Il 4 settembre il Consiglio nazionale forense ha organizzato nella sua sede romana un incontro formativo organizzato con la relatrice Onu Francesca Albanese. Inizialmente il titolo dell’incontro era «La violazione dei diritti umani a Gaza e nei territori occupati». Non era previsto contraddittorio.
Francesca Albanese, nella sua veste di militante travestita da relatrice imparziale è abituata solo a lunghi monologhi, ad ascoltatori compiacenti e a domande assai poco ficcanti, alle quali in genere si sottrae. Questa volta, grazie a una serie di proteste giunte dall’associazionismo italo-israeliano e dal mondo dell’avvocatura, il convegno è stato riequilibrato con l’aggiunta di due relatori ulteriori, Luigi Florio, della delegazione parlamentare Ue-Israele e David Elber, da anni collaboratore de L’Informale, e profondo conoscitore delle dinamiche storico-giuridiche relative a Israele. Anche il titolo, di fatto una petitio principii, è stato sostituito con «Guerra e diritti umani: Gaza, Cisgiordania e Israele».
Oltre a non essere piaciuta a Il Manifesto che in un breve articolo a firma Redazione, oltre a qualificare David Elber come “sedicente storico indipendente”, ci informa che l’incontro sarebbe stato “stravolto”, (e comprendiamo il disappunto di chi su Israele ama sentire solo narrative criminalizzanti) è intervenuto anche il CRED, centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia, che, sul proprio sito, sempre a firma redazione, esprime il proprio “sdegno” per il cambiamento occorso.
“Con questa decisione il CNF ha scelto di affiancare e far seguire all’intervento della Relatrice ONU voci apertamente schierate con lo Stato di Israele, Stato oggi responsabile di un genocidio in corso. Si tratta di una scelta in spregio a una prestigiosa rappresentante delle Nazioni Unite, ma soprattutto all’istituzione che rappresenta. La funzione della Relatrice speciale non è un’opinione politica da “bilanciare”: è un mandato indipendente, conferito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, fondato su criteri giuridici e metodologici. Presentarlo come opinabile colpisce i valori fondativi dell’Organizzazione che rappresenta, il diritto internazionale e l’idea stessa di giustizia globale”.
Per il CRED, apoditticamente, a Gaza sarebbe in corso un genocidio. Si tratta di un fatto indiscutibile come le ellittiche dei pianeti, le fasi lunari. Impensabile e doloso, anzi faziosissimo, che accanto a chi lo afferma siano poste voci schierate con lo Stato genocida. Sarebbe come affiancare a chi sostiene che la terra gira intorno al sole un seguace di Tolomeo. Apprendiamo anche che quello che dichiara la Albanese ha la stessa valenza dei pronunciamenti ex cathedra dei pontefici. Non è possibile considerarlo opinabile.
Non contenti, proseguono.
“L’istituto del contraddittorio appartiene al processo, non alla formazione professionale. Pretenderlo in questo contesto significa svuotare la funzione educativa e ridurre la formazione forense a palcoscenico politico. È un vulnus per l’Avvocatura italiana, che così abdica al proprio ruolo di presidio di indipendenza, autonomia e tutela dei diritti fondamentali”.
Impedire a Francesca Albanese di accusare Israele di genocidio, colonizzazione, affamamento, impedire alla relatrice ONU di esibire il suo abituale repertorio di criminalizzazione dello Stato ebraico, senza che vi siano obiezioni motivate e argomentate a ciò che afferma, significa per il CRED vulnerare la pedagogia nella sua essenza formatrice. Quanto al “palcoscenico politico”, nessuno ha saputo allestirlo meglio della relatrice ONU, sedicente, lei sì, avvocato, per la quale Hamas non è una organizzazione terroristica, ma terroristi sono i soldati israeliani esperti in uccisione mirata di bambini, e Israele, dai suoi esordi, una impresa coloniale criminale di cui gli Stati Uniti sono complici.
È davvero un peccato che il 4 settembre prossimo oltre ad ascoltare questa narrazione, chi parteciperà all’evento potrà ascoltare anche un’altra versione.