Propalestinismo

Torino, sgomberato Askatasuna: la fine di una zona franca al servizio della violenza pro-Pal

Lo sgombero del centro sociale Askatasuna avvenuto oggi non è un fatto isolato né tantomeno un eccesso repressivo. È l’atto finale di una lunga tolleranza istituzionale verso un luogo che negli anni è diventato cerniera politica e logistica delle frange più violente del movimento pro-Pal a Torino.

Il blitz all’alba con l’intervento di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, chiude un capitolo di illegalità iniziato nel 1996 e mai realmente contrastato. Askatasuna non è mai stato solo uno spazio occupato. È stato un punto di riferimento stabile per cortei degenerati in assalti, per azioni di forza contro sedi istituzionali, aziende, media e infrastrutture cittadine.

Negli ultimi mesi Torino è stata teatro di ripetute violenze pro-Pal: devastazioni, imbrattamenti, blocchi stradali, aggressioni alle forze dell’ordine e incursioni mirate contro obiettivi simbolici. Episodi che non nascono dal nulla, ma da un ecosistema antagonista che ha sempre trovato copertura politica, narrazione compiacente e spazi sicuri.In questo quadro Askatasuna ha rappresentato una vera zona franca, un luogo dove la protesta smetteva di essere dissenso e diventava metodo. Qui si organizzavano mobilitazioni, si costruiva la legittimazione ideologica dello scontro, si normalizzava la violenza come strumento politico. Il tutto mentre la città subiva blocchi, danni e un clima di intimidazione permanente.

Il fallimento del patto di collaborazione con il Comune era scritto e chi pensava il contrario era solo un illuso. La presenza di persone all’interno dello stabile, in violazione delle prescrizioni, ha solo fatto emergere ciò che era evidente: le regole valgono per tutti, tranne che per chi si proclama antagonista. Il tentativo di trasformare un’occupazione abusiva in “bene comune” si è rivelato per quello che era: una resa politica mascherata da mediazione. Nel pomeriggio, la scena si è ripetuta secondo copione. Presidio, blocchi, slogan, tentativi di forzare la mano alle forze dell’ordine. Ancora una volta la stessa dinamica: provocazione, vittimismo, racconto distorto. Ma senza più la protezione di uno stabile occupato, la retorica della “resistenza” si è dissolta rapidamente.

Le indagini in corso collegano lo sgombero a una sequenza di assalti e atti violenti avvenuti durante le manifestazioni pro-Pal degli ultimi mesi. Non episodi marginali, ma un’escalation precisa che ha colpito luoghi simbolici della città. Danneggiamenti, invasioni, resistenza, lesioni: il vocabolario penale racconta molto più di mille slogan. Le difese politiche parlano di repressione, di quartieri traumatizzati, di cultura sgomberata con la forza. Ma la realtà è più semplice e più dura: non era un centro culturale, era un avamposto dell’illegalità militante. E nessuna parola come “solidarietà” o “dissenso” può giustificare anni di violenze sistematiche tollerate. Askatasuna non è stato sgomberato per le sue idee, ma per il ruolo che ha svolto nel legittimare e alimentare la violenza pro-Pal a Torino. Lo Stato è arrivato sicuramente tardi. Ma questa volta è arrivato ed è una buona notizia.

 

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