Elementi di propaganda

Renzo Ulivieri, il comunista che vuole espellere Israele… ma dal pallone

Quando si parla di Renzo Ulivieri non serve nemmeno il Var: la sua ideologia è più chiara di un fuorigioco con tre metri di distacco. «Sono sempre stato comunista», ha ribadito, come se fosse necessario ricordarlo, convocando il Consiglio di Presidenza dell’Associazione Allenatori non per discutere di moduli o giovani promesse, ma per scrivere una lettera a Gravina che manco Brežnev alla FIFA.

Il documento, approvato all’unanimità dal Consiglio Direttivo, chiede alla Figc di muoversi per sospendere Israele dalle competizioni internazionali. Altro che pressing alto: qui siamo di fronte al pressing ideologico, con lancio lungo direttamente a Uefa e Fifa.

Non è «un gesto simbolico», recita la nota: è un «imperativo morale». E chi meglio di un comunista dichiarato, che nel calcio ha passato più tempo in panchina che a sollevare trofei, poteva rivendicare l’imperativo morale come se fosse un trofeo di Coppa Campioni?

Ulivieri, ormai più leader di sezione che mister di spogliatoio, trasforma il calcio in un campo di battaglia geopolitico: la lavagna tattica sostituita con la mappa del Medio Oriente, il 4-4-2 con l’appello ai compagni di lotta internazionale.

L’obiettivo? Spingere il calcio italiano a «mobilitarsi per il popolo palestinese». Come? Con l’arma più potente che lo sport conosca: la sospensione dei tornei. Altro che pressing asfissiante, altro che catenaccio: qui si va di embargo calcistico, versione Renzo.Certo, qualcuno potrebbe obiettare che il compito dell’Associazione Allenatori dovrebbe essere allenare, formare, difendere la categoria. Ma Ulivieri non si smentisce mai: lui non allena le squadre, allena le coscienze. E lo fa ricordando a tutti che, sì, «è sempre stato comunista». Chissà se la prossima mossa sarà proporre la sostituzione dei cartellini gialli con libretti rossi.

 

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