Dove potrebbe trovarsi Francesca Albanese, nuova icona della sinistra italiana, se non a Bogotà, ospite del presidente Petro, uno che deve avere orecchiato per bene i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, avendo sostenuto che “il sionismo controlla la finanza mondiale” (e noi che pensavamo fossero i Rothschild)?
D’altronde, la stessa Albanese rieccheggiando Hitler e Osama Bin Laden, nel 2014 ci informava che gli Stati Uniti sarebbero sottomessi dalla lobby ebraica.
Giusto in un consesso terzomondista e virulentemente anti-occidentale la relatrice dell’ONU recentemente sanzionata dagli Stati Uniti per le sue missive intimidatorie contro aziende americane, ha potuto dichiarere che Israele deve essere isolato globalmente.
La relatrice, a cui recentemente, a seguito delle sanzioni americane, Hamas ha espresso la propria solidarietà, continua imperterrita la sua crociata demonizzante contro lo Stato ebraico, da lei diligentemente trasformato nel Male assoluto sulla terra. Ma, mi raccomando, la occhialuta signora, non dite che è antisemita o che fa uso di tropi antisemiti, o che ce l’abbia in qualche modo con gli ebrei. Albanese è semplicemente una paladina della giustizia, lei combatte strenuamente affinché, una buona volta per tutte la “Palestina” venga liberata dall'”entità sionista”, come la chiamava il compianto Arafat a cui, infatti, venne dato il Nobel per la pace (e c’è chi pensa che anche lei ne sarebbe degna tanto da averla candidata).
Novanta anni fa, Adolf Hitler, nonostante la sua convinzione che gli ebrei dominassero il mondo, riuscì ad isolarne sei milioni e a sterminarli. Era convinto che fosse salutare, non solo per liberare la Germania dalla loro “infezione”, ma il mondo intero. L’ambizione di Albanese è più modesta, le basta liberare il Medio Oriente dalla presenza di Israele.