decreto legge per il divieto di acquistare e vendere armamenti a Israele, il divieto di transito nei porti spagnoli per le navi che trasportano munizioni e armi verso Israele, il divieto di sorvolo dei cieli spagnoli per i mezzi di trasporto che trasportano materiale di difesa per Israele e quello di ingresso in territorio spagnolo per le persone direttamente coinvolte nel cosiddetto “genocidio.”
Tutto ciò mentre nel contempo il governo britannico ha invece stabilito che Israele non sta commettendo alcun genocidio a Gaza, come dichiarato dal vice primo ministro David Lammy al presidente della Commissione per lo Sviluppo Internazionale in una lettera del 1° settembre. Nel documento viene spiegato che “il crimine di genocidio si verifica solo quando vi è uno specifico ‘intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso…Il governo non ha concluso che Israele stia agendo con tale intento“.
Come se non bastasse, nel frattempo è anche caduto il governo francese guidato da François Bayrou, proprio mentre Macron era in procinto di muoversi per il riconoscimento di un fantomatico stato palestinese.
Tornando alla Spagna, come affermato dal ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar:
“Se [la Spagna vuole] interrompere i legami di difesa con Israele, chi ci rimetterà? Non abbiamo bisogno della Spagna per difendere la terra di Israele. Al contrario, probabilmente hanno bisogno delle capacità israeliane molto più di quanto noi abbiamo bisogno delle loro”.
Saar ha poi evidenziato come il governo spagnolo stia seguendo una linea ostile e anti-israeliana, caratterizzata da una retorica selvaggia e piena di odio per distogliere l’attenzione da gravi scandali di corruzione ed ha annunciato sanzioni personali nei confronti della vice-Primo Ministro e Ministro del Lavoro, Yolanda Diaz e del Ministro per l’Infanzia, Sira Rego, entrambi autrici di gravissime affermazioni post-7 ottobre a sostegno del terrorismo, della violenza contro gli israeliani e della cancellazione di Israele.
Il 10 settembre, dopo il raid missilistico israeliano su Doha che ha preso di mira i leader di Hamas, Sanchez è addirittura arrivato a lamentare il fatto che la Spagna non abbia la bomba atomica e dunque non possa fermare il genocidio a Gaza, come riportato dai quotidiani spagnoli OK Diario e La Gaceta.
Il premier spagnolo ha inoltre affermato che, pur non disponendo di una grande forza militare, la Spagna sta utilizzando i meccanismi a sua disposizione per frenare l’offensiva israeliana a Gaza, dove il bilancio delle vittime palestinesi supera ormai le 64.000 unità, secondo il ministero della Salute guidato da Hamas. Inevitabilmente, l’opposizione ha subito accusato Sanchez di schierarsi con Hamas, responsabile dell’eccidio del 7 ottobre 2023 e della guerra attualmente in corso. Il leader del partito Vox, Santiago Abascal, ha affermato che “Sanchez vorrebbe avere armi nucleari… ma non per difendere la Spagna. Per difendere Hamas”.Anche Carlos Díaz-Pache, portavoce del Partito Popolare (PP), ha fortemente criticato il riferimento di Sanchez alle armi nucleari: “Una bomba nucleare su Tel Aviv? È questo che intende fare?”
L’aggressività del governo spagnolo nei confronti di Israele è in realtà un segnale di estrema debolezza; il governo Sanchez, per potersi tenere in piedi, ha bisogno dei partiti della sinistra radicale Sumar e Podemos i quali a loro volta fanno affidamento sulle orde estremiste e sul consenso delle masse islamiche. Non è un caso che lo scorso maggio, la vicepremier spagnola, Yolanda Diaz, nonché leader di Sumar, ha diffuso un video sui social network dove invoca “la liberazione della Palestina dal fiume al mare”, che ovviamente implica la cancellazione di Israele. Una dichiarazione che ha rafforzato la posizione della Diaz tra le comunità musulmane del Paese e all’interno della galassia di estrema sinistra che in Spagna è consistente.
Sanchez dal canto suo è ben consapevole che la Spagna risulta sempre più isolata in Europa, anche rispetto a Paesi come Francia, Belgio e Olanda che hanno posizioni avverse ad Israele. Come se non bastasse, Sanchez è anche nel mirino del Presidente americano, Donald Trump, per le sue posizioni contrarie all’aumento delle spese NATO dal 2% al 5% in un momento in cui la Russia risulta sempre più aggressiva.
Il premier spagnolo sa benissimo di trovarsi in una posizione estremamente problematica e il suo viaggio in America Latina non è certo casuale. Sanchez è infatti andato a cercare sostegno e alleanze con l’area socialista e bolivariana antiamericana e in particolare con il presidente colombiano Gustavo Petro, sempre più vicino al regime di Maduro, ma anche al presidente brasiliano Ignazio Lula, che ha aperto le porte del Paese al regime iraniano.
Insomma, Sanchez, per restare a galla, si presenta ora come paladino bolivariano e pro-islamista in Europa, ma mossa e tempistiche sono quanto mai azzardate considerato l’ammassarsi di navi e porta aerei statunitensi al largo delle coste venezuelane, con Hamas ridotta ai minimi termini e il regime iraniano che lotta per la sopravvivenza.