“Qui ci vuole ancora più filo spinato”

“Qui ci vuole ancora più filo spinato” dice Benjamin Netanyahu annusando l’aria del mattino e guardandosi intorno attraverso le lenti affumicate degli occhiali da sole. “Nel frattempo ho spedito due combattenti all’estero. Danny Danon all’ONU e Fiamma Nirenstein come ambasciatore in Italia. Non c’è più tempo per i tentennamenti. Marchiamo bene il territorio”.

Melek Bibi. Bibi pigliatutto. Bad Ass Bibi. Bibi l’AmeriKano. Il politico israeliano più esecrato dopo il Leone (Ariel) Sharon. Bibi il Longevo, il vecchio lupo che avevano dato per spacciato, la “merda di gallina”, come era stato apostrofato da un anonimo funzionario della Casa Bianca, in un “leak” che aveva l’imprimatur di Obama. I due si sono detestati fin dal principio. L’odio a prima vista, si sa, resiste più a lungo dell’amore. Fu pochi mesi primi che piombasse al Congresso e in un memorabile discorso interrotto da ripetuti standing ovations, si togliesse qualche sassolino dalle scarpe. Non è riuscito a impedire l’accordo nucleare con l’Iran, ma una cosa è certa, fino a quando c’è quest’uomo impastato di realismo e spregiudicatezza hobbesiani, Israele non correrà il rischio di diventare un piatto di lenticchie da dare in pasto ai fiancheggiatori del terrore. Chi meglio di lui per offrire ai detrattori, ai ai cultori del vittimismo arabo, agli anti-occidentalisti, ai pro-pal in servizio effettivo permanente, un bella sagoma di cartone munita di fez e orbace? E lui lo sa e si compiace. La parte del “villain” lo sollucchera. Hollywood lo avrebbe sicuramente cooptato se non si fosse dedicato alla politica.

Con Netanyahu al timone l’odio per Israele non ha più bisogno, se mai ne ha avuto, di alcuna esitazione, di alcun aggiramento, ma può essere esibito con foga ancora maggiore. Cosa avrebbero fatto gli odiatori se al suo posto, per la iattura del paese, si fosse insediato il damerino, l’anodino Herzog, l’incolore promotore di un dialogo impossibile con i terroristi e i biscazzieri? Come si sarebbe riusciti a odiare uno come Herzog? Non ci sarebbe più stato il piacere di infangare Israele ulteriormente, dipingendolo come uno stato che toglie il respiro agli oppositori e vara leggi liberticide. Sarebbero stati tempi ancora più duri per gli Amos Oz e le Amira Haas, novelli Gramsci, voci tacitate.
E’ una garanzia per i tanti nemici di Israele, fuori e dentro il paese potere avere un altro “fascista” al potere. In questo modo la narrazione nera sullo stato ebraico può solo rafforzarsi. Bibi è il loro Sauron preferito e Israele, si può esserne certi, si riconferma come Mordor. “Altro filo spinato” dice Bibi, mentre mastica la realtà e la sputa fuori come una presa di tabacco. I nemici di Israele sono simili a un branco di lupi affamati. “Animali carnivori”. Dobbiamo continuare a investire nella nostra protezione.

Niram Ferretti

Niram Ferretti

Nato a Milano, si è trasferito a Roma dove ha vissuto per lunghi anni laureandosi in filosofia teorica presso l’Università Gregoriana. Ricercatore indipendente relativamente al conflitto arabo-israeliano di cui si occupa da anni, collabora con l’Informale fin dall’inizio. Alcune sue interviste sono apparse su Frontpage Magazine e JihadWatch. Attualmente lavora a un saggio sulla demonizzazione di Israele.

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