Note a margine

Perché accontentarsi di una copia?

Il 22 gennaio, cinque giorni prima della Giornata della Memoria, con il patrocinio del Comune di Milano, presso la Casa dei Diritti, avrà luogo un dibattito dal seguente titolo, “Come nasce un genocidio? Le tappe dell’odio”.

Il dibattito avrà come interlocutori Gabriele Nissim, fondatore di Gariwo, e Chantal Meloni, avvocato specializzato in Diritto Penale presso l’Università degli Studi di Milano.

Si tratta di un binomio promettente. Gabriele Nissim, da anni, promuove sul sito della sua fondazione Gariwo il Giardino dei Giusti, la relativizzazione della Shoah, in nome di un universalismo che abbraccia tutti gli stermini in un’unica metà categoria, quella dell’umanità. Tra i più solerti collaboratori del sito c’è Anna Foa, la quale, non solo ci dice illo tempore, che la Shoah ha una sua “unicità”, però però, ma durante questi ultimi due anni con i suoi numerosi interventi e un libro dal titolo emblematico, “Il suicidio di Israele”, induce a credere che l’attuale governo israeliano è un po’ meglio, solo un po’, di quello che governa l’Iran, ma che, per quanto riguarda i crimini di guerra, forse è un po’ peggio.

Chantal Meloni è un avvocato che su Israele ha le stesse posizioni della nota non-avvocato, Francesca Albanese.

Secondo la Meloni, Israele a Gaza, avrebbe compiuto un genocidio, opinione condivisa dalla Foa. La Meloni è la stessa imparziale osservatrice che, nel 2010, si immagina da praticante, passava il Natale e Gaza, raccontandoci poi in uno straziante articolo successivo, che Israele sottoponeva la Striscia e i suoi poveri abitanti a un feroce embargo, senza mai menzionare Hamas https://www.linformale.eu/chantal-di-gaza-e-le-veline-di-hamas/

Gabriele Nissim, che da molti anni, insieme a un comitato “scientifico” attribuisce il titolo di “giusto” (titolo creato a Yad Vashem solo per coloro che durante la Seconda guerra mondiale si sono distinti nel salvare la vita agli ebrei perseguitati), a chiunque venga ritenuto meritevole, tra cui anche all’attivista pro-pal Vittorio Arrigoni, ucciso dagli integralisti islamici a Gaza nel 2011, potrebbe fare ancora meglio di così. Al posto di una copia di Francesca Albanese dovrebbe invitare l’originale. Riuscirebbe ad attirare un pubblico più vasto.

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