La Giornata della Memoria, 27 gennaio, questa memoria di giornata istituita sul senso di colpa dei goyim, tra indifferenza e complicità per l’abominio genocida del razzismo antiebraico del nazionalsocialismo, dopo aver mostrato i suoi limiti e un certo fallimento delle buone intenzioni rischia ora di risolversi in una inutile ritualità, e anche in un evento controproducente.
L’abominio antiebraico del 7 ottobre, in luogo della solidarietà alle vittime e della condanna dei carnefici, peggiori degli stessi nazisti, ha innescato un terremoto di odio antiebraico senza precedenti dalla Shoah al 2023. Il piano genocidario del nazislamismo non solo è stato velocemente emarginato e occultato, ma è stato definito come un’azione progressista, di resistenza. Tale ribaltamento osceno apocalittico ha evidenziato il fallimento delle commemorazioni della Giornata della Memoria e della didattica della Shoah, e il tragico declino di quel senso di colpa che aveva contribuito all’istituzionalizzazione del 27 gennaio.
Anzi, una riflessione molto amara, disincantata, molto realistica e molto valoriale, ci induce a considerare che proprio una certa impostazione vittimistica della Giornata abbia contribuito a quella nefasta, diffusa ideologia della sostituzione, per la quale i palestinesi sarebbero i nuovi ebrei, e l’ebreo tra gli Stati il nuovo nazista.
La nazificazione della realtà ebraica, nel suo tremendo ribaltamento, significa uccidere una seconda volta i sei milioni di martiri della Shoah, e fare degli ebrei vivi di oggi l’obiettivo di una nuova Shoah, in altra forma.
L’urlo disumano – già l’8 ottobre – “Gas agli ebrei”, “Tornate ad Auschwitz “, “Continuiamo l’opera di Hitler” ha significato la vittoria postuma del sistema hitleriano, insieme alla giustificazione ed esaltazione di Hamas, che il giorno prima si era dimostrato più selvaggio e sfrenato delle SS. Dove Hitler aveva ordinato l’occultamento, Hamas invece esibiva la sua atrocità sconfinata.
Non ci sono davvero limiti per il nuovo odio mortale antiebraico oggi, sulle ceneri delle buone intenzioni della Giornata della Memoria.
Tutte le nostre peggiori previsioni sul nuovo antisemitismo israelofobico dilagante vengono superate da una realtà di illimitato fanatismo, di abominevole totalitarismo. Anche la ritualità benpensante, spesso ipocrita, della Giornata viene abolita. E proprio la data del 27 gennaio viene profanata e ribaltata, per distruggere la Memoria e cominciare a istituire una giornata di odio antiebraico. Hitler, Hamas e regime dell’Iran si uniscono nell’insperata vittoria dell’estremismo della dannazione degli ebrei.
La parola d’ordine è “Gaza come Auschwitz”, per Ugo Volli “uno scherno antisemita”. Proprio il 27 gennaio diventa occasione di demonizzazione e deumanizzazione totalizzante degli ebrei, popolo e patria, nell’abolizione del senso di colpa della Shoah e nella legittimazione di un progetto di nuova Shoah. Ancora più terribile, altrettanto sanguinaria.
Quando venne istituita la Giornata nessuno avrebbe mai immaginato un tale risultato alla rovescia, foriero di nuovi 7 ottobre. Da Milano a Pesaro, a Verona, in diverse università, scuole, comuni è in corso una nuova mostruosità. Crimine di esistere per il mondo ebraico, assoluzione e legittimazione dei carnefici. Vogliono impadronirsi del 27 gennaio, vogliono la Giornata dell’Oblio della Shoah e la santificazione di una nuova Shoah.
L’Università e il Comune di Verona organizzano un raduno su “Gaza e il conflitto israelo-palestinese” per il Giorno della Memoria, per “ripensare il racconto e la didattica della Shoah”. A Milano, la Casa dei Diritti organizza un’adunata intitolata “Come nasce un genocidio”, con una docente accanita antisemita. Daniele Nahum, un ebreo consigliere comunale di centro-sinistra, dichiara: “Siamo all’assurdo, lo spazio del Comune si presta a un’operazione inaccettabile: la comparazione tra la Shoah e Gaza, usando la memoria della Shoah per diffondere tesi estremiste. Siamo davanti a un attacco frontale all’esistenza stessa dello Stato di Israele”. Al teatro Elfo Puccini di Milano c’è un dibattito dal titolo “Israele Palestina – A che punto è la notte” con l’immancabile Gad Lerner.
Anche la didattica della Shoah viene invasa dal nuovo antisemitismo. Un corso di formazione per insegnanti su “Didattica della Shoah dopo Gaza” si svolge all’insegna di un ribaltamento genocidario: ebrei carnefici e Hamas vittima. Lo denuncia Michele Sarfatti, docente dell’Università di Pisa, ebreo di sinistra che dirige il Centro di documentazione ebraica contemporanea.
Il furore antisemita si manifesta nella negazione della definizione IHRA, secondo la quale l’allineamento tra la difesa israeliana attuale e il nazismo è ufficialmente condannato come antisemitismo. Nel PD impazza una polemica astiosa contro Delrio, che tenta di ristabilire qualche ragionevolezza in un partito a netta maggioranza antisemita.
La Giornata della Memoria, istituita contro il negazionismo, vede oggi il trionfo di un duplice negazionismo: dei paleo-nazisti hitleriani e dei neo-nazisti islamici, con la complicità dei “progressisti” islamizzati. Il nuovo antisemitismo apocalittico vive in uno stato fusionale, con una inciviltà disumana resa possibile dal collasso morale e dall’analfabetismo dilagante. Nel mentre, un Occidente contro Occidente tradisce e abbandona popoli e nazioni in eroica lotta per la libertà, che invocano l’aiuto di un vero Occidente: ucraini, ebrei, iraniani, afgani, curdi, venezuelani etc.
L’antisemitismo-antisionismo non ha limiti o remore, uccide quello che tocca, non lascia niente di intentato. Si è inventato il “sionismo alimentare” e colpisce con boicottaggi, vandalismi, attentati i ristoranti kosher. Proprio il cibo, occasione di convivialità, civiltà elementare, libero gusto e pace diventa oggetto di odio distruttivo. I ristoranti ebraici, proprio perché non protetti come le sinagoghe e altre istituzioni ebraiche, diventano il vile oggetto della violenza antisemita: proprietari e gestori ebrei ricevono minacce di morte e bombe, i clienti hanno paura, i ristoranti costretti a chiudere. Il cibo kosher proprio a New York aveva dimostrato come i prodotti ebraici erano di largo consumo, con la loro garanzia di controllo di qualità, ed erano acquistati da tantissimi consumatori non ebrei. Un esempio tra i tanti: dopo la strage di ebrei a Bondi Beach (Sydney) ha dovuto chiudere la più nota panetteria ebraica della città. Dalle trattorie ariane che espellono turisti ebrei, alla distruzione della ristorazione ebraica.
L’attuale deformazione-rovesciamento della Giornata della Memoria sembrerebbe dare ragione a coloro, tra ebrei e amici di Israele, che ne vorrebbero l’abolizione. Invece Claudio Velardi, Ugo Volli, Francesco Lucrezi (docente universitario, ebraista) problematizzano con efficacia la questione, e intendono mantenere questa istituzione. Volli sostiene che va ancora valorizzata proprio per la realtà del 7 ottobre. Ma di certo il suo mantenimento e possibile valorizzazione passa solo per la condanna netta del nuovo antisemitismo, per una memoria focalizzata sull’orrore del 7 ottobre, e solo dopo questa priorità ricordare la Shoah.
I migliori libri sulla Shoah, del resto, documentano che essa fu resa possibile dall’ampiezza e profondità di tanti cerchi concentrici di indifferenza e complicità: Elie Wiesel, “La notte”; Georges Bensoussan, “Storia della Shoah”; Ugo Volli, “La Shoah e le sue radici”.
Indifferenza e complicità che oggi vanno in estensione e radicalizzazione, nella creazione dell’attuale antiebraismo-antisionismo genocidario.