Israele e Italia

Il barcamenarsi italiano e l’apprezzamento dell’ambasciatore

L’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, elogia il governo italiano e lo fa un paio di settimane dopo aver lanciato un monito durante un’intervista su Rete 4 quando aveva dichiarato che l’Italia è “un paese amico”, avvertendo però delle conseguenze qualora il governo italiano avesse permesso agli Stati Uniti di utilizzare le sue basi militari per operazioni legate al conflitto. Un monito? Una minaccia?

In ogni caso stavolta l’ambasciatore sembra abbastanza soddisfatto di quanto dichiarato dal governo italiano, come riportato da Adkronos:

“Le dichiarazioni del ministro della Difesa italiano (Guido Crosetto, ndr) sul carattere illegale e illegittimo dell’aggressione di Stati Uniti e Israele, la condanna dell’uccisione di bambini innocenti nella scuola di Minab da parte della signora Giorgia Meloni, primo ministro italiano, e l’annuncio del ministro degli Esteri italiano (Antonio Tajani, ndr) di non aderire alla coalizione proposta da Donald Trump riguardo allo Stretto di Hormuz sono molto importanti e preziose”.

Ciò non toglie che l’ambasciatore ha però evidenziato alcune dichiarazioni a suo dire “contraddittorie” da parte di “altri funzionari italiani, che spera vengano corrette con una migliore comprensione dei fatti”.

Insomma, sembra quasi che sia l’ambasciatore iraniano a stabilire le posizioni del governo italiano per quanto riguarda la guerra in corso.

Il governo italiano ha del resto fatto il possibile per non scontentare il regime. Nonostante le basi italiane in Iraq e Kuwait siano state bersagliate ben due volte da non meglio precisati droni o missili iraniani e con un danno di almeno 30 milioni di euro in seguito alla distruzione di un drone Predator MQ-9A dell’aeronautica italiana, parcheggiato nella base di Kuwait City, le autorità italiane hanno subito chiarito che si è trattato di errori dovuti alla perdita di quota degli ordigni lanciati da Teheran.

Insomma, una grande sfortuna. Per qualche motivo cadono sempre su target italiani.

Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, dal canto suo, durante l’intervento alla Camera per illustrare la situazione del conflitto in corso in Iran, aveva accusato USA e Israele di avere agito al di fuori delle regole del diritto internazionale, come riportato da Ansa:

“Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale…L’attacco israeliano è partito nel momento in cui la posizione di Khamenei è diventata nota, è una guerra che è partita all’insaputa del mondo e che ora ci si trova a gestire – ha aggiunto – Il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto”.

Sicuramente cercare di non pestare i piedi al regime iraniano e nel contempo non scontentare l’amministrazione Trump non deve essere cosa semplice.

Non a caso la Meloni, nel suo intervento al Senato, ha rilanciato la tattica del “si, ma”. L’intervento statunitense-israeliano contro il regime iraniano “è al di fuori del perimetro del diritto internazionale ma questo tipo di interventi unilaterali, sono frequenti, si moltiplicano”.

E ancora, l’Italia “non prende parte al conflitto e non intende prenderne parte” ma continuerà ad attenersi agli accordi sull’utilizzo delle basi militari in territorio italiano, come del resto fanno anche gli altri partner europei ma, al di fuori di ciò non vi sarà alcun uso.

Sembra quasi un “non vorremmo ma ci tocca”.

La Meloni ha poi aggiunto che eventuali richieste diverse da parte degli Stati Uniti verrebbero valutate nel rispetto delle procedure istituzionali: “La decisione, in quel caso, spetterebbe al Parlamento”, mentre al momento “non è pervenuta alcuna richiesta”.

Meglio non pensare al dramma politico in caso ciò dovesse verificarsi, ma plausibilmente a Roma possono dormire sogni tranquilli. L’Italia non può fare la differenza sul piano militare, no?

Lo ha ribadito anche il Ministro della Difesa Crosetto per quanto riguarda l’invio di navi per garantire il traffico nello Stretto di Hormuz: “Non è una nave italiana a risolvere il problema”. Certo che, in base a tale ragionamento, il senso di qualsiasi tipo di missione internazionale verrebbe meno.

Sempre secondo il Ministro, la soluzione andrebbe cercata tramite l’Onu e altri meccanismi multilaterali.

Difficile capire come l’Onu possa contribuire in alcun modo, in forma costruttiva, alla situazione iraniana dopo i disastri perpetrati a Gaza e nel Sud del Libano con l’UNRWA che lavorava fianco a fianco con Hamas mentre l’UNIFIL non muoveva un dito contro Hezbollah. Anzi, secondo quanto dichiarato nel novembre 2024 dal Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, l’UNIFIL era lì “anche per garantire la sicurezza di Hezbollah”, lamentandosi dei razzi lanciati dall’organizzazione terrorista libanese contro una postazione italiana.

I problemi che portano l’Italia a tentennare davanti a necessarie prese di posizioni, chiare e incontrovertibili contro un regime che massacra gli iraniani ed esporta terrore sono plausibilmente due:

L’Italia è ancora oggi il secondo partner commerciale europeo di Teheran, con il 15,6% della quota degli scambi UE-Iran; mettersi contro l’Iran è quindi un problema. Cosa succederà però nel momento in cui il regime khomeinista dovesse cadere? E’ probabile che se ciò dovesse succedere, un eventuale nuovo Iran libero dagli ayatollah ricorderà chi ha contribuito alla liberazione e chi no, così come del resto ne terrà conto anche l’amministrazione Trump (che di fatto lo ha già detto).

In secondo luogo, c’è il timore legato al terrorismo. Si è tutti consapevoli del fatto che l’Iran è il principale Paese sostenitore ed esportatore di terrorismo a livello globale. L’utilizzo dei proxy (Hezbollah, Hamas, Houthi), gli attentati all’ambasciata israeliana e all’AMIA nei primi anni 90 e i tentati omicidi di oppositori e “nemici” del regime all’estero parlano chiaro. Le IRGC dispongono di una vasta rete a livello internazionale e forse c’è chi preferisce non innervosire Tehran nell’attesa di vedere l’esito della guerra. Ovviamente, un altro grave errore già visto con Hamas e con i Fratelli Musulmani.

Gli Stati Uniti e Israele stanno facendo il “lavoro sporco” anche per l’Europa, anche per l’Italia mentre c’è chi si barcamena per importunare troppo un regime terrorista che è di fatto una minaccia per tutto l’Occidente e il Medio Oriente, come dimostrato anche dal lancio di missili da parte di Teheran contro Paesi limitrofi che non erano parte del conflitto, contro obiettivi civili.

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