Israele e Medio Oriente

Giudea e Samaria, le solite fake news

Ogni volta che si muove una foglia in Giudea o in Samaria la comunità internazionale entra in fibrillazione, se a muovere la foglia sono gli ebrei o il governo di Israele; si assiste a un autentico delirio mediatico/politico. L’ultimo caso in ordine di tempo è stata l’approvazione di una legge per mappare in maniera definitiva e certa lo stato di proprietà delle terre in Giudea e in Samaria per accertare in modo chiaro la proprietà delle stesse. 

L’unico vero scandalo della vicenda è il fatto che lo Stato di Israele – il legittimo detentore della sovranità in questo lembo di terra – ci abbia messo oltre 50 anni prima di decidersi a farlo. Ora, come spiegato in conferenza stampa dai ministri promotori della legge, si potrà chiarire in modo definitivo la proprietà del 70% del territorio perché ad oggi solo il 30% è stato registrato. Questa registrazione era stata fatta in epoca mandataria e durante l’occupazione giordana. Israele da quando ha assunto il controllo dell’area non aveva mai provveduto a mappare e catalogare la proprietà terriera. 

Prima di questo fatto, alcuni mesi orsono, la Knesset aveva votato per una proposta di legge non vincolante per applicare la legge civile in Giudea e Samaria al posto di quella militare attualmente applicata. Questa proposta se diventasse legge non equivale certamente ad “annettere” quel territorio. L’annessione di un determinato territorio, per il diritto internazionale, può avvenire solamente in un unico caso: quando uno Stato cattura il territorio di un altro Stato e lo incorpora nel proprio territorio sovrano. Nel caso di Giudea e Samaria, fu la Giordania che lo fece in modo illegale nel 1948. Israele nel 1967 riprese il territorio che già gli apparteneva legalmente, ora la Knesset ha ravvisato che per garantire un migliore sviluppo civile dell’area è giunto il momento di amministrare il territorio in modo analogo a tutto il resto del paese. Quindi nessuna annessione come vogliono fare credere le cancellerie di mezzo mondo. 

La legge 40, fu approvata dalla Giordania durante il periodo di occupazione illegale di Giudea e Samaria da parte del regno hashemita, e proibiva in maniera assoluta la vendita di terreni agli stranieri. Fin da subito, però, questo divieto fu applicato unicamente agli ebrei. In pratica era una legge palesemente razzista che si basava su criteri etnico/religiosi. Il fatto non ha mai destato l’indignazione di nessun Paese, così come la proibizione giordana nei confronti degli ebrei di tutto il mondo di potersi recare nella parte di Gerusalemme da loro occupata. Ma la cosa più incredibile di tutte è stata la decisione, di tutti i governi di Israele fino a quello attuale, di non abrogarla. In pratica lo Stato di Israele per oltre 50 anni ha mantenuto formalmente una legge antiebraica in una parte del proprio territorio.  

Come si accennava in precedenza, un’altra norma recentemente approvata è stata quella relativa al registro delle terre. Con questa legge per la prima volta dalla fondazione dello Stato di Israele, si è deciso che anche in Giudea e in Samaria, come tutti i luoghi dove vige lo stato di diritto, è di interesse per lo Stato come per tutti i privati cittadini avere una mappatura completa e certa di tutto il territorio. In questo modo si ha la certezza di quali sono i territori demaniali (quindi di proprietà dello Stato) e di quelli posseduti da cittadini arabi e ebrei. Questo permetterà in futuro di evitare lunghissimi contenziosi che arrivano alla Corte Suprema e richiedono decenni per arrivare a sentenza, per potere costruire abitazioni e strutture pubbliche con la certezza del rispetto del diritto. In passato per questo compito era stata creata una commissione ad hoc con il compito di studiare tutti i documenti disponibili (anche di epoca ottomana) in modo da redigere un registro certo delle proprietà. Questa commissione non ha più potuto operare negli ultimi 22 anni per motivi politico/diplomatici, oggi finalmente è stato deciso di riprendere questo compito fondamentale. Oltre a ciò è stato deciso di eseguire una mappatura delle costruzioni illegali palestinesi che recano danni ai siti archeologici protetti, anche nelle aree A e B, in piena violazione degli accordi di Oslo e quasi sempre portate avanti con i soldi della UE. Una volte mappate, queste costruzioni verranno abbattute e i siti archeologici ripristinati. Il governo ha anche deciso di riprendere il controllo della Grotta dei Patriarchi e della Tomba di Rachele, dopo che per decenni le autorità amministrative palestinesi hanno fatto del loro meglio per impedirne l’accesso ai pellegrini ebrei in piena violazione degli accordi sottoscritti.  

Ma come sempre la realtà che in un qualsiasi Paese civile e di diritto non fa notizia, quando vede coinvolto Israele viene distorta ad arte per accusare lo Stato ebraico di commettere qualche crimine.  

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