Islam e radicalismo islamico

Esiste una differenza di trattamento in Italia tra ISIS e terrorismo palestinese?

Venerdì 14 novembre, il quotidiano Il Giornale ha pubblicato un’interessante intervista al Dott. Nicolò Pollari, ex numero uno di quel che fu il SISMI, il Servizio per le informazioni e la sicurezza militare, soppresso assieme al SISDE (Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica) nel 2007 con la riforma dei servizi segreti che ha portato alla nascita di AISI e AISE.

Tra le domande poste da Hoara Borselli, ve ne sono due sulle quali è utile soffermarsi in quanto le risposte fornite dal Dott. Pollari sono di estrema utilità per comprendere la situazione dell’estremismo e del terrorismo palestinese in Italia.

In primis: “Possibile che i servizi segreti non conoscano quelli che creano violenze ai margini delle manifestazioni pro Pal?”

Di queste cose se ne occupano le forze di polizia e la magistratura. I servizi se raccolgono notizie le forniscono alla polizia e alla magistratura“.

Il Dott. Pollari ha detto una cosa sacrosanta: spetta a polizia e magistratura occuparsi dei facinorosi che creano disordini durante le manifestazioni. Giustamente, i servizi segreti si occupano di raccogliere informazioni e passarle a chi di dovere, nella speranza che poi si muovano.

Ci sarebbe però un’altra domanda da porsi, ovvero: i servizi segreti conoscono i personaggi palestinesi che dai palchi incitano ad assaltare le ambasciate israeliane per convertirle in “centri della resistenza”? Che applaudono le aggressioni a tifosi israeliani perpetrate da fanatici islamici? Che giustificano le esecuzioni pubbliche perpetrate da Hamas contro i dissidenti a Gaza e il massacro del 7 ottobre definendolo “autodifesa”?  Che elogiano sui social terroristi che facevano saltare gli autobus come Yahya Ayyash? O l’ex leader di Hamas in Libano, Saleh el-Arouri? Oppure che utilizzano il pulpito di un centro islamico genovese per attaccare il governo italiano? (Filmato poi sparito da Facebook, anche se un po’ tardi).

Personaggi e corrispettive associazioni che vengono sanzionate per ben due volte in 8 mesi dal Dipartimento del Tesoro americano ma il cui conto continua ad essere attivo?

Personaggi che nonostante tutto ciò, continuano a muoversi liberamente partecipando a manifestazioni e incontri politici con le formazioni di estrema sinistra? Ovviamente, il riferimento è all’ormai stranoto Mohammad Hannoun di cui tanti, quasi tutti, hanno parlato e scritto.

E’ altrettanto ovvio che i servizi segreti non possono non essere a conoscenza di Hannoun, presente in territorio italiano dagli anni ’90 e che si è anche recato più volte in Libano assieme a parlamentari ed esponenti politici italiani.

La questione però è arrivata al punto che è necessario andare oltre Hannoun e capire cosa si muove attorno. Siamo chiari, le autorità italiane sono intervenute su soggetti sostenitori dell’ISIS per molto meno. I casi sono indicati in un pezzo pubblicato sul Washington Outsider lo scorso 3 novembre e sul sito Monitoring Jihad.

Per gli islamisti pro-Califfato l’ISIS era ed è tutt’oggi “resistenza islamica”, esattamente come per il terrorismo palestinese lo sono “Hamas”, “FPLP” e “Jihadi Islamica palestinese”.

Ancor più importante: Hamas, FPLP e Jihad Islamica sono tutte classificate come organizzazioni terroristiche in Unione Europea, esattamente come l’ISIS e al-Qaeda.

Ora, immaginiamoci un sostenitore dell’ISIS in Italia che applaude aggressioni, assalti ad ambasciate ed esecuzioni pubbliche. Che utilizza pulpiti e palchi per fare esternazioni come quelle fatte da Hannoun. Immaginiamo un sostenitore dell’ISIS che definisce ai microfoni RAI un massacro in stile 7 ottobre come “legittima difesa”.  Magari sanzionato dal Dipartimento del Tesoro americano.

E’ credibile che riceva solo un daspo urbano mentre lo si trova in giro per altre manifestazioni e addirittura ad “assemblee permanenti” di sindacati e partiti come USB, Potere al Popolo e con la partecipazione di elementi del M5S e AVS? (Come esposto dal quotidiano Il Tempo il 13 novembre).

Il paragone è fuori luogo? Eppure, come già detto, le formazioni della “resistenza palestinese” citate poco prima sono classificate come organizzazioni terroriste in Unione Europea. In molti, in Italia e all’estero, iniziano a farsi domande al riguardo. Esiste una differenza di trattamento in Italia quando ci sono in ballo i palestinesi? Se affermativo, perché? Chi è responsabile?

Secondo informazioni attendibili, Majed al-Zeer, il soggetto palestinese attivo in Germania e sanzionato da Washington a ottobre 2024 assieme a Hannoun, si è spostato in Turchia poco dopo le sanzioni. Non ha provato a sfidare le autorità tedesche come invece ha fatto Hannoun con quelle italiane. Perché?

Passiamo ora alla seconda domanda fatta da Il Giornale al Dott. Pollari: “Secondo lei le ricadute della guerra di Gaza potranno creare terrorismo in Europa?

La risposta: “Hamas non ha mai portato attacchi terroristici in Occidente. Però ci sono molte altre realtà che si riconoscono nella causa di Hamas – diciamo il jihadismo globale – le cui attività non si sono mai interrotte in Europa. I rischi di terrorismo in Europa aumentano“.

Anche su questo non si può che essere d’accordo, ma con una puntualizzazione: Hamas non è mai riuscita a perpetrare attacchi in Europa, anche grazie alla collaborazione delle agenzie di intelligence europee, gli Stati Uniti e il Mossad israeliano. E’ bene ricordare che proprio pochi giorni fa un’operazione di intelligence condotta congiuntamente da Gran Bretagna, Austria e Germania ha portato all’arresto di diversi soggetti legati a Hamas e a un nascondiglio di armi da utilizzare in attentati nei confronti di obiettivi ebraici e israeliani in Europa. (L’approfondimento del caso su Panorama).

Ulteriori indagini parlano inoltre di altri nascondigli di armi in Polonia e Bulgaria. In aggiunta, uno dei libanesi legati a Hamas arrestati nel 2023 dalla polizia tedesca risultava residente a Catania. In Italia non risultano invece arresti o operazioni nei confronti di Hamas, allo stato attuale.

Qui ovviamente si tratta di terrorismo di matrice palestinese, non di jihadismo globale. Non c’è poi alcun dubbio sul fatto che quest’ultimo sostenga Hamas, così come sostiene qualsiasi azione contro ebrei, israeliani e Occidente, ma è essenziale chiamare le cose con i loro nomi. Poi certamente, i rischi legati al terrorismo islamista di varia matrice sono in aumento.

In ultimo, è utile citare il Dott. Boaz Ganor, direttore dell’International Institute for Counter-Terrorism di Herzliya, che da la seguente definizione di terrorismo: “Utilizzo di violenza contro obiettivi civili per fini politici”.

Breve, chiara e soprattutto oggettiva; il terrorismo è tale in quanto a modus operandi e fine, non per matrice. Se non si attuano le stesse misure nei confronti di tutti, a prescindere dalla matrice ideologico-politica, si perde credibilità. Insomma, poi diventa difficile contraddire chi afferma che possa essere ancora in vigore qualcosa di simile al Lodo Moro, perchè certe (non) azioni potrebbero alimentare sospetti di questo genere.

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