Insomma, si è trattato di un “fraintendimento”, sì, di un malinteso, non ci si è capiti bene. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, non diventato Papa e tornato al suo ruolo più modesto seppure prestigioso di patriarca di Gerusalemme, ha voluto archiviare così il caso che, nell’arco di poche ore, ha fatto il giro del mondo.
I fatti sono noti. Il cardinale, insieme a padre Francesco Lelpo, Custode di Terra Santa, domenica, viene bloccao dalla polizia israeliana mentre si reca al Santo Sepolcro a celebrare la Messa che inaugura la Settimana Santa di Pasqua.
Questo fermo, suscita successivamente e tempestivamente un comunicato iperbolico nel quale, il Patriarcato Latino dichiara che “Per la prima volta nei secoli, ai Capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro”.
Il comunicato, è redatto allo scopo di creare indignazione e, inevitabilmente, attizzare esecrazione su chi ha osato rendersi responsabile di un affronto di tale inusitata portata “per la prima volta nei secoli”.
La bufera si scatena subito ed è tutto un coro di biasimi, vituperi, corredato di bile nera antisemita contro Israele, reo di avere commesso un affronto così grave, inverosimile.
Peccato che il cardinale, resosi noto in passato, anche per celebrare Messa con la kefiah, avesse chiesto preventivamente alle autorità, una esenzione in un momento in cui tutti, senza eccezione, i luoghi santi della Città vecchia sono chiusi per motivi di sicurezza a causa dell’operazione militare israelo-americana contro l’Iran. L’esenzione gli era stata negata, ma ciò nonostante, il cardinale, “fraintendendo”, si era recato lo stesso dove non avrebbe potuto recarsi.
Dopo il “fraintendimento”, che stranamente è occorso successivamente al comunicato di massimo oltraggio, non un minuto prima, in modo da evitare di redigerlo, perché sarebbe bastato mettersi in contatto con le autorità subito dopo il fermo e chiarire la natura del “fraintendimento” mentre invece si è deciso di provvedere a scatenare la bufera, che si è puntualmente scatenata, il clima sembra essersi rasserenato. Pizzaballa ha ottenuto le inopportune scuse del presidente di Israele Herzog e dal governo, la possibilità, e insieme a lui altri, di potere celebrare i riti.
Ora, il cardinale, espressione di quella Chiesa fino a poco fa ancora bergogliana e zuppiana e paroliniana, cioè fatta di tante dichiarazioni in cui si citava Erode come simbolo della violenza israeliana a Gaza (anche se il tetrarca era edomita), si tirava in ballo, come ha fatto il defunto Papa, il “cattivo sangue” per riferirsi a quello, ovviamente dei soldati israeliani, che “mitragliavano” i bambini, si indossavano e si indossano kefiah fino ad addobbarne nel presepe il bambin Gesù, si insinuava che i colpi di mortaio contro la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza fossero intenzionali, avrebbe, se avesse voluto, potuto evitare, visto il “fraintendimento”, di attizzare il fuoco, contro Israele, ovviamente e, di ricasco, inevitabilmente contro gli ebrei. Se solo, bonta sua, avesse voluto.