Mohammad Hannoun, presidente dei palestinesi italiani, attivista e, secondo gli inquirenti, tramite di Hamas, è stato arrestato ieri nel corso di una operazione congiunta della Digos e della Guardia di Finanza.
L’uomo, già sanzionato dal Dipartimento del Tesoro americano nel 2024/2025, da cui è stato indicato come il collettore di Hamas in Italia, è accusato di avere raccolto, con la copertura di associazioni benefiche a favore del “popolo palestinese”, sette milioni e duecento ottanta mila euro. Denaro che non è mai arrivato, ovviamente agli organi e alle vedove ma è entrato nella disponibilità della organizzazione terrorista.
Hannoun ha goduto fino a poco tempo fa, per le sue attività, della simpatia e del sostegno di vari esponenti della sinistra italiana, da Stefania Ascari del Movimento 5Stelle, a Laura Boldrini, ad Alessandro Di Battista, i quali, vedremo cosa dichiareranno se dichiareranno qualcosa, a proposito del suo arresto e delle gravi accuse che gli sono state mosse.
Qui su l’Informale sono due anni che, in virtù soprattutto degli articoli di Giovanni Giacalone, abbiamo evidenziato chi è Hannoun. Ora, finalmente, la giustizia italiana si è mossa nella direzione giusta mettendo al sicuro quello che gli inquirenti considerano il principale operativo di Hamas nel nostro Paese.
Sarà interessante capire di quali coperture e connivenze egli ha potuto godere fino ad oggi per potere agire indisturbato.
È forse tramontato con questa operazione il “Lodo Moro”? il dispositivo di garanzia denunciato da Francesco Cossiga, che lo Stato avrebbe messo a disposizione dei terroristi palestinesi affinché essi non colpissero in Italia obbiettivi sensibili? È presto per poterlo dire, ma sicuramente anche a seguito dell’arresto dell’Imam della Moschea di Torino (rilasciato successivamente ma la cui vicenda giudiziaria non è ancora giunta a compimento), qualcosa sembra essersi modificato.