Destano non poche perplessità le parole del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante l’intervento alla Camera per illustrare la situazione del conflitto in corso in Iran, con le quali ha accusato USA e Israele di aver agito al di fuori delle regole del diritto internazionale, come riportato da Ansa:
“Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale…L’attacco israeliano è partito nel momento in cui la posizione di Khamenei è diventata nota, è una guerra che è partita all’insaputa del mondo e che ora ci si trova a gestire – ha aggiunto – Il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto“.
Certamente la guerra è partita ad insaputa del Ministro che è infatti rimasto bloccato per giorni negli Emirati ma non poteva del resto che essere così. Cosa si aspettava che facesse Israele? Una telefonata alla Farnesina per avvisare che stavano per colpire Khamenei?
La guerra, Crosetto dovrebbe immaginarselo, non piace nemmeno ai cittadini israeliani nascosti nei rifugi e neppure al popolo iraniano bloccato tra le bombe che cadono e la persecuzione del regime; non la volevano nemmeno loro, ma è questione di sopravvivenza quando si è bersaglio costante di un regime fanatico islamico in procinto di acquisire armamenti nucleari.
Per quanto riguarda la “gestione” delle conseguenze, l’Italia ha un ruolo estremamente marginale nel conflitto, al pari della Spagna e della Francia. Sicuramente c’è timore per un’eventuale richiesta di utilizzo da parte degli USA delle basi in suolo italiano, che comporterebbe comunque il passaggio in Parlamento; bisogna però ricordare che l’Italia fa parte della NATO e vigono degli obblighi.
E’ vero che l’Italia mantiene buoni rapporti con il regime iraniano, tanto che il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli disse candidamente, in un’intervista a Repubblica, che “in Occidente siamo quelli che hanno rapporti migliori con l’Iran”. Tenere i piedi su due staffe risulta però estremamente pericoloso, soprattutto in Medio Oriente.
Aprendo poi una parentesi sulla questione del diritto internazionale, se gli Stati Uniti ed Israele lo abbiano violato attaccando l’Iran è giustamente tema di dibattito, ma come spiegato dal giurista Shuki Friedman, la norma fondamentale del diritto internazionale consuetudinario, sancita anche dall’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite, proibisce l’uso della forza. L’eccezione a questa regola, e la base per il legittimo uso della forza da parte di qualsiasi Stato, è però il diritto all’autodifesa (articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite). Tale diritto sorge quando uno Stato è soggetto a un “attacco armato”.
C’è poi la dottrina della “autodifesa preventiva”. Si tratta di un’interpretazione più ampia dell’articolo 51, fondata sul diritto internazionale consuetudinario e sulla formula Carolina del XIX secolo, secondo cui uno Stato può colpire per primo quando la necessità di autodifesa è “immediata, impellente e non lascia scelta di mezzi o tempo per la deliberazione”.
Israele è sistematicamente bersagliata dai proxy iraniani (Hezbollah, Hamas, Houthi). Trump ha inoltre spiegato chiaramente che l’Iran avrebbe attaccato a breve non solo Israele ma potenzialmente anche le basi americane e gli Stati Uniti sono dunque stati costretti ad agire. Non dimentichiamo che gli inviati di regime, durante i colloqui, si erano vantati di avere sufficiente uranio per undici bombe atomiche, lasciando sconcertato persino l’inviato speciale americano Steven Witkoff, certamente non un guerrafondaio.
Gli Stati Uniti e Israele hanno dunque agito preventivamente perché era loro interesse farlo, per proteggere le proprie popolazioni dagli attacchi di un regime fanatico e senza chiedere il permesso a un ONU oramai compromesso dopo i casi di coinvolgimento tra UNRWA e Hamas nonché con Hezbollah nel sud del Libano.
Cosa avrebbero dovuto fare? Rispettare norme e vincoli che tutti hanno sempre trasgredito quando erano in gioco i propri interessi? Iran, Cina e Russia in primis?
Siamo chiari, da 74 anni a Tehran è insediato un regime terrorista che bersaglia costantemente Stati Uniti e Israele utilizzando i propri apparati come IRGC (Guardie Rivoluzionarie), il MOIS (Ministero dell’Intelligence) e proxy come Hezbollah, gli Houthi, le milizie sciite irachene ma anche Hamas e la Jihadi Islamica Palestinese (PIA). Il regime è inoltre la principale fonte di destabilizzazione in Medio Oriente, come dimostra anche la folle risposta contro obiettivi civili in tutta l’area e anche oltre.
Tra i vari attentati orchestrati dal regime iraniano ricordiamo quello del 18 luglio 1994 a Buenos Aires presso l’edificio dell’AMIA (Asociación Mutual Israelita Argentina) che ha causato la morte di 85 persone e il ferimento di oltre trecento. Il 17 marzo 1992, sempre a Buenos Aires, venne invece colpita l’ambasciata israeliana con un bilancio di 30 morti e oltre 250 feriti.
Un altro esempio è l’attentato perpetrato da Hezbollah all’aeroporto bulgaro di Burgos il 18 luglio 2012 che causò la morte di sei israeliani, di un cittadino bulgaro e il ferimento di oltre trenta passeggeri.
Sul piano interno, il regime iraniano utilizza il proprio apparato repressivo per perseguitare, massacrare e far sparire nel nulla gli oppositori secondo i principi della defunta guida suprema, Ali Khamenei, sulla “purificazione” del Paese in riferimento alle misure da attuare contro gli oppositori. Chi è “impuro” va tolto di mezzo, soprattutto se è percepito come una minaccia per il regime teocratico.
L’eccidio di oltre 36 mila manifestanti durante le ultime proteste anti-regime dello scorso gennaio parlano chiaro, con i Basiji e le forze repressive che sono entrati negli ospedali per arrestare i manifestanti feriti a colpi di arma da fuoco ed anche i medici che hanno “osato” curarli.
E allora che il ministro Crosetto se ne faccia una ragione, anche se la guerra “non la voleva”, perché la guerra non piace a nessuno, ma a volte è necessaria per eliminare un’imminente minaccia e poter poi garantire pace e stabilità non soltanto in Medio Oriente, ma anche a livello globale, perché la minaccia iraniana arriva ben oltre, fino all’America Latina, come già visto.
Immaginiamo se durante la Seconda Guerra Mondiale si fosse sentita un’esternazione del genere quando gli Stati Uniti entrerono in guerra contro la Germania nazista. Il paragone è lecito in quanto vi sono molte similitudini tra Hitler e il regime teocratico iraniano, sia sul piano ideologico che pratico.
Il ministro Crosetto non è del resto nuovo a esternazioni colorite; nel novembre 2024, quattro soldati UNIFIL ghanesi vennero feriti in un attacco ad una base del Libano meridionale mentre otto razzi avevano bersagliato il quartier generale del contingente italiano a Shama. In quell’occasione, Crosetto, aveva immediatamente attribuito la responsabilità dell’attacco a Israele, ma poco dopo, una fonte del Ministero della Difesa aveva corretto il tiro affermato che Crosetto “non aveva le informazioni corrette” al momento del suo intervento.
In seguito, come riferito dal Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, emerse che i missili erano stati lanciati da Hezbollah.
Nell’ottobre 2024 due caschi blu indonesiani rimasero leggermente feriti dal fuoco israeliano e Crosetto, accusò immediatamente Israele affermando che gli attacchi “potevano costituire crimini di guerra”, e chiese spiegazioni perché “non si è trattato di un errore”. Il Ministro aggiunse inoltre che “l’Italia non prende ordini da Israele”. Quest’ultima, affermazione quanto meno singolare considerato quanto affermato dal Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, nell’aprile 2024 durante la trasmissione televisiva “Stasera Italia” su Rete 4, in seguito al primo attacco missilistico dell’Iran contro Israele:
“Gli iraniani ci hanno assicurato che i nostri soldati italiani nella zona saranno rispettati… Il contingente italiano in Libano è sotto l’egida dell’ONU, è in condizioni di essere protetto, non credo ci siano pericoli né per i soldati italiani né per i cittadini italiani in Israele e Iran”. Quanto agli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, il ministro aveva spiegato come gli fosse stato assicurato che “sarebbero state attaccate solo le navi che portavano armi in Israele”. (Agi, 14 apr 2024).
Quest’ultima affermazione è ancora più interessante, visto che la missione europea anti-Houthi “Aspide” nel Mar Rosso era guidata da Italia e Grecia.
In ultimo, vale anche la pena ricordare quanto affermato da Crosetto nel settembre 2005, quando ricopriva il ruolo di responsabile del credito per Forza Italia. Crosetto aveva parlato di un piano ordito dalla “Massoneria ebraica e americana che era già alle porte” per mettere le mani sulle banche italiane dopo aver estromesso il governatore filo-cattolico della Banca d’Italia Antonio Fazio. La dichiarazione aveva suscitato una dura condanna da parte dell’allora presidente delle comunità ebraiche italiane, Amos Luzzato, che aveva citato una rinascita dei “fantasmi degli anni ’30 fascisti”, come riportato all’epoca dal Corriere della Sera.