Iran e Medioriente

I nostri che non arrivano

Cosa c’è di peggio per un popolo in rivolta contro un regime spietato che aspettare l’arrivo di un Salvatore il quale annuncia che arriverà, ma che come Godot, non si palesa?

I massacri indiscriminati di manifestanti in Iran, parecchie migliaia ormai, forse addirittura dodicimila, continuano, mentre sui social e in dichiarazioni pubbliche Trump persiste a minacciare interventi. Dopo la spettacolare cattura di Maduro, gli iraniani forse si aspettano qualcosa di altrettanto hollywoodiano, ma il rischio è che restino delusi.

Trump annuncia sfracelli e porte dell’inferno (per Hamas in particolare, che è ancora a Gaza e non sembra proprio circondato dalle fiamme), ma qui la situazione è molto più complicata che in Venezuela. Un attacco all’Iran per decapitare un regime caracollante rischia di generare una guerra ad ampio raggio, di cui farebbe le spese soprattutto Israele. È poi ci sono gli Stati arabi limitrofi, in testa il benevolutssimo Qatar, che gli dicono di frenare a causa delle conseguenze sul prezzo del petrolio e la destabilizzazione regionale.

Ogni giorno, l’annuncio dell’arrivo degli aiuti è seguito dalla delusione per il loro mancato palesarsi mentre la repressione continua in tutta la sua ferocia e pochi in Occidente, si adunano nelle piazze per manifestare contro la deriva degli Ayatollah.  Mica sono dei rabbini.

 

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